Stefano Alì
Stefano Alì

@steal61

30 تغريدة 32 قراءة Dec 13, 2023
Per la prima volta, parla Hadas Dagan, unica sopravvissuta – con Yasmin Porat, di 14 ostaggi uccisi insieme ai combattenti nel Kibbutz Be’eri.
Eccellente servizio dell’israeliana “Canale 12”, riempie alcuni vuoti e apre altri interrogativi inquietanti
rumble.com
1/
Il servizio dispone in ordine cronologico la giornata del 7/10 in quella comunità.
Non ci sono molti dettagli sullo svolgersi degli eventi prima dell’arrivo delle FF.AA. Israeliane.
Sappiamo che un ostaggio era rimasto ucciso e un altro ferito
2/
Nulla si sa di modalità e dinamica dell’accaduto
(le uniche sopravvissute Dagan e Porat vengono unite al gruppo dopo e qualsiasi ipotesi sarebbe illazione
Ma abbiamo “indizi”.
Registrazione della telefonata di Yasmin alla polizia
Voce calma, regolare. Niente ansie o paure
3/
E un passaggio del racconto di Hadas «In questa fase sono molto compiacenti», avvalorando le dichiarazioni di Yasmin rilasciate in precedenti interviste.
Prima dell’arrivo delle Forze Armate israeliane, i combattenti portano 5 ostaggi in giardino, lasciando in casa tutti gli altri.
Quando si parla di “fuoco incrociato”, quindi, rammentiamoci che solo questi 5 erano soggetti a “fuoco incrociato”.
5/
Con l’arrivo delle Forze Armate, scoppia il finimondo. Non paiono esserci, in un primo momento, neppure negoziazioni con i combattenti di Hamas. Solo spari
6/
I proiettili entrano in casa da tutte le parti. Anche “qualcosa di pesante” che scuote la casa.
Le FF.AA. sparavano anche missili anticarro M72 LAW verso la casa.
7/
È in questa fase che Yasmin viene ferita alla coscia (da precedente intervista del 12/10)
8/
Le uniche “negoziazioni” paiono essere le richieste di resa incondizionata.
E, per la fortuna di Yasmin, il comandante del commando, Hassan, si arrende portandola con se.
Per lei l'inferno è finito
9/
Sappiamo da precedenti interviste, che Yasmin a questo punto si siede con i soldati e spiega la situazione nella casa, indicando, anche con disegni, quanti sono gli ostaggi e dove sono
10/
Sappiamo, anche, (sempre da precedenti interviste) che i soldati non le credono e Yasmin comincia a riferisti a loro come “i presunti buoni”
11/
Ad un certo punto arriva un carro armato.
Yasmin si chiede e chiede se non c’è il rischio per la vita degli ostaggi.
Il “tono” con cui riferisce la risposta, è indicativo del fatto che ha capito che sapevano benissimo che avrebbero ucciso tutti.
12/
Intorno alle 19,30 il carro armato spara due volte. Hadas non riesce a muoversi
13/
Adi ha un buco in una arteria. La carotide, parrebbe dal gesto di Hadas, che lei tenta di bloccare col dito.
Ma Adi è in una pozza di sangue. Morto
14/
Dopo il secondo colpo di artiglieria, nessuno si muove più.
Solo sagome immobili
15/
È finito tutto. Hadas viene trascinata via e raggiunge Yasmin, che le chiede di Tal. Hadas mente, dicendo che non sa.
Vedremo a breve che Yasmin avrà notizie del suo Tal solo dopo giorni, ma nessuno degli altri ostaggi ha mai lasciato la casa di Pesi
16/
Hadas è affranta, distrutta.
Ha perso l’amore della sua vita e non le interessa sapere i dettagli di ciò che è accaduto, ma sa che la storia punterà il dito contro l’esercito israeliano.
Sa che la vicenda porta con sé pesanti dilemmi morali. “Non lo si può negare”, dice
17/
I parenti degli ostaggi deceduti vogliono chiarezza. Lo dice chiaramente la nuora di Pesi Cohen, Sharon.
Nessuno ci ha dato risposte coerenti, dice.
Si deve indagare. Si deve!
18/
Molto più diretto è Omri Shiproni, nipote di Ayala Hatzroni, secondo cui le FF.AA israeliane mentono su quanto accaduto
19/
Pone anche domande forti: “Quando e chi ha sparato?” “Come è scoppiato l’incendio?”
20/
A Be’eri e in altri Kibbutz, infatti, intervennero perfino gli archeologi di Israel Antiquities Authority per individuare le identità dei resti carbonizzati dei cadaveri
21/
Ed effettivamente, le pareti di casa di Pesi sono annerite.
E la fuliggine fuori dalle finestre parrebbe indicare un incendio scoppiato all’interno della struttura
22/
Ma fino a quando tutto era finito, Hadas è rimasta nella casa e Yasmin fuori.
Nessuna delle due parla di incendi così devastanti.
Quando e come è scoppiato l’incendio?
23/
Eppure, fino a giorni dopo l’accaduto, né Yasmin, né i parenti di Tal sapevano della sua sorte, perché Hadas le aveva nascosto la verità
Qui da intervista del 12/10
24/
Sin dai primi giorni (fra contumelie di vario tipo) sostengo che il 7 ottobre Israele ha attivato la famigerata “direttiva Hannibal”.
Ora, il “dubbio” comincia a insinuarsi anche nei media israeliani
25/
L’ipotesi che nei kibbutz si sia fatto largo e spregiudicato uso dell’artiglieria è anche suffragato dall’intervista di qualche settimana fa alla carrista ventenne “Karni”, cui venne ordinato di sparare con l’artiglieria in altro kibbutz (Holit).
26/
La donna si è rifiutata e si è “limitata” alla mitragliatrice ma, secondo il comandante di quelle operazioni, a Holit l’artiglieria sarebbe stata comunque usata
27/
Diversi comandanti di diverse operazioni su vari Kibbutz hanno ordinato l’uso dei carri armati
Autonome iniziative dei comandanti?
Non si dovrebbe, piuttosto, concludere che l’uso dell’artiglieria pesante sia stata una azione ordinata e coordinata ad alto livello?
28/
E se così fosse, i roghi che hanno reso anche difficile l’identificazione delle vittime (inspiegabili e divampati DOPO la fine delle operazioni di combattimento), nonché le incongruenze nei racconti ufficiali non potrebbero essere un goffo tentativo di “coprire le tracce”?
29/
A proposito di “goffi tentativi”, suggerisco di dare una occhiata al profilo di Davide Ravera (@davideravera) che sta cercando di districarsi fra le incongruenze, gli annunci e le smentite che riguardano il Kibbutz Kissufim.
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