𝕃𝕒 𝕊𝕥𝕠𝕣𝕚𝕒 𝓮 𝓵𝓮 𝓘𝓭𝓮𝓮
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@lastoriaeleidee

19 تغريدة 2 قراءة Oct 28, 2023
Fra il 13 e il 15 febbraio 1945 le forze aeree alleate sganciano sulla città tedesca di Dresda oltre 3.900 tonnellate di esplosivi e bombe incendiarie, uccidendo circa 25.000 persone e distruggendo il centro storico.
Ma l'invenzione della "guerra totale aerea" è italiana.
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La prima teorizzazione della distruzione sistematica delle città per scopi non prettamente militari la dobbiamo infatti ad un militare italiano: il generale Giulio Douhet, uno dei primi teorici della guerra aerea fin dal conflitto Italo-Ottomano del 1911.
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Nel suo "rivoluzionario" libro del 1921 "Il dominio dell'aria", ancora studiato nelle accademie militari, suggerisce l'uso sistematico del bombardamento aereo su bersagli civili.
Il libro ha successo fra i circoli militari mondiali, specie negli USA grazie a Billy Mitchell.
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«Basta immaginare ciò che accadrebbe, fra la popolazione civile dei centri abitati, quando si diffondesse la notizia che i centri presi di mira dal nemico vengono completamente distrutti, senza lasciare scampo ad alcuno. I bersagli delle offese aeree saranno quindi...
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in genere, superfici di determinate estensioni sulle quali esistano fabbricati normali, abitazioni, stabilimenti ecc. ed una determinata popolazione.»
È la guerra "terroristica": l'obiettivo è creare appunto paura, terrore e sfiducia nei civili per far capitolare il nemico.
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L'idea di Douhet ha lo stesso scopo delle sanzioni economiche che si teorizzano nello stesso periodo: un metodo che colpendo popolazione e economia pieghi velocemente la volontà di guerra del nemico ed eviti lunghi sanguinosi conflitti come quello appena concluso nel 1918.
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Douhet attira l'attenzione di Mussolini, che sogna di far diventare la neonata aviazione un'arma puramente "fascista".
La collaborazione col regime funziona però a singhiozzo: avversato dall'establishment militare torna in auge solo grazie a Balbo pochi anni prima di morire.
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I primi "esperimenti" di tale teoria sono fatti durante la Guerra Civile di Spagna, sui piccoli centri di Guernica e Durango. Ma, nonostante l'eco di sgomento e terrore che tali avvenimenti suscitano, sono di dimensioni veramente limitate rispetto alle teorie di Douhet.
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La WWII è il vero banco di prova delle teorie di Douhet quando l'aviazione tedesca di Göring, che le ha recepite tramite la mediazione del gen. Ludendorff, le applica su Varsavia, Rotterdam e sul luogo che diventò famoso proprio per il sua bombardamento: Coventry.
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"Coventrizzare" diventa un verbo: per tutta una notte 500 bombardieri tedeschi scaricano sulla città, dallo scarso valore militare, 500 tonnellate di esplosivo e 30.000 spezzoni incendiari, incluse bombe al fosforo e mine esplodenti.
1236 morti e migliaia di feriti.
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Ma i tedeschi non hanno né avranno veri e propri bombardieri strategici a lungo raggio né, paradossalmente, gli italiani, se non in numeri insignificanti.
Sono invece gli USA all'avanguardia nel campo, avendo in servizio fin dal 1938 il Boeing B17 Flying Fortress.
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La "Bomber Mafia", un affiatato gruppo di alti ufficiali, seguaci delle dottrine di Douhet e di Mitchell, è infatti riuscita a far concentrare lo sviluppo su un progetto di quadrimotore a lungo raggio, capace di colpire obiettivi sia civili che economici nei paesi nemici.
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Il B17, grazie alle grande capacità industriale statunitensi, sarà prodotto dal 1937 al 1945 in 12.731 esemplari risultando decisivo nella distruzione sistematica delle città e delle industrie nemiche in Europa, soprattutto in Germania.
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In UK il primo vero bombardiere strategico entra in servizio nel novembre 1940, l'Handley Page Halifax, ma a Londra c'è un altro sostenitore del bombardamento come arma di vittoria: il generale Arthur Harris che trasforma il Bomber Command in una macchina di distruzione.
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Nonostante l'entusiasmo di questi militari la guerra dà invece ragione ai critici di Douhet: i bombardieri da soli non la vincono da soli.
Per prima cosa sono molto vulnerabili ai caccia nemici e già a fine '41 gli Halifax vengono destinati al bombardamento notturno.
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Risultati soddisfacenti si riescono ad ottenere solo affiancando i bombardieri con nuovi modelli di caccia ad alta autonomia che possono accompagnarli e proteggerli, oppure in situazioni di completo dominio del cielo, tipo in Italia o in Germania verso la fine della guerra.
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Il secondo "inconveniente" è che nonostante il potenziale distruttivo di cui sono capaci i grandi bombardieri strategici alla fine non tutti i nemici si piegano subito di conseguenza.
La Germania si fa praticamente disintegrare prima di arrendersi.
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Ma il fascino dell'idea dell'arma aerea strategica, letale e di grande impatto, che può risolvere alla svelta le guerre, fatica a morire.
Specie dopo la scoperta della bomba atomica che le dona una seconda giovinezza per tutti i primi anni della Guerra Fredda.
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E oggi, nonostante siamo in possesso di missili di tutte le fogge dimensioni che possono trasportare ordigni atomici dall'altro capo del mondo, il bombardiere strategico rimane ancora negli arsenali delle grandi potenze, anzi, una ne progetta anche di nuovi e costosissimi!
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