Johannes Bückler
Johannes Bückler

@JohannesBuckler

12 تغريدة Mar 02, 2023
Allo scoppio della seconda guerra mondiale mi avevano diagnosticato un’artrosi all’anca.
Per il progressivo peggioramento della mia malattia trascorsi tutto il periodo della guerra a Parigi, chiusa nel mio appartamento, al Palais-Royal.
Senza mai smettere di scrivere.
Ho trascorso anni inchiodata dall’artrite su una poltrona speciale che mi faceva anche da letto e che mi permetteva di scrivere e leggere fino a tarda ora addormentandomi spesso sulla pagina.
"Era come una bambina. E le bimbe non dovrebbero morire” scriveranno dopo la mia morte.
Vero.
Avevo trovato il segreto dell’eterna giovinezza che mi aveva portato alla ribalta del successo.
Bambina, fino alle 20.30 di oggi 3 agosto 1954.
Addormentata per sempre, rovesciata sui cuscini del grande letto stringendo la mano a Maurice, mio marito.
Accanto al mio gatto.
Perché sono diventata una scrittrice?
Avevo 22 anni e mi chiamavo ancora Sidonie Gabrielle Colette quando il mio primo marito, Willy, mi disse: “Tu sai raccontare, sei nata per scrivere. Prova a buttar giù, senza pensarci sopra, i tuoi ricordi di bambina”.
E così avevo fatto.
Raccontai di me, nata in un villaggio della Borgogna nel 1873, e di mio padre, Jules-Joseph Colette, un uomo eccezionale e ricco di stranezze.
Del mio paesetto, della prima giovinezza, degli animali della mia infanzia e del dissesto finanziario che portò alla rovina la famiglia.
Quando Willy lesse quello che avevo scritto fece una smorfia: “MI sono sbagliato, credevo che tu avessi la stoffa. Un racconto noioso"
Già. Infatti uscì subito nelle librerie con il titolo”Claudine à l'écoìe”.
Fu un grosso successo.
Che mi fece conoscere meglio il mio maritino
Willy, pseudonimo dello scrittore Henri Gauthier Villars, non era che un fannullone e uno speculatore. Non aveva mai scritto una solo pagina in vita sua.
Lui i romanzi li comprava, a poco prezzo, e li lanciava col suo nome.
Era diventato famoso speculando sulle fatiche di altri
Per questo lo avevo lasciato, dopo aver scritto altri libri.
Pensavo di vivere agiatamente con i diritti d’autore, ma lui aveva venduti tutti i miei romanzi, lasciandomi senza un soldo.
Così feci tutti i mestieri.
Cantare canzonette, danzare in music-halls di second'ordine (poco coperta), e poi la guardarobiera, la sarta, la correttrice di bozze.
Continuai però a scrivere, diventando con gli anni una grande e ricca scrittrice.
Ho avuto tre mariti e un amante, sempre al centro di scandali per le mie relazioni sentimentali di ambo i sessi della società francese
Arrivando fino ad oggi, 3 agosto 1954, giorno della mia morte
Mi hanno riservato, prima donna nella storia della Repubblica Francese, i funerali di Stato.
Invece l’Arcivescovo di Parigi mi ha rifiutato le esequie religiose.
Nessun prete e funzione al mio funerale.
E quella storia del recupero della pecorella smarrita?
Probabilmente l’Arcivescovo non ha mai avuto gatti.
Perché, sapete, a frequentare un gatto si diventa sempre persone migliori.
Colette amava i gatti. Si è sempre fatta fotografare con loro e li ha resi protagonisti in molte delle sue opere.

جاري تحميل الاقتراحات...