Ivana Abbasta
Ivana Abbasta

@I_Mosti

21 تغريدة 7 قراءة Jun 06, 2024
LA STRAGE DI BRONTE. LO STATO D’ASSEDIO. LA FUCILAZIONE DEGLI INNOCENTI DI NINO BIXIO
Nel maggio del 1860, dopo lo sbarco di Garibaldi, fu promesso che tutto sarebbe cambiato in meglio. In effetti tutto cambiò ma in peggio. Mentre si avviava a conquistare tutta la Sicilia,
il Nizzardo, accese in molti grandi speranze, emise un decreto in cui prometteva aiuti ai ceti meno abbienti e la divisione dei latifondi per distribuire le terre ai contadini, in cambio del loro appoggio contro i Borbone.
La distribuzione delle terre però non avvenne. Fu una
buona propaganda promettere le terre ai contadini, che esplosero in una rivolta spontanea e occuparono le terre. Ricordo che il successo dei Mille dipese anche dal concorso dei contadini insorti che si univano a loro. Tra giugno luglio del 1860 cominciarono molte dimostrazioni
nei latifondi demaniali in molti paesi nelle province di Messina, Catania, Palermo, Caltanissetta, Enna, Caronia, Biancavilla, Bronte, Castiglione, Cefalù, Collesano, Cesarò, Mirto, Petralia, Niscemi, Cerami, Nicosia, Regalbuto, Alcara li Fusi. Solo a Bronte il generale Nino
Bixio usò tutta la sua autorità e violenza. Perché quando si toccavano gli interessi dei latifondisti e degli inglesi che avevano appoggiato la spedizione dalla quale auspicavano vantaggi, occorreva agire subito. A Bronte i veri proprietari erano gli inglesi. Fra i detentori di
terre demaniali, i quali contestavano ogni richiamo alla legalità e si opponevano alla revisione dei confini e dei titoli di proprietà dei terreni usurpati, abitavano, a Bronte, gli eredi inglesi di Orazio Nelson, ora Nelson-Bridport. La famiglia Nelson aveva ricevuto, con atto
pubblico, il feudo di Bronte, donato dal re Ferdinando I all’ammiraglio inglese Horatio Nelson per ringraziarlo dell'aiuto prestatogli durante l'insurrezione napoletana del 1799 e per aver sconfitto la flotta francese nella battaglia di Abukir. Il feudo, però, era stato formato
in parte con la requisizione, illegale e contestata, di territori demaniali brontesi, fra cui i boschi del Comune. Il territorio del comune si era assottigliato fino a quasi a scomparire. Ciò, in un paese come Bronte, che soffriva di un stato di “fame di terra “, per le continue
usurpazioni subite nel corso dei secoli (già nel 1491, Innocenzo VIII aveva fatto, a danno del comune, larghe donazioni) , e nel quale era presente un proletariato esasperato dalla mancanza di terre comuni, da sfruttare gratuitamente per i bisogni primari di sopravvivenza, ciò
aveva causato ricorrenti sommosse.
2 agosto 1860: al malcontento popolare si aggiunsero persone provenienti dai paesi limitrofi, tra i quali il carbonaio Calogero Ciraldo Gasparazzo. Scattò la scintilla dell'insurrezione sociale. Vennero appiccate le fiamme a decine di case, al
teatro e all'archivio comunale. A Bronte cominciò una caccia all'uomo e 16 furono i morti fra nobili, ufficiali e civili, tra cui anche il barone del paese, il notaio e il prete, prima che la rivolta si placasse. “Libertà” gridavano in tanti, sperando nell’abolizione della
feudale ducea. Era troppo per gli inglesi. Il console Goodwin sollecitò Garibaldi, accampato a sud di Messina, a difendere i diritti dei cittadini inglesi. Anche Crispi, ministro degli interni del governo dittatoriale, consigliò di intervenire. Ed ecco che Garibaldi manda a Bron
te, con pieni poteri, Nino Bixio con 2 battaglioni di bersaglieri. È il 6 agosto 1860. Si pretende giustizia sommaria, esemplare, immediata. Bixio vuole i responsabili del massacro, ad ogni costo. Gli insorti più violenti erano fuggiti. Bixio decretò lo stato di assedio e la
consegna delle armi, impose una tassa di guerra. Per dimostrare che non scherzava, diede il via a una rappresaglia. Nessuno poteva toccare gli interessi degli inglesi senza essere punito. “Io sarò a Bronte per la fucilazione e poi ci vedremo a Randazzo”, scriveva Bixio al comanda
nte Dezza: era l’8 di agosto del 1860. Parlava già di fucilazione, ancor prima de lprocesso. Il 9, all’alba, raccomandava ai giudici celerità e severità e partiva per Regalbuto, a reprimere la rivolta; poi nel primo pomeriggio dello stesso giorno tornava a Bronte per la fucilazi
one. Venne stabilita, con un proclama affisso alle cantonate, per l’indomani alle 8 nella piazzetta della chiesa di San Vito. La sera del 9 agosto sedevano sul banco degli imputati quasi tutti analfabeti. Dovevano presentare per iscritto le ragioni della loro discolpa, in 1 ora
di tempo. Ne impiegarono due e il tribunale respinse il documento. La causa fu discussa in appena 4 ore: cinque persone condannate a morte, tra loro anche l’avvocato Nicolò Lombardo, notabile locale e liberale che si era spontaneamente presentato a Bixio, ma fu colpevole di non
aver tenuto a freno la violenza contadina. C’erano anche Nunzio Ciraldo Frajunco, totalmente infermo di mente. Gli altri popolani erano: Nunzio Spitaleri Nunno, Nunzio Samperi Spiridione, Nunzio Longhitano Longi. Indicati come promotori dei disordini. “Sono innocente come Cristo
”, urlò Lombardo. L’ufficiale lesse la sentenza. Scariche di fucileria, i corpi caduti uno sull’altro. Frajunco ancora vivo, implorò la grazia ma venne finito da un ufficiale che gli sparò con una rivoltella. I corpi furono lasciati fino a sera sul luogo dell’esecuzione, come
monito intimidatorio. La rivoluzione garibaldina mostrava il vero volto: non doveva disturbare gli interessi degli inglesi e della borghesia dei latifondi. Seguirono altri 2 processi, si conclusero nel 1863 con 37 condanne, tra cui 25 ergastoli. Un avvertimento a futura memoria.
Ps: Consiglio lettura novella "Libertà" di Giovanni Verga.
Grazie a tutti. @lastregatriste2 @Ka52MadWorld
#IvanaRacconta

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