Ora, il caso vuole che giusto due settimane fa la testata investigativa @theintercept abbia pubblicato un'inchiesta mia e di @notzachcampbell che ricostruisce anche l'operazione sotto copertura di Luca Bracco. E racconta una storia un po' diversa...
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Le complicità tra Ong e trafficanti, che il Corriere descrive come un dato di fatto, non sono affatto documentate nei rapporti di Bracco, che abbiamo potuto consultare. Su queste presunte complicità deciderà il tribunale ma per ora non c'è stato neanche un rinvio a giudizio.
Ma la realtà si può capovolgere a piacimento quando si dispone di schiere di giornalisti amici disposti a riportare acriticamente le veline delle forze dell'ordine. E sulla questione migranti questo meccanismo opera a massima potenza. Vi faccio un altro esempio...
Il governo ha da poco approvato una nuova legge per regolare i salvataggi in mare basata sulla teoria priva di fondamento della complicità tra Ong e trafficanti. Qui una mia analisi per @valigiablu. Nelle settimane precedenti...
valigiablu.it
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Sarzanini ha il coraggio di dire: "c'è stato un naufragio, arriva la notizia e chiamare la guardia costiera è un gesto automatico, perché sai che subito avrai la risposta". Fa piacere che la collega abbia subito risposta. Ai giornalisti non "amici", invece
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la guardia costiera, sui naufragi, oppone un muro di silenzio insormontabile e illegale, come instancabilmente denuncia @scandura. E, come polizia giudiziaria, almeno dal 2017 la GC è parte attiva nelle indagini diffamatorie contro le ONG. Tutto si tiene.
Questa contiguità tra il mondo del giornalismo e le forze dell'ordine è il pilastro su cui si poggia la disinformazione in Italia, e che consente ai governi di fare politica sulla pelle dei disperati con l'acquiescenza del pubblico. Fine.
*link corretto al video promozionale della Guardia Costiera:
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