Mi chiamo Emma.
E in quei giorni d’inverno del 1943 continuavano a ripetermi di scappare, di fuggire, ma io non ne volevo sapere.
Chi mai avrebbe voluto fare del male a una donna di sessantasette anni e a sua figlia Anna, trent’anni, con una rara e grave forma di epilessia?
E in quei giorni d’inverno del 1943 continuavano a ripetermi di scappare, di fuggire, ma io non ne volevo sapere.
Chi mai avrebbe voluto fare del male a una donna di sessantasette anni e a sua figlia Anna, trent’anni, con una rara e grave forma di epilessia?
Abitavamo a Este, in via Macello.
E quella mattina eravamo uscite di casa come al solito, incamminandoci verso il nostro negozio di merceria in via Roma.
Ricordo che era un sabato.
E di sabato a Este c’è il mercato.
Poche bancarelle, tempi magri per il commercio.
E quella mattina eravamo uscite di casa come al solito, incamminandoci verso il nostro negozio di merceria in via Roma.
Ricordo che era un sabato.
E di sabato a Este c’è il mercato.
Poche bancarelle, tempi magri per il commercio.
La guerra durava ormai da tre anni.
Però il Natale si avvicinava.
«Forse ci scappa qualche soldo», per questo avevamo abbellito la vetrina con le statuine del presepe.
Avevamo appena aperto, quando un carabiniere entrò nel negozio.
Vedemmo subito che era impacciato.
Però il Natale si avvicinava.
«Forse ci scappa qualche soldo», per questo avevamo abbellito la vetrina con le statuine del presepe.
Avevamo appena aperto, quando un carabiniere entrò nel negozio.
Vedemmo subito che era impacciato.
Già, perché io e mia figlia Anna siamo ebree.
Ricordo bene quando ero arrivata a Este da Ferrara con mio marito Arturo.
A Ferrara avevamo aperto un negozio di stoffe e lì erano nati i nostri figli, Anna e Umberto Primo.
Ci dicevano già allora di scappare.
Ricordo bene quando ero arrivata a Este da Ferrara con mio marito Arturo.
A Ferrara avevamo aperto un negozio di stoffe e lì erano nati i nostri figli, Anna e Umberto Primo.
Ci dicevano già allora di scappare.
Eravamo ebree, ma perché scappare?
Non avevamo mai avuto problemi.
Magari qualche scherzo, quello sì.
Se “scherzo” si può chiamare quando passavamo per strada e i ragazzi impugnavano una falda della giacca come un orecchio di maiale.
I ragazzi si divertivano così con noi ebrei.
Non avevamo mai avuto problemi.
Magari qualche scherzo, quello sì.
Se “scherzo” si può chiamare quando passavamo per strada e i ragazzi impugnavano una falda della giacca come un orecchio di maiale.
I ragazzi si divertivano così con noi ebrei.
Ma gli ordini erano ordini.
Il capitano sapeva che i maschi ebrei erano già tutti nascosti.
In paese erano rimaste le donne.
Prese alcune note e poi ci concesse di andare a dormire da una nostra amica, la Clara Lelli.
Arrivarono alle otto di mattina.
I carabinieri, intendo.
Il capitano sapeva che i maschi ebrei erano già tutti nascosti.
In paese erano rimaste le donne.
Prese alcune note e poi ci concesse di andare a dormire da una nostra amica, la Clara Lelli.
Arrivarono alle otto di mattina.
I carabinieri, intendo.
La villa era in affitto alle suore Elisabettine di Padova.
Era stata requisita, ma alle suore era stato concesso di rimanere al primo piano, con il compito di far da mangiare ai prigionieri.
I primi ebrei erano arrivati il 3 dicembre.
Il 6 erano già 35, poi diventammo quasi 60
Era stata requisita, ma alle suore era stato concesso di rimanere al primo piano, con il compito di far da mangiare ai prigionieri.
I primi ebrei erano arrivati il 3 dicembre.
Il 6 erano già 35, poi diventammo quasi 60
Una volta arrivate a Villa Venier ci avevano portato via tutti i soldi.
Noi avevamo solo 100 lire.
Ricordo che portarono via gli ultrasettantenni
Alla fine rimanemmo in 48.
In pieno inverno, senza tavoli, né sedie.
Dormivamo su sacchi riempiti di paglia.
Poi arrivò la primavera.
Noi avevamo solo 100 lire.
Ricordo che portarono via gli ultrasettantenni
Alla fine rimanemmo in 48.
In pieno inverno, senza tavoli, né sedie.
Dormivamo su sacchi riempiti di paglia.
Poi arrivò la primavera.
Solo tre donne tornarono da quell'inferno.
Erano salite 47 persone su quei camion, ma in villa erano in 48, ricordate?
Anche Emma se n’era accorta, dal camion.
Si era accorta che era salita la signora Gesses, ma non la figlia Sara di otto anni.
Erano salite 47 persone su quei camion, ma in villa erano in 48, ricordate?
Anche Emma se n’era accorta, dal camion.
Si era accorta che era salita la signora Gesses, ma non la figlia Sara di otto anni.
Sara stava giocando con le suore e all’arrivo dei tedeschi le stesse suore l’avevano nascosta. Rischiando la loro vita.
Ora chiudete gli occhi e provate a immaginare il dolore di una mamma che sa di andare a morire, che non vedrà più la sua bambina.
E il dolore della piccola.
Ora chiudete gli occhi e provate a immaginare il dolore di una mamma che sa di andare a morire, che non vedrà più la sua bambina.
E il dolore della piccola.
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