𝕃𝕒 𝕊𝕥𝕠𝕣𝕚𝕒 𝓮 𝓵𝓮 𝓘𝓭𝓮𝓮
𝕃𝕒 𝕊𝕥𝕠𝕣𝕚𝕒 𝓮 𝓵𝓮 𝓘𝓭𝓮𝓮

@lastoriaeleidee

24 تغريدة 6 قراءة Oct 25, 2023
Il 23 febbraio 1934 il senatore Huey Pierce Long della Louisiana svela "Share Our Wealth", un piano che prevede la confisca di tutte le fortune personali che superano i cinque milioni di dollari e un'imposta sul reddito sui guadagni annuali oltre il milione di dollari.
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Ma chi è Huey Long?
Dopo aver svolto svariati lavori riesce ad avere l'abilitazione come avvocato e diventa popolare per difendere querelanti poveri.
Da lì alla politica il passo è breve ed è eletto come democratico nella Louisiana Railroad Commission.
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Come commissario entra subito in contrasto col governatore democratico John M. Parker sugli oleodotti della Standard Oil che Long vorrebbe espropriare per renderli pubblici.
Parker cerca senza successo di estrometterlo dalla commissione di cui anzi diventa presidente.
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Trasformata la commissione nella attuale Louisiana Public Service Commission inizia una battaglia contro le grandi compagnie.
Nel 1922 porta la Cumberland Telephone & Telegraph Company davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti per ingiusti aumenti tariffari.
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Nel 1923 Long annuncia la sua candidatura per il governatorato.
La Louisiana all'epoca è una "dittatura" democratica, ma al tempo quel partito rappresenta le vecchie cricche di "potere bianco", fra cui il Klan, ancora risalenti all'epoca dello schiavismo.
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Long ingaggia una guerra con tutti, la sua base elettorale sono i rednecks, i bianchi poveri, ma ciò non gli basta per vincere le primarie democratiche dove arriva solo terzo, ma contribuisce a far vincere Henry L. Fuqua, il primo governatore a fare una legge contro il Klan.
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Per la sfida elettorale del 1928 Long capisce che deve cambiare strategia.
Da una parte si concentra ad appoggiare i politici nazionali cattolici, per avere il loro elettorato locale, dall'altra usa strumenti inediti per il tempo: camion con altoparlanti e spot radiofonici.
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Alle primarie Long ottiene il 43,9%, ma Il suo margine è così grande che nessuno lo sfida al ballottaggio.
Dopo aver ottenuto la nomination, vince le elezioni con il 96,1% dei voti.
All'età di 35 anni, Long è la persona più giovane mai eletta governatore della Louisiana.
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Da governatore Long attua uno spietato spoil system licenziando centinaia di oppositori nella burocrazia statale e sostituendoli con suo sostenitori.
Ogni dipendente statale che doveva il suo lavoro da Long deve versare una parte del proprio stipendio al suo fondo elettorale.
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Il suo motto "Ogni uomo è un re, ma nessuno indossa una corona" si accompagna anche a consistenti investimenti pubblici in strade, scuole, libri di scuola gratuiti.
Dopo decenni in cui la politica della Louisiana era basata sui temi razziali Long è il primo politico "moderno".
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È talmente "moderno" che usa metodi di governo "sbrigativi" che ancora oggi gli fanno attribuire l'etichetta di "fascista".
Coarta il parlamento della Louisiana per far passare le sue leggi, minaccia i suoi avversari ed è circondato da una specie di milizia personale.
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Non è che la sfida politica si combatta a colpi di fioretto.
Anche lui riceve continue minacce di morte mentre i suoi nemici propongono il suo impeachment al senato dello stato con conseguente rissa fra parlamentari con tirapugni e il fratello di Long che morde un avversario.
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Evitato l'impeachment grazie a 15 senatori che firmano una dichiarazione che avrebbero votato contro "a prescindere dalle prove" per Long si apre una nuova sfida: il Senato degli USA.
Le primarie democratiche del 1930 lo vedono contro il senatore in carica Joseph E. Ransdell.
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Ransdell è appoggiato da tutta la stampa ma Long non si scoraggia.
Innonda le strade di volantini.
Deride l'avversario definendolo "old feather duster".
Imposta la campagna come un referendum sulla sua persona, promettendo di dimettersi da governatore in caso di sconfitta.
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Dalla parte di Long non c'è solo l'istrionicità e le moderne tecniche di propaganda, ma anche le sue politiche concrete.
Sotto di lui le strade asfaltate in Louisiana sono passate da 533 a 3.703 km.
Sono stati costruiti 111 ponti, oltre ad ospedali, scuole, edifici statali.
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Tutto lavoro per i suoi elettori.
Lavoro che nella Grande Depressione è una manna dal cielo.
E col "ha anche fatto cose buone" che alla fine chiudono un occhio sulle accuse di corruzione e nepotismo che, anche se motivate politicamente, non sono certo tutte invenzioni.
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Il 9 settembre 1930, Long sconfigge Ransdell col 57,3% di voti contro il 42,7%, con subito accuse di brogli e irregolarità, ma lascia vacante il seggio al senato fino alla conclusione del suo mandato di governatore, per impedire che un suo avversario ne prendesse il posto.
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Arrivato infine nel Senato degli USA nel 1932, appoggia con forza la candidatura di Roosevelt alla presidenza garantendogli gli stati del Sud, ma quando questi, appena eletto, lo esclude dalle sue nomine ne diventa il più acerrimo avversario "da sinistra".
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È uno dei pochi democratici che si oppone al National Recovery Act, lanciando appunto il suo molto più radicale programma "Share Our Wealth" che raccoglie il sostegno degli scontenti delle tiepide politiche rooseveltiane e l'accusa di "comunismo" da parte dei conservatori,
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Nel febbraio 1934 Long forma la Share Our Wealth Society, una rete nazionale di club locali che operano in opposizione al Partito Democratico e Roosevelt.
Nel 1935, la società conta oltre 7,5 milioni di membri in 27.000 club.
La base per una corsa presidenziale sembra pronta.
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La primavera del 1935 Long svolge un tour di conferenze, manifestazioni e trasmissioni radiofoniche.
La sua fama e i suoi sostenitori crescono ulteriormente e lui lo sa.
Dice di Roosevelt: "Ha paura di me. Posso promettere qualcosa di più, e lui lo sa."
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Ma Long non ha mai abbandonato la sua base di potere in Louisiana, facendo eleggere al suo posto un suo fidato amico, Oscar K. Allen, e continuando ad occuparsi dei giochi di potere politici per mantenere uno stretto controllo sulle elezioni locali.
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Ed è proprio uno di questi giochi, il gerrymandering, cioè il ridisegno di un collegio elettorale per togliere di mezzo un avversario politico, Benjamin Pavy, che porta il genero di questi a sparare a Long finendo poi crivellato di colpi da parte dalle sue guardie del corpo.
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Finisce così l'avventura politica del "Dittatore della Louisiana", una figura ancora oggi controversa e che forse incarna alla perfezione il populismo autoritario:
"Ero solito fare le cose chiedendo per favore. Ora li getto fuori dal mio cammino con la dinamite".
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