Ivana Abbasta
Ivana Abbasta

@I_Mosti

26 تغريدة 4 قراءة Jun 14, 2024
I FINANZIATORI E “SPONSOR” DELLA SPEDIZIONE DEI MILLE
A vincere il 17 marzo 1861 furono il denaro, la politica di Cavour, la corruzione e la massoneria (soprattutto quella inglese.)
I soldi della spedizione dei Mille provenivano da molte fonti. La massoneria inglese fu determinan
te con un finanziamento di 3 milioni di franchi e il monitoraggio costante dell’impresa. Il finanziamento proveniva dalle logge massoniche scozzesi, sparse tra Inghilterra, Canada e Stati Uniti. Serviva per le armi e le prime esigenze logistiche. L’importo fu erogato a Garibaldi
con l’impegno di non fermarsi a Napoli, ma di arrivare a Roma per eliminare lo Stato pontificio. Le simpatie inglesi per Garibaldi e per la causa italiana, sponsorizzata dai circoli liberali vicini a Lord Palmerston, erano alimentate dall’antipapismo inglese di matrice protestant
e; a Londra era nata l’associazione “Amici dell’Italia”, 800 iscritti di cui un quarto scozzesi, Mazzini era l’animatore, d’accordo con il governo inglese, vi raccoglieva denaro per la spedizione in Sicilia e si dava da fare con comizi e riunioni nei quali incoraggiava fortemente
la causa dell’unità. Il 26 marzo 1860, il siciliano Rosalino Pilo, sbarcato a Messina, aveva ricevuto dalla loggia massonica “Trionfo Ligure” un cospicuo finanziamento (250.000 lire), Nino Bixio, facente parte della medesima loggia, gli fece avere un altro finanziamento (450.000
lire), a cui si aggiunsero soldi di altre logge. I siciliani Pilo e Corrao organizzarono delle rivolte in Sicilia con armi arrivate da Malta, chi, tra i siciliani, si faceva reclutare, era pagato; la compagnia armatoriale Rubattino di Genova fornì a Garibaldi due piroscafi per la
Sicilia. Fucili moderni a canna rigata vennero spediti dalle officine del Commissariato britannico. Breve precisazione sulla massoneria: fu resa fuori legge da tutti gli Stati preunitari, dopo il Congresso di Vienna, perché identificata con le forze rivoluzionarie. Avversata dall
a Chiesa cattolica con ripetute scomuniche, emesse da tutti i pontefici, a partire da Clemente XII. La massoneria ricomparve nella penisola italiana nell'ottobre del 1859, quando, a Torino, un gruppo di liberali cavouriani costituirono il primo embrione della massoneria nazionale
con la loggia “Ausonia”, che in seguito avrebbe dato vita al Grande Oriente Italiano, poi ribattezzato Grande Oriente d'Italia (GOI). La massoneria, dopo la riorganizzazione, nel 1805, disposta da Napoleone Bonaparte, diventata strumento al servizio della politica imperiale, era
scomparsa dalla penisola con la Restaurazione e si era ricostituita in quel particolare periodo storico tra la seconda guerra d’indipendenza e la spedizione dei Mille. Dal 1820 al 1859, con le sole eccezioni delle logge “Trionfo ligure”, sorta nel 1856 a Genova, e “Oriente ligur
e”, sorta a Chiavari, la massoneria fu assente dalla scena italiana. Venne ricostituita tra il 1859 e il 1861 con la necessità politica dei gruppi liberali di poter disporre di uno strumento organizzativo attraverso il quale svolgere un'opera di “aggregazione” delle élites modera
te della penisola a favore del nascente Stato unitario. Torniamo alla “raccolta” dei fondi per l’invasione delle Due Sicilie. Due milioni di franchi oro affidati da Cavour (il regno di Sardegna era fortemente indebitato con il ramo francese della banca Rothschild)alla Società Naz
ionale di La Farina (associazione nata a Torino, il 1 agosto1857,per iniziativa del patriota veneziano Daniele Manin e del siciliano Giuseppe La Farina con l’obiettivo di fornire un’organizzazione di sostegno al movimento unitario intorno al Piemonte e per mantenere la guerra imm
une da ogni sviluppo rivoluzionario) per corrompere notabili,funzionari e ufficiali borbonici. A Genova si finse che i due piroscafi, il Piemonte e il Lombardo, della società Rubattino, che trasportarono i Mille, fossero stati presi con la forza, invece fu Nino Bixio ad accordar
si con la Compagnia per avere i 2 bastimenti forniti delle mappe del Regno di Napoli. Anche la Ansaldo, che produceva armi, fornì sostegno nascosto alla spedizione in allestimento. Cavour fece presidiare i mari da attraversare ed andò a Genova a controllare i preparativi della
spedizione. Per Garibaldi a Malta furono creati depositi d’armi. Vicino Genova si confezionavano bombe per lui. I fondi della massoneria inglese servirono a Garibaldi anche per acquistare, a Genova, i fucili di precisione. Nel marzo 1860 il Nizzardo riteneva insufficiente l’organ
izzazione. Si mosse di nuovo Rosalino Pilo con Giovanni Corrao, d’accordo con Cavour, prepararono il terreno in Sicilia e si rivolsero ai baroni latifondisti, contigui alla mafia, i quali controllavano piccole milizie personali. Potevano tornare utili alla spedizione. Occorreva
convincerli che cacciare i Borbone poteva rendere più autonomi i siciliani. Francesco Crispi comunicava a Garibaldi che l’isola era vicina alla rivolta, i mazziniani gli dissero che l’impresa era sicura. Il generale uscì allo scoperto, utilizzando il suo nome per raccogliere il
denaro per le armi. La raccolta di denaro privato aumentò. Il colonnello americano Samuel Colt gli spedì un centinaio di pistole di sua creazione. Nacque il Fondo per Garibaldi. Tesoriere fu William Ashurst, amico personale di Mazzini. I quotidiani inglesi promossero ulteriori
sottoscrizioni. Vennero raccolte circa 30.000 sterline, questa è la cifra che denunciò, nel suo libro, Charles Forbes, conte di Montalbert, avventuriero e soldato che partecipò alla spedizione dei Mille. Di quella cifra ne erano state impiegate 3000. Dove erano finite le 27000
rimanenti? Dopo tale denuncia il “Fondo per Garibaldi” fu sciolto, troppe polemiche. Ad ogni modo gli inglesi non raccolsero solo denaro ma venne promosso l’arruolamento di una legione garibaldina a Londra. Il Daily News appoggiò l’impresa con una serie di articoli e annunci. I
volontari venivano registrati come “escursionisti del monte Etna”. Dei viaggiatori “con gusto dell’avventura e un buon addestramento militare”. Altri giornali inglesi fecero da eco. A Londra vennero venduti un milione di ritratti del generale per raccogliere soldi. I lavoratori
di Glasgow rinunciarono alle vacanze per fabbricare munizioni da spedire in Italia. All’Atheneum di Londra, in una sola serata, furono raccolte 300 sterline.
Tutta la spedizione garibaldina fu monitorata dalla massoneria britannica con l’obiettivo storico di eliminare il potere
temporale dei Papi e avere il controllo del Mediterraneo. L’appartenenza di Garibaldi alla massoneria gli garantì l’appoggio della stampa internazionale, soprattutto quella inglese, che mise al suo fianco diversi corrispondenti, contribuendo a crearne il mito, e di scrittori come
Alexandre Dumas che ne esaltarono le gesta. Il Nizzardo era diventato l’idolo del mondo protestante contro il Papa. Una vera e propria campagna manipolatoria mediatica. Una macchina da guerra, violenta e spietata,stava per abbattersi sulle Due Sicilie e sul resto della penisola.

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