Johannes Bückler
Johannes Bückler

@JohannesBuckler

25 تغريدة 2 قراءة Mar 02, 2023
L’uomo è sempre più convinto di essere il padrone incontrastato della terra.
Da millenni ha la convinzione che non esista forza capace di ostacolarlo e di piegarlo a una volontà contraria alla sua.
Se valutiamo le innumerevoli conquiste realizzate certo non si vanta a torto.
Fin dall’inizio.
Dal fuoco alla leva, dalla scrittura all’elettricità, dal motore a scoppio al razzo, dall’aereo supersonico al calcolatore elettronico.
Giusto dire però che quando la natura si scatena nessuna forza umana è in grado di fermarla.
E qui le cose cambiano.
Di fronte a terremoti, uragani e tempeste l’uomo spesso riconosce la propria impotenza.
Come in altre mille piccole cose, l’uomo deve rassegnarsi a non essere il vincitore, bloccato da misteriosi elementi che la natura erge a baluardo della sopravvalutazione umana.
Una lotta continua, che da secoli l’uomo combatte contro il mondo che lo circonda.
E diciamo la verità, non si vede un autentico vincitore. Diciamo un pareggio, via, anche onorevole, in una partita che è ben lungi da essere arrivata ai minuti finali.
E ora una domanda.
Quale battaglia ha avuto fasi decisamente a favore dell’uomo?
Possiamo affermare che una di queste sia la battaglia contro lo sforzo fisico?
Non che la fatica materiale dell’uomo sia stata definitivamente debellata, quello no.
Ma di strada ne abbiamo fatta, e tanta.
Fin dalla leva, che l’uomo delle caverne iniziò a usare per spostare macigni.
E poi via via macchine sempre più ingegnose per debellare questo tenace nemico.
Magari un giorno, chissà, potremo raggiungere tutti i traguardi possibili senza nemmeno il più piccolo sforzo.
Ma torniamo alla battaglia contro lo sforzo fisico, parlando dell’avversario più temibile che l’uomo ha dovuto sconfiggere: l’attrito.
Lo so cosa state pensando.
Johannes oggi ha avuto una giornata pesante.
Invece di raccontare una storia si mette a parlare dell’attrito.
Sì, l’attrito, il più antico e tenace avversario del lavoro dell’uomo.
Però visto che la giornata non è stata solo pesante, vi parlerò di un’invenzione che ha ridotto notevolmente la fatica umana.
Un’invenzione che consente all’uomo di muovere qualcosa con una fatica minore.
Se esiste un’invenzione ci sarà pure un primo inventore.
In questo caso forse no.
Sicuramente usavano qualcosa di simile i romani.
Lo troviamo sulle navi di Nemi dell’età di Caligola che esibivano, su una piattaforma girevole su sfere di bronzo, i loro dei alle folle osannanti.
Lo troviamo tra i cinesi, nei loro ingegnosi macchinari idraulici per l’irrigazione dei campi.
Che lo avevano anche nelle loro dighe sul Fiume Giallo e sul Fiume Azzurro.
E così gli arabi, quando costruivano i loro ciclopici monumenti.
Da sempre l’uomo ha cercato di vincere la battaglia contro lo sforzo fisico trovando una soluzione al difficile problema dell’attrito.
Un nemico che spesso ostacolava ogni iniziativa e spesso la faceva fallire.
Fino a Leonardo, a quel tempo alla corte di Lodovico il Moro.
Era stato lo stesso Lodovico a commissionargli quel lavoro.
Anche se Leonardo non riuscì a ottenere un tangibile risultato
Di che cosa stiamo parlando?
Stiamo parlando del cuscinetto.
Nelle sue più svariate forme, nelle sue diverse soluzioni, nelle sue infinite applicazioni.
Qualcuno lo ha definito: «un economizzatore di energie, un tempo umane, oggi meccaniche».
La stessa funzione della leva con la variante del movimento.
Sostituire, alla resistenza di strisciamento tra due superfici a contatto, una resistenza di rotolamento, infinitamente minore.
Diversi sono stati i brevetti dei cuscinetti a sfera.
Da Philip Vaughan di Carmarthen (Galles) nel 1794 a Cardinet nel 1802
Fino a Jules Suriray, un meccanico di biciclette, che utilizzò i cuscinetti sulla bicicletta che vinse la prima edizione della corsa Parigi-Rouen nel1869.
Poi nel 1907 l'ingegnere svedese Sven Wingquist brevettò un tipo di cuscinetto a sfere.
Fondando nello stesso anno a Göteborg la SKF. Inizialmente registra il marchio “Volvo” " (dal latino "volvere", rotolare) che poi abbandonerà.
Marchio che verrà ripreso poi, sapete da chi.
Stiamo parlando del 1907.
Erano anni in cui l’uomo stava vincendo la grande battaglia del motore a scoppio.
Il 1 luglio del 1899 era nata la Fiat e subito dopo, grazie a Giovanni Agnelli senior e non solo, venivano realizzate le prime vetture nel nuovo stabilimento in Corso Dante
E i cuscinetti?
Fino ad allora nessuno aveva pensato di fabbricare cuscinetti a sfera o a rulli conici in Italia.
Venivano forniti dai francesi e dagli inglesi, quindi nessuno si poneva il problema.
Fino al quel giorno, quando Giovanni Agnelli si trovò ad affrontare un problema.
Nella primavera del 1906 per una gara automobilistica si richiedeva, da regolamento, che tutte le parti delle vetture partecipanti alla prova fossero di costruzione nazionale.
Piuttosto che rinunciare alla corsa Agnelli si rivolse a Roberto Incerti, un emiliano residente a Torino
Che nel 1904 aveva brevettato e cominciato a produrre cuscinetti a sfera in un piccolo laboratorio in via Marochetti.
Non sappiamo come finì quella gara.
Sappiamo però che Agnelli, visti i risultati, passò, grazie a Roberto Incerti, a una più vasta realizzazione.
La costruzione, tra il 1907 e il 1908 a Villar Perosa, di uno stabilimento per la realizzazione di cuscinetti a sfere e a rulli conici.
Nasceva la RIV (acronimo di Roberto Incerti & C. - Villar Perosa), un complesso di 6.250 metri quadrati con macchine modernissime.
Con una propria centrale elettrica.
Inizialmente con una maestranza di 180 unità lavorative.
I cuscinetti prodotti il primo anno? Ventimila.
Tre anni dopo furono duecentomila.
Iniziando a produrre internamente anche le sfere.
I cuscinetti RIV iniziarono a essere apprezzati.
In tutto il mondo.
Nel 1930 la RIV toccò i 4 milioni di cuscinetti all’anno e 4.400 dipendenti.
Fu un crescendo. Con altri stabilimenti.
Alla morte di Agnelli, nel 1945, la Riv aveva 8.000 macchine operatrici, 100 ingegneri, 1.500 impiegati, 9.000 operai ed esportava il 40%.
Una produzione di 100 milioni di pezzi.
Dai cuscinetti piccolissimi a un diametro di 3 metri per un peso di 4 tonnellate.
Nel 1965 la fusione con la SKF e la chiusura, nel 1971, del sito produttivo torinese.
Nel 1979 la SKF ha acquisito il totale controllo dell’azienda.
Non provate a cercare Roberto Incerti su Wikipedia. Non c’è.
La storiografia della Riv e della Fiat gli ha dedicato poche righe. Spesso viene persino ignorato.
Eppure Incerti fu un meccanico geniale, con sei brevetti.
L’ultimo nel 1909, quando ormai aveva abbandonato la RIV.
Cosa lo abbia spinto alla drastica decisione non è noto.
Nessuno conosce i “motivi personali” che lo portarono al recesso e a chiedere che il suo nome fosse immediatamente cancellato dalla ragione sociale
Morì il 13/12/1951. Accanto solo la famiglia.
Nessuno si ricordò di lui.

جاري تحميل الاقتراحات...