Lo so, prima o poi arriva per tutti.
Il mio è oggi, 29 giugno 1967.
Se potessi tornare indietro agirei in modo diverso? Come tutti.
Ma ormai è troppo tardi.
Mi sto spegnendo.
Diabete e cirrosi epatica, hanno detto i dottori. Fortunatamente sono lucido.
Almeno per ricordare.
Il mio è oggi, 29 giugno 1967.
Se potessi tornare indietro agirei in modo diverso? Come tutti.
Ma ormai è troppo tardi.
Mi sto spegnendo.
Diabete e cirrosi epatica, hanno detto i dottori. Fortunatamente sono lucido.
Almeno per ricordare.
E ricordo bene quel giorno.
Era il 29 giugno 1933 a Long Island City, New York.
Un giovedì, esattamente alle ore 21.35.
Sul ring di Garden Bowl lui era già salito.
Si chiamava Jack Sharkey, americano, di 31 anni.
Al peso aveva accusato 90,950 Kg. per un’altezza di 1,83.
Era il 29 giugno 1933 a Long Island City, New York.
Un giovedì, esattamente alle ore 21.35.
Sul ring di Garden Bowl lui era già salito.
Si chiamava Jack Sharkey, americano, di 31 anni.
Al peso aveva accusato 90,950 Kg. per un’altezza di 1,83.
Era salito per primo con sulle spalle un asciugamano e in vita la cintura di campione del mondo.
C’erano 40.000 spettatori, quasi tutti a fare il tifo per lui.
L’incasso era stato di 184.000 dollari.
A bordo ring c’erano tutti, anche Fiorello La Guardia.
C’erano 40.000 spettatori, quasi tutti a fare il tifo per lui.
L’incasso era stato di 184.000 dollari.
A bordo ring c’erano tutti, anche Fiorello La Guardia.
Ero emozionatissimo per quelle quindici riprese per la conquista della corona di campione del mondo. Ricordo che l’arbitro era Arthur Donovan.
I giudici Charles Lynch e Jim Buckley.
Aspettavo quel giorno da quel 31 dicembre 1929, quando ero sbarcato negli Stati Uniti.
I giudici Charles Lynch e Jim Buckley.
Aspettavo quel giorno da quel 31 dicembre 1929, quando ero sbarcato negli Stati Uniti.
Rispetto a Jack Sharkey non avevo solo qualche anno in meno.
Ma avevo anche molto, molto di più.
Il peso per esempio.
Lui pesava 90,950 Kg, io 118,190.
Lui era alto 1,83, io 2,04.
Un gigante quindi, rispetto a lui.
Ma nella boxe peso e altezza non sono tutto, vi assicuro.
Ma avevo anche molto, molto di più.
Il peso per esempio.
Lui pesava 90,950 Kg, io 118,190.
Lui era alto 1,83, io 2,04.
Un gigante quindi, rispetto a lui.
Ma nella boxe peso e altezza non sono tutto, vi assicuro.
“L’italiano si muove come un peso piuma per un uomo del suo enorme peso. Poi colpisce ancora l’avversario con due destri al corpo [...]In quel preciso momento Sharkey subisce un terrificante uppercut destro alla mascella che quasi decapita il bostoniano”
Mi ero trasferito in Francia dagli zii dove mi ero messo a fare il boscaiolo.
Ero eccezionalmente grande e grosso per la mia età, e per questo venni assunto in un circo a sollevare pietre. Due anni ci sono rimasto.
Fu un ex pugile francese, Paul Journèe, a scoprire la mia forza.
Ero eccezionalmente grande e grosso per la mia età, e per questo venni assunto in un circo a sollevare pietre. Due anni ci sono rimasto.
Fu un ex pugile francese, Paul Journèe, a scoprire la mia forza.
Però accettai.
E debuttai il 12 settembre 1928 con un k.o. alla seconda ripresa.
Tra il 1928 e il 1929 disputai diciassette incontri vincendone sedici.
Niente male, vero?
Lo so, non sapevo boxare, ma i miei pugni facevano male. Molto male.
Fu così che accettai quella proposta.
E debuttai il 12 settembre 1928 con un k.o. alla seconda ripresa.
Tra il 1928 e il 1929 disputai diciassette incontri vincendone sedici.
Niente male, vero?
Lo so, non sapevo boxare, ma i miei pugni facevano male. Molto male.
Fu così che accettai quella proposta.
Tutti uomini che facevano capo ad un uomo solo: Al Capone.
Ingenuo, mi fidavo di quelle persone.
Col tempo ho capito di aver sbagliato, ma non mi sono mai reso conto che quegli incontri erano truccati.
Che il loro motto era: «Carnera deve vincere con i pugni o con i soldi».
Ingenuo, mi fidavo di quelle persone.
Col tempo ho capito di aver sbagliato, ma non mi sono mai reso conto che quegli incontri erano truccati.
Che il loro motto era: «Carnera deve vincere con i pugni o con i soldi».
Per tutto il 1930 diventai una colossale macchina da soldi.
Vincevo sempre per k.o.
Ma io torno a ripetervi che non sapevo nulla, assolutamente nulla del piano messo in piedi da quelli che consideravo miei amici.
L’ho saputo solo a fine carriera, dovete credermi.
Vincevo sempre per k.o.
Ma io torno a ripetervi che non sapevo nulla, assolutamente nulla del piano messo in piedi da quelli che consideravo miei amici.
L’ho saputo solo a fine carriera, dovete credermi.
Ero convinto di vincere solo grazie ai miei pugni.
Lo so, quando si parla di me la mente corre subito ad un campione che arrivò al titolo attraverso l’inghippo. Pur ignorandolo, può essere vero per quanto riguarda l’inizio, ma vi assicuro che fu solo per un breve periodo.
Lo so, quando si parla di me la mente corre subito ad un campione che arrivò al titolo attraverso l’inghippo. Pur ignorandolo, può essere vero per quanto riguarda l’inizio, ma vi assicuro che fu solo per un breve periodo.
Soprattutto il sinistro.
Alla fine del 1930 incontrai Jim Malone, perdendo ai punti.
La mafia ormai mi aveva praticamente abbandonato.
Rientrai in Europa battendo il fortissimo Paulino Uzcudun.
Ora potevo camminare da solo.
Ritornai quindi negli Stati Uniti.
Alla fine del 1930 incontrai Jim Malone, perdendo ai punti.
La mafia ormai mi aveva praticamente abbandonato.
Rientrai in Europa battendo il fortissimo Paulino Uzcudun.
Ora potevo camminare da solo.
Ritornai quindi negli Stati Uniti.
Riprendendo a vincere e soprattutto a convincere
Ero veramente un pugile straordinario.
E ora le mie vittime andavano al tappeto grazie ai miei pugni.
Mi muovevo con buona velocità, sapevo soffrire e combattere.
Il mio sinistro velenosissimo. Il mio destro squassante
Ero veramente un pugile straordinario.
E ora le mie vittime andavano al tappeto grazie ai miei pugni.
Mi muovevo con buona velocità, sapevo soffrire e combattere.
Il mio sinistro velenosissimo. Il mio destro squassante
Nacque il mio personaggio.
Buono, cortese, coraggioso, leale, anche se ancora troppo ingenuo.
Però i miei incontri ora erano genuini, onesti e autentici.
Come la vittoria del campionato del mondo del 1933 che ho raccontato all’inizio.
Buono, cortese, coraggioso, leale, anche se ancora troppo ingenuo.
Però i miei incontri ora erano genuini, onesti e autentici.
Come la vittoria del campionato del mondo del 1933 che ho raccontato all’inizio.
Perché parlo di pochi soldi? Perché ero povero.
E’ vero, fin dall’inizio vincevo, vincevo sempre, ma i soldi finivano quasi tutti nelle tasche di quegli imbroglioni che mi spolpavano e mi sfruttavano fino all’ultimo dollaro.
Ma non solo quello.
Volete un esempio?
E’ vero, fin dall’inizio vincevo, vincevo sempre, ma i soldi finivano quasi tutti nelle tasche di quegli imbroglioni che mi spolpavano e mi sfruttavano fino all’ultimo dollaro.
Ma non solo quello.
Volete un esempio?
Diedi 35.000 dollari a una cameriera italiana, Giuseppina Terzini.
Il motivo?
Le avevo promesso di sposarla e per la «mancata promessa di matrimonio» la Corte Federale di New York mi portò via quella cifra.
Il resto finì nelle tasche di manager e allenatori.
A me solo 360 dollari
Il motivo?
Le avevo promesso di sposarla e per la «mancata promessa di matrimonio» la Corte Federale di New York mi portò via quella cifra.
Il resto finì nelle tasche di manager e allenatori.
A me solo 360 dollari
جاري تحميل الاقتراحات...