𝕃𝕒 𝕊𝕥𝕠𝕣𝕚𝕒 𝓮 𝓵𝓮 𝓘𝓭𝓮𝓮
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@lastoriaeleidee

24 تغريدة 33 قراءة Jan 14, 2023
23 maggio 1915.
Con uno scarno comunicato del re il regno d'Italia dichiara guerra all'impero austroungarico entrando così nel primo conflitto mondiale.
Ma come arriviamo politicamente a questo atto?
Lo scopriremo assieme in questo thread assieme a qualche "sorpresa".
1/23
L'Italia allo scoppio della Prima Guerra Mondiale è in una posizione diplomatica complicata.
Fin dal 1882 è infatti alleata sia con l'impero austroungarico sia con l'impero tedesco nella "Triplice Alleanza", fra l'altro da poco rinnovata nel 1912 dal governo Giolitti.
2/23
Ma Roma e Vienna hanno interessi da sempre sovrapposti. Non solo per i territori italofoni ancora sotto l'Impero austroungarico, Trento, Trieste, l'Istria, parte della Dalmazia, ma anche i Balcani sono importanti per due nazioni che hanno il piccolo mar Adriatico in comune.
3/23
Se in tempo di pace allearsi con l'avversario, per tenerlo sotto controllo, è una politica con molti aspetti positivi, in tempo di guerra cambia tutto.
Il trattato è però di natura solo difensiva e impegna a soccorrere gli alleati solo in caso di aggressione.
4/23
Avendo iniziato Vienna il conflitto aggredendo la Serbia, dopo l'attentato di Sarajevo al principe Franz Ferdinand, il ministro degli esteri San Giuliano può tranquillamente dichiarare, ai sensi dell'art.4 del trattato, che l'Italia si mantiene neutrale.
5/23
A favore della neutralità è anche il dominus politico dell'epoca, il liberale Giovanni Giolitti, che ha anche molta poca fiducia nelle capacità dell'esercito, visto in azione poco tempo prima in Libia: «ma quale guerra! Se non abbiamo nemmeno un generale che valga una lira!»
6/23
Neutralisti sono anche gran parte dei socialisti, fedeli all'internazionalismo e che ritengono la guerra una guerra fra capitalisti, e dei cattolici, che non concepiscono un conflitto contro una o l'altra di due grandi nazioni cattoliche come l'Austria-Ungheria e la Francia.
7/23
Gli interventisti sono quindi minoranza nel paese, ma l'intervento che chiedono non è certo al fianco di Austria o Germania.
I più accesi sono i nazionalisti che vogliono liberare i "fratelli italiani sotto il giogo straniero" oltre a sognare nuovi territori e colonie.
8/23
C'è anche un gruppo di "transfughi" di sinistra oltre ai sindacalisti rivoluzionari, che già si erano uniti ai nazionalisti per la guerra in Libia. Per finire i liberali conservatori, anch'essi divisi fra irredentismo risorgimentale e interessi nell'industria di guerra.
9/23
Anche se le posizioni sono, come potete ben capire, molteplici e anche sovrapposte nelle stesse persone, all'inizio del 1915 riescono però a costruire un discorso coerente e convincente, soprattutto grazie all'appoggio dei media del tempo, come il Corriere di Albertini.
10/23
Anche la politica segue un percorso simile. Se la posizione di Giolitti sembra maggioritaria sia in parlamento che nel governo del liberale Salandra, fin dall'inizio quest'ultimo si rende disponibile a delle trattative coi due schieramenti per l'entrata in guerra.
11/23
La più lunga è quella con Vienna che però ha scarsa se non nulla volontà di cedere propri territori come il Trentino, per non parlare di Trieste, in cambio del mantenimento della neutralità italiana.
A febbraio 1915 sconfessa addirittura un tentativo di accordo tedesco.
12/23
Quest'ultimo evento, la famosa offerta dell'ambasciatore tedesco von Bulow su cui si discuterà tantissimo storiograficamente, porta Salandra e il suo nuovo ministro degli esteri Sonnino a pendere dalla parte dell'Intesa, ben più generosa a promettere territori degli altri.
13/23
Nonostante un'ultima proposta austriaca, il 26 aprile 1915 viene firmato il Patto di Londra con cui l'Italia si impegnava da lì ad un mese ad entrare in guerra al fianco di Francia, UK e Russia.
Il patto rimane segreto e non portato a conoscenza dei rispettivi parlamenti.
14/23
Il 7 maggio il Consiglio dei Ministri approva la scelta dell'intervento ma Giolitti si oppone.
320 deputati e un centinaio di senatori lasciano a casa di Giolitti il proprio biglietto da visita per sottolineare pubblicamente la loro adesione alla linea neutralista.
15/23
Il 13 maggio Salandra presenta al Re le dimissioni innescando una crisi istituzionale profondissima. Vittorio Emanuele III ha infatti già assicurato via telegramma i capi di stato dell'Intesa dell'intervento italiano, prima dell'approvazione da parte del parlamento.
16/23
Lo Statuto Albertino infatti dà al sovrano, e solo a lui, la facoltà di dichiarare guerra ma il parlamento deve approvare le misure fiscali per finanziarla. È lo scopo principale per cui nascono i parlamenti fin da epoca medievale e fulcro di ogni monarchia costituzionale.
17/23
Giolitti, informato della situazione e dell'esistenza del Patto di Londra, decide a quel punto di mettersi da parte. Non sostituirà Salandra.
Nel mentre nel paese le manifestazioni interventiste aumentano in frequenza e violenza verbale con D'Annunzio alla loro testa.
18/23
Il re reincarica il 16 maggio Salandra che si presenta alla Camera il 20 e ottiene la fiducia su un programma in cui si chiedono i pieni poteri e "crediti di guerra" per 20 miliardi di lire di allora, tutti a debito, non ci sono soldi in cassa.
407 sì, 74 no.
19/23
Giolitti è assente. I suoi parlamentari approvano in silenzio. Turati, annunciando il voto contrario dei socialisti, pronuncia un famoso discorso: «noi restiamo socialisti (...) Faccia la borghesia italiana la sua guerra (...) nessuno sarà vincitore, tutti saranno vinti.»
20/23
Il 23 maggio 1915 viene consegnata all'ambasciatore austroungarico la dichiarazione di guerra a partire dal giorno successivo.
La guerra per l'Italia finirà il 4 novembre 1918 con l'Armistizio di Villa Giusti.
Dal milione al milione e 700mila i morti fra militari e civili.
21/23
Il Patto di Londra sarà reso pubblico dal governo bolscevico russo dopo la Rivoluzione d'Ottobre e sconfessato dal presidente USA Wilson, che non l'aveva firmato, nelle trattive di pace.
L'Italia non riceverà tutto quanto promesso e nascerà il mito della "Vittoria Mutilata"
22/23
La crisi istituzionale fra parlamento, governo e monarchia porta all'indebolimento della fragile democrazia dell'Italia liberale: il parlamento italiano durante la guerra è il meno attivo in assoluto e il discredito della politica favorirà la soluzione autoritaria nel 1922.
23/23
P.S.
Quasi ogni immagine dei nostri ultimi thread ha una didascalia, se vi interessa leggerla basta cliccare sul tastino "ALT" che si vede in basso a sinistra 😉

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