𝕃𝕒 𝕊𝕥𝕠𝕣𝕚𝕒 𝓮 𝓵𝓮 𝓘𝓭𝓮𝓮
𝕃𝕒 𝕊𝕥𝕠𝕣𝕚𝕒 𝓮 𝓵𝓮 𝓘𝓭𝓮𝓮

@lastoriaeleidee

33 تغريدة 20 قراءة Jun 13, 2023
Sono due giorni di commenti "scentrati" su Berlusconi che evitano di inserire la sua figura dentro gli avvenimenti storici che hanno investito l'Italia fra i due decenni '80 e '90.
Noi ci proveremo con questo thread e, ovviamente, siamo pronti a discuterne con voi.
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Per iniziare chiediamo pazienza e comprensione perché stiamo scrivendo "dal vivo", quindi sarà più uno "stream of consciousness" che un saggio puntuale, con errori di battitura e frasi ingarbugliate comprese.
Ma siamo populisti e il popolo parlò!
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Come in ogni analisi storica, partiamo dal contesto.
E il contesto dell'inizio della avventura politica di B è quello degli anni '80.
Perché partiamo dagli anni '80?
Perché sono gli anni in cui B entra prepotentemente a far parte del sistema economico-politico italiano.
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Gli anni '80 sono, a livello mondiale, anni "rivoluzionari".
I paesi occidentali iniziano a ripudiare le promesse egualitariste del dopoguerra, riproponendo con la Thatcher in UK e Reagan negli USA, un modello economico-sociale in cui capitale e impresa tornano prevalenti.
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Usando la felice espressione coniata da Fritz Bartel, è il "triumph of broken promises", va disciplinato il lavoro, ridotto il perimetro dello stato e del welfare, ridotte le regole, i famosi "lacci e lacciuoli", che tarpano l'iniziativa privata.
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Ma non c'è solo la parte "normativa" e ideologica, ce ne è pure una brutalmente pratica che vede il rialzo improvviso dei tassi da parte della FED nel giugno 1981, per sconfiggere l'inflazione che, se accompagnata a tassi negativi, è una tassa sul capitale.
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Il risultato è una recessione, che aiuta a disciplinare il lavoro attraverso la disoccupazione, ma anche l'esplosione dei debiti pubblici ed esteri mondiali, che impone anche ai nolenti, tipo i paesi sovietici, disciplina fiscale e politiche di contrazione del pubblico.
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L'Italia in questa situazione è il classico "vaso di coccio", già colpita più di altri paesi dalla crisi degli anni '70, per via di tanti problemi strutturali legati alla recente e impetuosa industrializzazione e dalla sua dipendenza dalle sempre più costose fonti energetiche.
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Non si può più perseguire la politica di concomitanti basse tasse e aumento del welfare a deficit, tanto alla fine i tassi sono negativi e quindi il debito è a "costo zero".
Anzi i tassi ora aumentati a dismisura stanno facendo esplodere il debito pubblico.
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Ci vuole quindi un nuovo accordo politico, che cerchi di traslare il paese entro questo nuovo scenario ideologico ma anche economico.
Nasce il pentapartito DC, PSI, PRI, PLI e PSDI, in pratica la fusione del centrismo degli anni '50 con il centrosx degli anni '60-70.
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Questa lunga premessa serve perché uno dei "grandi sponsor" mediatici del Pentapartito, e dei partiti laici in particolare, in chiave anticomunista è Il Giornale, quotidiano fondato da Montanelli, ma che vede dal 1979 proprio Silvio Berlusconi come principale azionista.
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Da quel momento l'ascesa di Berlusconi come tycoon dei media è consustanziale al suo appoggio ai vari governi del Pentapartito, in particolare al PSI di Bettino Craxi che è quello che più incarna in quel momento la "modernità" imposta dal mutato clima economico.
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La fine della "repressione finanziaria" legata alla "fiscal dominance" vigente da Bretton Woods fino agli anni '70, permette anche l'afflusso di imponenti capitali esteri in Italia, paese più arretrato e che quindi garantisce ritorni più elevati.
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Sono gli anni della "Milano da Bere".
Il doppio deficit, pubblico e estero, ci fa vivere per un po' come gli americani, mai visti tanti soldi in giro.
Il pentapartito cerca di barcamenarsi fra maggiore stretta fiscale, ma senza esagerare, e liberalizzazioni finanziarie.
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Berlusconi in questo periodo si lega sempre più al suo "padrino politico" Craxi e contribuisce non poco a portare la "modernità" in un paese che solo pochi anni prima aveva due canali TV in bianco e nero con sceneggiati, tribune politiche e cultura "che non fa mangiare".
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Il Lavoro inizia già a prendere bastonate, dalla fine del ruolo "conflittuale" del sindacato dopo la "Marcia dei 40.000" del 1980, alla sconfitta della CGIL nel referendum sulla Scala Mobile del 1985.
Ma la "locomotiva Italia" va.
Siamo la quarta potenza economica mondiale!
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Ma come tutte le favole della realtà non finisce "e vissero felici e contenti" ma col crollo del Muro, l'unificazione della Germania, che si ripiglia i soldi dati in prestito in giro anzi ne attira altri.
Il precario equilibrio italiano, ma non solo, va in pezzi.
È il 1992.
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In contemporanea, e non è una coincidenza, una delle tante inchieste di corruzione minore, quella riguardante l'ing. Chiesa, socialista presidente del Pio Albergo Trivulzio, si allarga sempre più coinvolgendo i vertici di tutti i partiti di governo, e lambendo pure il PCI.
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Se alle Politiche di aprile 1992 la DC prende fra il 27 e il 30% (cmq in forte calo) e il PSI il 14%, alla tornata amministrativa seguente è un bagno di sangue.
I media di B sono spesso fra i primi a diffondere le indiscrezioni della Procura di Milano.
Chi si ricorda Brosio?
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Il PCI, imbarazzato dal coinvolgimento della corrente migliorista di Napolitano, non cavalca appieno l'ondata giustizialista, al contrario dei suoi elettori, ai quali per anni ha propinato la "questione morale" al posto della "questione salariale" (quando ce vo' ce vo'...)
-20
Si scatenano invece i partiti di destra, quelli nuovi, come la Lega, nata nel Nord come "rivolta fiscale" appena il pentapartito ha iniziato a far pagare un po' più di tasse per avvicinarci agli standard europei, e quelli vecchi come il MSI. Cappi e monetine si sprecano.
-21
Il panorama politico collassa definitivamente con i referendum di aprile 1993 che sanciscono la vittoria del "nuovo".
Via il ministero delle Partecipazioni Pubbliche.
Via il finanziamento pubblico dei partiti.
Via la legge elettorale per il Senato, si apre al maggioritario.
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Visti oggi, con la distanza e la neutralità del tempo, si vede come ricalchino esattamente la nuova ideologia neoliberista (o chiamatela come vi pare) che ha fra i suoi assunti una contrazione del ruolo del Parlamento e dei partiti nella politica, e dello Stato nell'economia.
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Il governo Amato si dimette.
Al suo posto arriva il primo governo "tecnico" della Repubblica, presieduto dal governatore dell'ex governatore della Banca d'Italia, Ciampi che col patto di Luglio '93 coi sindacati, completa la prima "rivoluzione" riguardo al Lavoro: i salari.
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L'accordo rivoluziona la logica salariale legando gli aumenti a livello nazionale solo al recupero dell'inflazione "programmata", più lo scarto con quella reale rispetto al periodo precedente, e a livello aziendale alla "produttività".
La quota salari italiani si inabissa.
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Distrutti gran parte dei partiti di massa con Tangentopoli, certo per grandissime colpe loro, tolto il finanziamento pubblico agli stessi, cambiata la legge elettorale in senso maggioritario, il famoso "Mattarellum", arriviamo al 1994 e alla "discesa in campo" del nostro.
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B si trova, usando un termine gergale, la "tavola apparecchiata". Ha i mezzi mediatici e finanziari per essere lui, in prima persona, il punto di aggregazione di un polo "conservatore" proponendo un leaderismo "del nuovo" che è la piaga della politica italiana fino a oggi.
-27
La sua operazione politica è la continuazione del
pentapartito del CAF, di cui accoglie molti profughi, sostituendo la parte più "progressista", la sinistra DC, alcuni repubblicani e socialisti, con i due partiti di destra spinti elettoralmente da Tangentopoli.
È trionfo.
-28
Per chi ha vissuto quegli anni è sempre stato chiaro come B rappresentasse, nel bene e nel male, la continuazione di una politica a parole "liberale" ma nei fatti molto molto democristiana dorotea, quindi reazionaria ma non veramente liberista e quasi per nulla tecnocratica.
-29
Leggere bestialità come B "neoliberista populista" fa venire i brividi.
Di fronte alla disintermediazione dei partiti e del parlamento ha certo scelto il populismo mediatico rispetto alla "tecnocrazia" neoliberista.
E per questo è stato odiato da molti pur della sua "parte".
-30
Ma nonostante la sua lunga permanenza al governo i provvedimenti che hanno indirizzato il paese sul suo attuale percorso non sono i suoi.
Lui ha sempre dato un colpo al cerchio ed uno alla botte, con magari una barzelletta, in un "tirare a campare" e vediamo come butta.
-31
Se ci si chiede "quali grandi provvedimenti" hanno preso i governi di B vengono in mente la patente a punti e la legge sul fumo.
I salari li han segati Craxi e Ciampi, il lavoro precario lo ha introdotto Prodi con Treu, le privatizzazioni Ciampi e Prodi, le pensioni Dini.
-32
Certo, non ha fatto nulla o quasi per invertire questa rotta, ma non la ha mai veramente accelerata se non negli ultimi mesi del suo governo nel 2011, sempre per il principio del "tirare a campare".
Ma non è bastato.
-33 fine

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