Roberto Iannuzzi
Roberto Iannuzzi

@riannuzziGPC

30 تغريدة 4 قراءة Sep 08, 2023
L’espansione dei BRICS e la battaglia per il nuovo ordine mondiale
L’ascesa dei BRICS è impressionante, ma il nascente mondo multipolare sarà all’insegna dell’incertezza.
Il mio nuovo articolo su #IntelligenceForThePeople
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(Link all'articolo in fondo al 🧵!)
Il recente vertice dei BRICS ha attirato grande interesse, nel teso contesto internazionale che ha visto l’inasprimento della competizione fra USA e Cina, e il cosiddetto “Sud del mondo” dissociarsi dai paesi occidentali sul conflitto tra Russia e Ucraina.
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Al vertice di Johannesburg, i BRICS hanno annunciato l’imminente ingresso di ben 6 nuovi membri: Arabia Saudita, Argentina, Egitto, Emirati Arabi Uniti (EAU), Etiopia e Iran. Essi aderiranno ufficialmente al gruppo il 1° gennaio del 2024.
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brics2023.gov.za
L’espansione dei BRICS ha un notevole valore simbolico. Per i sostenitori del gruppo, il suo rafforzamento potrà dare una spinta al tentativo di riformare l’ordine mondiale, contribuendo a definire i contenuti del nuovo sistema e avanzando la causa del multilateralismo.
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I BRICS hanno già sorpassato le economie “avanzate” del G7 in termini di contributo al PIL mondiale. Essi determinano circa 1/3 dell’attività economica globale (a parità di potere d’acquisto), mentre l’apporto del G7, in continuo calo dagli anni ’70, è oggi sceso al 30%.
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Con i nuovi membri, il partenariato dei BRICS (che ora alcuni indicano con l’acronimo BRICS+) arriverà a comprendere il 47,3% della popolazione mondiale, contro il mero 10% rappresentato dal G7.
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I BRICS+ costituiscono anche un formidabile raggruppamento energetico. Iran, Arabia Saudita ed EAU (membri dell’OPEC), insieme alla Russia (un membro chiave dell’OPEC+), producono quasi il 30% della produzione mondiale.
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eia.gov
Con l’ingresso dei nuovi membri, il BRICS+ avrà inoltre il controllo sul 72% delle terre rare a livello mondiale, sul 75% del manganese, ecc. – ovvero su molti dei minerali essenziali per la transizione energetica e la “quarta rivoluzione industriale”.
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csis.org
Oltre 40 paesi hanno manifestato interesse ad aderire ai BRICS, di cui 23 hanno fatto esplicita richiesta di adesione prima del vertice di Johannesburg (fra essi anche 7 delle 13 nazioni che compongono l’OPEC).
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voanews.com
Tra democrazie vere o presunte (🇦🇷 e 🇪🇹), una repubblica autocratica (🇪🇬), due monarchie (🇸🇦 e 🇦🇪), e una teocrazia (🇮🇷), il diversificato schieramento di paesi che si appresta ad entrare nei BRICS è destinato a rendere il gruppo ancor più eterogeneo.
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Come ha confermato lo stesso presidente brasiliano Lula da Silva, il criterio di scelta principale nel selezionare i nuovi membri non è stata la loro forma di governo ma il loro rispettivo peso geopolitico.
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reuters.com
In realtà, fin dall’inizio i BRICS erano un insieme di paesi con visioni differenti, in particolare riguardo agli Stati Uniti. In contrasto con Russia e Cina, che cercano di riformulare l’ordine globale a guida USA, India e Brasile hanno adottato posizioni più neutrali.
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Per l’India, la vicina Cina non è soltanto un competitore economico ma anche un paese con cui i rapporti sono guastati da serie dispute territoriali. Per Nuova Delhi, Washington è invece un partner all’interno del Quad, insieme ad Australia e Giappone
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thesoufancenter.org
A maggior ragione, i BRICS+ difficilmente avranno un orientamento spiccatamente antioccidentale, ma piuttosto saranno un insieme di paesi intenzionati a scegliere i propri partner a seconda delle proprie esigenze politiche ed economiche del momento.
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L’agenda dei BRICS segue 2 binari paralleli. Il 1° consiste nel cercare di acquisire più influenza nelle istituzioni internazionali finora dominate dall’Occidente (ad es. attraverso la riforma delle quote dell’FMI, e la riorganizzazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU)
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Il 2° sta nel rafforzare proprie istituzioni parallele, come la New Development Bank (NDB), alle quali ricorrere laddove le istituzioni consolidate dell’ordine globale non rispondano alle loro aspirazioni e ai loro interessi.
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consortiumnews.com
Da ciò si deduce che i BRICS, i quali ovviamente non rappresentano un’alternativa al sistema capitalistico, non incarnano neanche una sfida frontale all’egemonia occidentale, ma piuttosto il tentativo di riformare l'attuale ordine riducendone le disparità e gli squilibri.
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Sebbene il desiderio di emanciparsi dal dollaro sia diffuso tra i membri del gruppo, la prospettiva di una valuta di riserva comune dei BRICS non sembra al momento imminente.
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atlanticcouncil.org
Perfino se i membri del raggruppamento fossero geopoliticamente allineati, l’adozione di una valuta comune presenterebbe una serie di problemi, già messi in evidenza dall’esperienza disastrosa dell’euro.
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Una possibile alternativa sarebbe quella di adottare il renminbi cinese come valuta comune dei BRICS. Ma la valuta di Pechino non è sufficientemente convertibile, e non dispone di un mercato finanziario abbastanza liquido.
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La Cina adotta ancora un regime di controllo dei capitali, a cui non sembra intenzionata a rinunciare. E paesi come l’India non accetterebbero il renminbi come valuta comune per paura di concedere a Pechino un ruolo troppo dominante.
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E’ per questa ragione che il vertice di Johannesburg si è piuttosto concentrato sulla decisione di promuovere l’impiego delle valute nazionali nelle transazioni transfrontaliere.
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issafrica.org
Dunque sul medio periodo, piuttosto che una singola alternativa al dollaro, emergeranno probabilmente blocchi regionali di valute, fondati su scambi commerciali bilaterali e multilaterali, accompagnati da una lenta perdita di influenza da parte del biglietto verde.
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Il nascente mondo multipolare sarà quindi, ancora per anni, segnato dall’incertezza. Esso sarà caratterizzato da alleanze variabili e da “medie potenze” che cercheranno di giostrarsi fra tali alleanze senza aderirvi pienamente, mantenendo una posizione “non-allineata”.
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Mentre la Cina rimarrà al centro delle catene di fornitura e del sistema produttivo mondiale, gli USA, più deboli dal punto di vista industriale, resteranno almeno per qualche tempo al centro di forti alleanze geopolitiche nell’Atlantico e nel Pacifico
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macropolo.org
La debolezza del sistema americano sta però nel fatto che, per molti alleati degli USA, sarà virtualmente impossibile sganciarsi dalle catene di fornitura e dai nodi produttivi legati alla Cina, se non vorranno andare incontro a un repentino declino industriale e tecnologico
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La divergenza fra interessi economici e fedeltà politiche creerà tensioni che caratterizzeranno la transizione verso il nuovo ordine multipolare, e che sono destinate ad accrescere il rischio geopolitico e la possibilità di conflitti.
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robertoiannuzzi.substack.com
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