𝕃𝕒 𝕊𝕥𝕠𝕣𝕚𝕒 𝓮 𝓵𝓮 𝓘𝓭𝓮𝓮
𝕃𝕒 𝕊𝕥𝕠𝕣𝕚𝕒 𝓮 𝓵𝓮 𝓘𝓭𝓮𝓮

@lastoriaeleidee

21 تغريدة 1 قراءة Feb 21, 2023
L'aereo che trasporta Ngo Dinh Diem atterra a Washington l'8 maggio 1957.
Il presidente del Vietnam del Sud viene accolto personalmente da Eisenhower, fatto sfilare in corteo per le strade della capitale fino al Congresso dove tiene un discorso accolto entusiasticamente.
1/20
La stampa lo onora con titoli ed articoli che lo magnificano.
Il Washington Post pubblica un articolo di quattro pagine intitolato "Diem - Simbolo della Nuova Asia libera.''
Il New York Times lo elogia per "aver promosso la causa della libertà e della democrazia in Asia"
2/20
Il New York Journal-American nota il "rinvigorente disprezzo di Diem per il primo ministro indiano Jawaharlal Nehru e gli altri statisti asiatici che pronunciano banali banalità pacifiste".
"Benvenuto ad un Campione" titola il Washington Evening Star.
3/20
In realtà di democratico Ngo Dinh Diem non ha molto. Nominato primo ministro dall'imperatore Bao Dai dopo gli Accordi di Ginevra del 1954, che assegnano al vecchio sovrano la sovranità solo sul VietNam al di sotto del 17° parallelo, ben presto si libera di lui.
4/20
Il paese asiatico è nella più totale confusione. Dal 60 al 90% delle zone rurali sono controllate dai comunisti del Viet Minh, il resto da varie sette religiose. La capitale, Saigon, è nella mani del Bình Xuyên, una formazione paramilitare che si finanzia col crimine.
5/20
Nella lotta contro i comunisti il Bình Xuyên, assieme ad altre formazioni paramilitari di varia estrazione, è stato incorporato nell'esercito regolare da Bao Dai in cambio del suo sostegno. Diem per prima cosa sostituisce Nguyễn Văn Hinh, generale a capo dell'esercito.
6/20
Preso il controllo dell'esercito regolare attacca con esso il quartiere di Saigon dove ha sede il Bình Xuyên. È una vera battaglia che dura una settimana e fa 1000 morti e 20mila sfollati, ma che rende Diem l'uomo forte del paese e convince gli americani a puntare su di lui.
7/20
Eliminati i più potenti sostenitori di Bao Dai, approfitta subito del suo prestigio per sciogliere le formazioni militari delle sette del Cao Đài e Hòa Hảo e indire un referendum per far diventare il paese una repubblica con presidente ovviamente lui, Diem.
8/20
Il referendum ha talmente successo che i voti a favore di Diem superano di gran lunga i votanti.
L'imperatore Bao Dai non è più un problema, ma resta la Spada di Damocle delle elezioni del 1956, previste dall'accordo di Ginevra per decidere la riunificazione del paese.
9/20
Diem risolve il problema in modo elegante: si rifiuta di tenerle.
Dice che nel comunista Vietnam del Nord non sarebbero libere e che in ogni caso la Repubblica del Vietnam del Sud non è firmataria dell'accordo, pur essendo in quel momento ancora parte dell'Union Française.
10/20
Il regime di Diem si sostanzia nel nome del suo partito, il Can Lao: "Partito Laburista Rivoluzionario Personalista". Andrebbe solo aggiunto l'attributo "familista" vista l'importanza dei suoi parenti nel governo, come il fratello Nhu, capo della polizia segreta.
11/20
Finanziato con generosità dagli USA che lo riempiono anche di consiglieri, non solo militari, Diem combatte la corruzione che ha trovato nel paese, ma solo per spesso sostituirla con una che controlla lui.
Le riforme, condotte in stile autocratico, hanno poco successo.
12/20
Nonostante il vicepresidente Johnson lo definisca in una visita nel 1961 "il Winston Churchill dell'Asia" gli USA non hanno in realtà illusioni su di lui ma ritengono anzi il suo autoritarismo utile per reggere il potere e contrastare l'estesa guerriglia comunista.
13/20
«Sapevamo dannatamente bene che non era perfetto. Ma era la cosa migliore in circolazione.» dice di lui John Hanes, collaboratore del Segretario di Stato Dulles «...unico interesse era se questo tizio potesse sopravvivere e se potesse costruire un governo...non comunista.»
14/20
Il Sottosegretario di Stato Douglas Dillon vede invece dei rischi «Diem potrebbe...credere dagli articoli della stampa USA che ha il supporto degli Stati Uniti senza riserve per qualunque cosa faccia»
E infatti questo supporto alla fine cade col presidente Kennedy.
15/20
Diem è cattolico, anche per questo è molto appoggiato dai cattolici conservatori USA, e il suo regime tende a favorire questo credo, minoritario in Vietnam, fino a causare nel 1963 degli scontri religiosi con morti nella città di Huế dove è vescovo un fratello di Diem.
16/20
Le proteste di massa iniziano subito e arrivano al culmine con l'autoimmolazione fra le fiamme del monaco Thich Quang Duc a giugno mentre la polizia di Nhu devasta pagode ed uccide centinaia di fedeli buddisti. Gli USA non si possono permettere una siffatta pubblicità.
17/20
Nell'esercito, sempre più scontento del regime di Diem, ci sono in essere già almeno 6 cospirazioni per deporre Diem. Questa volta però arriva l'ok da Washington.
«This shit has got to stop!"» dichiara Kennedy.
La CIA fornisce oltre all'appoggio anche fondi ai congiurati.
18/20
Il 1° novembre 1963 le forze militari dei congiurati arrivano a Saigon, prendono il controllo delle forze militari nella capitale e assediano il palazzo presidenziale. Il giorno dopo Diem scappa attraverso un tunnel col fratello Nhu, vengono infine presi e giustiziati.
19/20
Questo episodio farà dire a Kissinger nel 1968 la famosa frase «Bisogna dire a Nixon che se Thieu finisce come Diem, tra le nazioni del mondo si spargerà la voce che è pericoloso essere un nemico dell'America, ma essere un amico dell'America è fatale.»
20/20
Per approfondire:
Seth Jacobs
"America's Miracle Man in Vietnam:
Ngo Dinh Diem, Religion, Race, and U.S. Intervention in Southeast Asia"
@DukePress 2004
20bis/20

جاري تحميل الاقتراحات...