𝕃𝕒 𝕊𝕥𝕠𝕣𝕚𝕒 𝓮 𝓵𝓮 𝓘𝓭𝓮𝓮
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@lastoriaeleidee

18 تغريدة 4 قراءة Jul 29, 2023
«Ritengo che Lamont della ditta Morgan possa aiutarci a prevedere correttamente quale forma debbano assumere i punti principali del nostro accordo per adattarsi al meglio all'opinione pubblica americana.
A tal fine, vi chiedo di mantenere frequenti contatti con lui.»
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Italia, 24 giugno 1925.
Mussolini dà queste istruzioni all'ambasciatore a Washington De Martino.
Cosa sta succedendo?
Torniamo qualche anno indietro.
L'Italia, come altri paesi europei usciti dalla Prima Guerra Mondiale, è piena di debiti.
Specialmente verso gli USA.
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Gli USA, già allora prima potenza economica mondiale, hanno infatti finanziato con generosità i paesi alleati dell'Intesa.
Ora il problema è come farseli ridare indietro perché ad esempio la Francia prima vuole che la Germania le ripaghi i giganteschi danni di guerra. /3
Anche l'Italia liberale è sulla stessa linea della Francia e Giolitti si guarda bene persino dal riconoscere il debito verso gli USA prima che i tedeschi paghino, anche perché dalle disfatte Austria e Ungheria di soldi ne potranno arrivare ben pochi.
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La vicenda dei debiti e dei danni di guerra occupa così quasi per intero lo spazio diplomatico fra Europa e USA per tutti gli anni '20.
Sono somme enormi, e le negoziazioni fra politici revanscisti, opinioni pubbliche esaltate e occhiuti banchieri sono praticamente continue.
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In questa situazione Mussolini, appena uscito politicamente indenne dall'omicidio di Matteotti, ritiene che sia fondamentale raggiungere una stabilizzazione internazionale del regime.
E trovare un accordo con gli USA sui debiti di guerra sarebbe il primo e fondamentale passo.
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L'accordo con gli USA costituisce un anello indispensabile nella catena di eventi che possono portare all'accesso italiano ai mercati dei capitali americani, alla stabilizzazione della lira e all'inclusione della Banca d'Italia fra le banche centrali legate al gold standard.
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Gli USA da una parte hanno settori del Congresso dove sono numerose le voci isolazioniste e ostili a qualsiasi concessione.
Al tempo stesso gli interessi economici premono per riaprire i mercati europei sia ai capitali che ai prodotti americani.
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Un primo tentativo di trovare un accordo fallisce e Mussolini tenta una diversa strategia: silura il rigido economista liberale Alberto de' Stefani sostituendolo col conte Giuseppe Volpi, esponente del ceto industriale, e si affida alla "consulenza" della J.P. Morgan, la…
La J P Morgan offre infatti al governo cliente non solo la normale attività creditizia ma anche consulenza politica e tecnica sulle più importanti questioni finanziarie affrontate da quello Stato.
Oltre naturalmente ai suoi rapporti lobbistici con la politica USA.
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L'accordo alla fine si fa ed è estremamente vantaggioso per l'Italia.
La somma totale da rimborsare ammonta a oltre 2 miliardi di dollari dell'epoca, interessi inclusi, rimborsabili in 62 anni.
Uno sconto di oltre l'80% e un tasso dello 0,4%, per dire l'UK aveva avuto uno sconto…
L'Italia è gestita da uno dei principali partner della J P Morgan, Thomas Lamont, già rappresentante del Tesoro USA alla Conferenza di Versailles e fra gli ideatori del piano Dawes sulle riparazioni tedesche: gli USA sono il paese che inventato le "revolving doors" fra…
Lamont si occupa di dare la sua consulenza finanziaria all'operazione, ma il suo compito principale è attivarsi personalmente presso i politici statunitensi fino addirittura ad operare un vero e proprio "ufficio stampa" per creare consenso sui media USA a favore dell'Italia.
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L'accordo è un grande successo per il regime, una sorta di "giudizio divino" sulla sua credibilità estera.
Ma non solo.
Subito dopo si sblocca un collocamento di titoli di stato italiani, per 100 ml. di $, negoziato sempre dalla J P Morgan e che servirà per avere le riserve in…
Negli anni successivi i prestiti dagli USA, negoziati dalla J P Morgan, saranno pari a oltre 300 milioni di $, di cui la metà a favore delle imprese private, in specie quelle elettriche, il settore dove il conte Volpi ha i suoi principali interessi, a riprova della strettissima…
Non solo.
Con 400 ml. di $, dopo Germania, UK e Francia, l'Italia è al quarto posto fra i paesi dove i capitali statunitensi vengono investiti in azioni di aziende locali, sia come quote maggioritarie (investimenti diretti) che di portafoglio.
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Poi arriva il 24 ottobre 1929.
Il Black Thursday di Wall Street.
L'afflusso verso l'Europa, e l'Italia, dei capitali USA si ferma.
Le economie iniziano a collassare, crollano consumi e prezzi.
La disoccupazione esplode.
E la politica internazionale cambia.
Non in meglio.
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Per approfondire:
Gian Giacomo Migone
Gli Stati Uniti e il fascismo.
Alle origini dell'egemonia americana in Italia
@feltrinellied 1980
/18 fine

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