Johannes Bückler
Johannes Bückler

@JohannesBuckler

21 تغريدة Mar 02, 2023
Giorni fa abbiamo parlato della legge, e come si sia sviluppata la figura dell’avvocato nel corso dei secoli. Questo è stato possibile grazie alle scoperte archeologiche.
Oggi parleremo della scuola.
E come è accaduto con la legge, partiamo sempre da loro, i Sumeri.
Risalente a circa quattromila anni fa è stato scoperto il “tema scolastico” più antico del mondo.
Un tema di interesse straordinario scritto da un ragazzo sumerico.
Partendo da questi racconto possiamo mostrare alcuni aspetti caratteristici dell’insegnamento nell’antichità.
Per prima cosa lo scolaro scrive in prima persona narrando il primo giorno di scuola.
«Sono andato a scuola…ho preparato la tavoletta d’argilla, l’ho scritta e l’ho finita; quindi mi è stato assegnato il compito orale, e nel pomeriggio il compito scritto»
«All’uscita della scuola, sono tornato a casa da mio padre. Gli ho raccontato del mio compito scritto, gli ho recitato la mia tavoletta ed egli ne è rimasto contento». Come primo giorno, bene.
Il secondo giorno il ragazzo si alza presto, prende un paio di panini ed esce di casa.
Questa volta, come accade anche agli scolari di oggi, arriva a scuola in ritardo.
In aula viene rimproverato, ma riesce almeno a prendere nota del compito.
Questo scolaro non è molto disciplinato a ben vedere. Lo si può notare dalle domande del maestro e dalla sua reazione.
«Perché sei arrivato in ritardo?» E giù una bastonata. «Perché hai parlato in aula». E giù un’altra bastonata. «Perché hai sollevato la testa?».
E giù l’ennesima bastonata.
«Perché ti sei alzato? Perché sei uscito?».
E giù bastonate su bastonate.
Il ragazzo torna a casa con la schiena rotta e informa il padre di quello che è accaduto.
Suggerendogli di invitare il maestro a casa per ammansirlo per mezzo di doni.
Il padre segue il consiglio del figlio e invita il maestro riservandogli il posto d’onore a tavola.
Il ragazzo ripete al maestro la lezione (questa volta come si deve) e poi il padre consegna i doni al maestro.
Vino in abbondanza, olio a profusione, una nuova veste e persino un anello.
Il maestro sembra soddisfatto.
Non sappiamo se per la lezione recitata a dovere o per i doni.
Il racconto arrivato fino a noi si conclude con l’elogio che il maestro rivolge all’allievo.
«Ragazzo, poiché non hai trascurato, né dimenticato le mie parole, possa tu raggiungere il vertice dello scriba e assimilarla nel modo più completo»
«Poiché tu mi hai dato ciò che in nessun modo eri obbligato a darmi, poiché mi hai offerto doni che sorpassano di molto i miei guadagni e mi hai grandemente onorato, possa la dea regina delle divinità protettrice essere il tuo nume tutelare…»
Il maestro parla dell’arte dello scriba e queste parole richiamano l’analoga funzione che conosciamo dall’altra antica civiltà, quella egizia.
Dove lo scriba è un elemento essenziale di quella società.
E non potrebbe essere altrimenti vista la possibilità di leggere e scrivere.
La scuola è finalizzata ad insegnare quest’arte, parecchio difficile.
Almeno fino alla metà del II millennio a.C. quando la scrittura avrà la semplificazione necessaria per svilupparsi negli strati più ampi della popolazione.
Lo scriba era esaltato dagli Egizi.
«Sii uno scriba! Ti solleva dalla fatica e ti protegge da ogni lavoro. Ti tiene lontano dal portare la zappa e la mazza, dal caricarti di cesti. Ti evita di manovrare i remi e ti preserva dai tormenti, perché non devi obbedire ai padroni»
Sia in Mesopotamia che in Egitto la scrittura nasce nell’ambiente sacerdotale che governa la società.
I maestri hanno una posizione elevata e agiatezza.
A Roma, vista la diffusione della scrittura e la laicità della scuola, l’insegnante è solo un umile impiegato.
Diverse e significative le loro associazioni.
A teatro, a proposito di una persona scomparsa, la battuta era: «O è morto o fa il maestro da qualche parte».
Da quando questo disprezzo?
Da quando avevano cominciato a pagarli.
Se sei pagato niente più un mestiere nobile, quindi. Quali principi governavano la scuola nel mondo antico?
Per lo scolaro sumerico era scrivere, leggere e imparare a memoria.
A dire il vero non solo nel mondo antico.
Ci sono comunque molte affinità tra i romani e i Sumeri.
Prima di tutto dagli scritti si evince che la scuola era aperta al mattino e al pomeriggio.
Il materiale per scrivere era composto da tavolette spalmate di cera su cui si poteva incidere con penne appuntite e cancellate senza difficoltà.
A Roma poi era arrivato anche il papiro.
Dall’Egitto, ma poco impiegato dato il costo elevato. Sempre dai testi arrivati fino a noi si può desumere che le scuole erano chiuse in un giorno festivo, ma nessuno parla mai di vacanze estive.
Malgrado alcuni giudizi negativi, l’insegnamento veniva visto come una missione.
Quintiliano descrive il maestro ideale.
«Il maestro deve anzitutto assumere verso i propri allievi un atteggiamento paterno e deve essere persuaso che egli prende il posto di coloro che gli hanno affidato i figli. Non deve avere vizi, né deve tollerali in altri».
«Deve essere austero, ma non rigido, affabile, ma senza dar troppa confidenza, per evitare di essere odiato o disprezzato. Deve spesso parlare agli allievi dell’onestà e della bontà, perché tanto più li ammonisce, tanto meno sarà costretto a castigarli…»
«Non deve usare asprezza nel correggere i difetti, e tanto meno offendere, perché il rimproverare con risentimento, quasi con odio, allontana molti dal proposito di studiare. Insomma, non deve umiliarli».

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