Johannes Bückler
Johannes Bückler

@JohannesBuckler

13 تغريدة Mar 02, 2023
Sette.
Come le sette meraviglie del mondo antico, come i sette re di Roma, i sette nani e i sette vizi capitali.
Sette.
Come le sette persone che c’erano al mio funerale quando, nel 1910, morii a Parigi a 66 anni.
Tutta colpa di una ferita e una gamba andata in cancrena.
“Le cose non sono mai come sembrano”.
E’ vero.
Bisogna sempre sapere prima di giudicare.
Conoscere prima di esprimere giudizi sulle persone.
Sette persone al mio funerale sono poche, ma prima di giudicare la mia vita aspettate almeno di leggere il resto della mia storia.
Sono nato nel 1844 in un paesino della Francia del nord, a Laval.
Anche se mio padre aveva un negozio di ferramenta eravamo decisamente poveri.
Di certo io contribuivo poco, non amando i lavori manuali.
Amavo la musica e la poesia, quello sì.
Per il resto a scuola andavo male.
Ricapitolando.
Io, Henri Rousseau, non ero ricco, non ero brillante e non ero nemmeno diplomato.
In compenso ero un po’ gobbo.
Che facevo quando iniziai a dipingere?
Il doganiere, “Le Douanier”.
A dire la verità ero gabelliere del dazio.
Nel 1869 mi sono sposato.
Sette (di nuovo quel numero) i figli.
Tutti morti di tubercolosi, tranne Julia Clemence
La stessa malattia che ucciderà mia moglie.
Nel 1884 ottenni (avevo 40 anni) di poter copiare i quadri al Louvre.
Due anni dopo, a 42 anni, esposi la prima volta.
Esattamente al “Salon des indépentands”, dove si doveva versare una simbolica quota annuale.
Niente a che vedere con il “Salon des indépentands” che esponeva solo le opere passate al vaglio di una giuria di ammissione.
Come mi giudicò la critica?
La critica non mi giudicò.
Mi massacrò, con giudizi al limite dell’insulto.
E i colleghi mi derisero.
Soprattutto quando girovagavo per Parigi con i miei quadri su un carretto, alla ricerca di una spazio per esporli.
Dicono sia stato un antesignano dell'“Arte naïf”.
Disegnavo personaggi usciti da una dimensione fiabesca immersi in una fitta vegetazione.
Non so se fossero “naif”.
So solo che a volte mi spaventavano e aprivo le finestre per far uscire gli spiriti evocati dai miei dipinti.
Nel 1893 lasciai il lavoro da “doganiere” per impartire lezioni di violino, disegnando ritratti a parenti e amici in cambio di un misero compenso.
Nel 1907, oppresso dai debiti, iniziai a truffare le persone.
Arrestato, venni condannato a 2 anni di carcere con la condizionale
Devo tutto a Picasso.
Comprò un mio quadro da un rigattiere e colpito dall’opera venne a trovarmi nel mio studio con altri amici.
Ormai avevo 64 anni.
Organizzò in mio onore una cena. Non so.
Forse solo per prendermi in giro.
Comunque gli mandai un lettera per ringraziarlo
Come ho scritto all’inizio sono morto a Parigi il 2 settembre 1910.
Non prima di aver esposto la mia opera più famosa: “Il Sogno”.
Con allegata una breve poesia in cui narro la storia celata dietro quella tela.
Leggete Rousseau e so che la vostra mente corre al filosofo Jean-Jacques Rousseau, non certo ad un pittore autodidatta.
Ma con lui ho una cosa in comune.
Al mio funerale c’era sette persone.
Alla sua sepoltura, sull'isola dei Pioppi, forse anche meno.
Ma questa è un’altra storia.
Dato che ero un autodidatta la critica mi definì sprovveduto, incolto e privo di regole.
E’ finita con il mio stile "primitivo" imitato da tutti i pittori moderni.
Per questo vi dico.
Rispettate tutti.
E non giudicate mai le persone, senza prima sapere.

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