Netanyahu, la parabola del capitalismo israeliano, e la crisi di Israele
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A fine ottobre, un gruppo di 300 economisti israeliani ha inviato una lettera al premier Benjamin Netanyahu e al ministro delle finanze Bezalel Smotrich, mettendo in guardia sui seri rischi che il conflitto a Gaza comporta per l’economia del paese.
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timesofisrael.com
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Secondo un sondaggio, già allora circa il 70% delle aziende tecnologiche e delle startup israeliane si trovava a fare i conti con interruzioni delle proprie attività poiché molti dei loro dipendenti erano stati richiamati come riservisti nell’esercito.
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timesofisrael.com
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Intere città sono state abbandonate e molte attività commerciali chiuse, sia nel sud che al confine settentrionale, mentre le 250.000 persone evacuate sono state costrette a cercare rifugio negli alberghi del paese o presso parenti.
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Già prima della guerra, l’economia israeliana era in difficoltà. Un tempo alimentata dagli investimenti tecnologici, essa è stata danneggiata dalla proposta di riforma giudiziaria avanzata da Netanyahu.
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apnews.com
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Ma l’origine della crisi proviene da ancora più lontano. Per comprenderla a fondo è utile tracciare una breve storia economica di Israele.
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Altri studiosi hanno però dimostrato senza ombra di dubbio che l’economia israeliana è sempre stata incentrata sul capitalismo e sulla capacità di accumulazione da parte dei conglomerati dominanti.
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monthlyreview.org
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Nella visione dei pionieri sionisti, il kibbutz doveva essere un’utopica comunità rurale fondata sul concetto di proprietà collettiva, che abbracciava gli ideali del nazionalismo ebraico. Questo progetto escludeva però gli arabi di Palestina.
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jacobin.com
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Inoltre, l’importazione di capitale privato ebraico fu un fattore determinante nel plasmare lo sviluppo economico del progetto coloniale sionista in Palestina, e nel determinare un vantaggio sulla comunità araba locale.
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journals.sagepub.com
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Il neonato Stato israeliano, poi, giocò un ruolo chiave nell’incanalare le risorse provenienti dall’estero (le indennità di guerra tedesche e gli aiuti del governo americano) verso i pochi conglomerati che dominarono l’economia israeliana.
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L’economia israeliana crebbe molto velocemente a partire dal 1948. Fu “l’epoca d’oro” del capitalismo postbellico. Israele era anche uno dei paesi più egualitari al mondo, con il 20% più ricco che guadagnava circa 3 volte più del 20% più povero.
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yorkspace.library.yorku.ca
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Questo egualitarismo era tuttavia limitato alla popolazione ebraica. Come scrisse David Ben-Gurion, lo stesso movimento dei kibbutzim non era dedito agli ideali del socialismo quanto piuttosto alla protezione della manodopera ebraica.
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britannica.com
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Come in molte altre economie capitaliste, a partire dagli anni ’80 in Israele cominciarono a emergere governi che miravano a porre fine alla socialdemocrazia e ad “aprire” l’economia senza restrizioni al capitale. Israele era entrata nell’era neoliberista.
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Negli anni ’90, massicci flussi migratori provenienti dall’ex Unione Sovietica (ma anche dal Nord Africa), aggiungendosi alla forza lavoro palestinese a buon mercato, abbassarono ulteriormente il costo della manodopera .
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mosaicmagazine.com
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Alla fine degli anni ‘90, dopo un decennio di frenetica ristrutturazione economica, il capitale israeliano era non solo diventato più concentrato, ma anche profondamente integrato con investitori stranieri e compagnie multinazionali.
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E’ questa classe che controlla le sorti economiche, e spesso anche politiche, del paese. Ed è il premier Netanyahu, che ha governato Israele per almeno un quinto dei 75 anni di vita dello Stato ebraico, ad averne supervisionato l’ascesa.
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economist.com
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A causa delle politiche degli ultimi decenni, Israele è ormai uno dei paesi ad alto reddito con le maggiori disuguaglianze. Il divario tra i redditi più bassi e i più ricchi è il 2° nel mondo industrializzato. Più del 20% della popolaz vive in povertà
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jpost.com
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I casi di corruzione per i quali è stato infine incriminato Netanyahu sono emblematici di un intero sistema di corruzione istituzionalizzata, al cui interno gruppi contrapposti di oligarchi e monopolisti dominano la classe politica.
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promarket.org
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Il settore dei media è divenuto terra di conquista di questi magnati, i quali hanno compreso che giornali e televisioni possono essere usati come strumenti di pressione nei confronti della classe politica, e di manipolazione dell’opinione pubblica.
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haaretz.com
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Lo stesso conflitto con i palestinesi diventa uno strumento di controllo delle rivendicazioni delle classi più disagiate, di fatto smorzandole in cambio della “protezione” promessa dalle classi dominanti nei confronti del “nemico esterno”.
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truthout.org
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Supportato militarmente e finanziariamente dagli USA, Israele probabilmente riuscirà a fare i conti con gli aspetti più seri della crisi economica, seppur aggravata dall’attuale conflitto. Ma le fratture politiche e sociali di un paese frammentato e diviso continueranno a…
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…corrodere lo Stato dall’interno, mentre il protrarsi della guerra, accrescendo il rischio di un suo allargamento, mette a repentaglio la sicurezza esterna di Israele e la stabilità regionale.
Per saperne (e capirne!) di più, leggete l’articolo!😊
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