Johannes Bückler
Johannes Bückler

@JohannesBuckler

18 تغريدة Mar 02, 2023
A Napoli è il numero 48 a rappresentare il “morto che parla”.
A Roma, in quel lontano 1985, fu il 47 a turbare i sonni di molti italiani.
E in quel caso il lotto non c’entrava.
Il 47 era il numero del modello ministeriale che conteneva le istruzioni per la sanatoria edilizia.
La legge 28/2/1985 n° 47 si riferiva a "Norme in materia di controllo dell'attività urbanistico-edilizia”, ma tra le maggiori conseguenze c’era la possibilità di ammettere al condono edilizio tutti gli abusi realizzati fino al 1/10/1983.
Quel condono edilizio fu una storia esemplare, iniziata cinque anni prima.
Nell’estate del 1980 il governo, dopo innumerevoli polemiche, aveva presentato al Parlamento il primo disegno di legge per sanare piccoli e grandi abusi edilizi.
Il ddl ebbe il via libera al Senato.
Ma poi tutto si bloccò per la fine della legislatura.
Un nuovo tentativo fu fatto nel novembre 1983 e questa volta il tentativo riuscì.
Certo, ci volle un anno e mezzo di spola tra Montecitorio e Palazzo madama, tra agguati e polemiche senza fine.
Ma poi il 28 febbraio 1985 vide la luce la legge sul condono edilizio.
E subito dopo altri due decreti per modificarne alcuni aspetti.
Un condono edilizio fondato sul pentitismo che non faceva differenza tra case, casette, casupole ed enormi ville in riva al mare.
Quanti soldi pensava di incassare lo Stato?
E i Comuni? Vediamo.
C’è chi parlò di 8.000 miliardi di lire, chi di 13.000 miliardi di lire, chi invece fu molto dubbioso sulle cifre, In fondo non esisteva nessun censimento delle case abusive.
Alcune inchieste giornalistiche riportavano che il 61% delle case costruite dal 1972 al 1981 erano totalmente abusive.
Ricordate il lungo iter della legge?
Nel solo biennio 1983-1984, prima dell’approvazione della legge, furono costruiti altri 230.000 manufatti abusivi.
L’unica cosa certa erano i voti, insomma. Tanti voti. Dimenticavo.
All’inizio abbiamo parlato del modello ministeriale 47 che conteneva le istruzioni per la compilazione per la sanatoria edilizia.
E che tolse il sonno agli italiani.
Vediamo il perché.
Dopo l’approvazione della legge andarono in stampa i moduli 47 da parte del Ministero dei Lavori Pubblici.
I primi due milioni di moduli finirono subito al macero perché contenevano errori.
Tranquilli, ci costarono solo qualche centinaio di milioni di lire.
Dai, la ristampa sarà andata meglio.
Sicuramente meglio.
Non proprio.
Altra stampa e altri errori.
Che facciamo? Buttiamo anche questi? Non sia mai. Facciamo così.
Lasciamo in circolazione i moduli sbagliati e nel frattempo pubblichiamo sui giornali una serie di “errata corrige”
Toccherà al cittadino, che di regola non ha niente da fare rispetto a noi politici, rettificare a mano i moduli sbagliati.
Peccato che non contenessero solo errori.
Bastava leggere uno di quei moduli per evitare di acquistare la settimana enigmistica.
Altro che rebus.
Un rebus dei più complicati, tra l’altro, realizzato da quelli che il Censis definiva “i nuovi scrivani”, consulenti nati come funghi proprio per quel tipo di leggi.
Nicolazzi non sapeva che pesci prendere.
E come muoversi.
Tutto quei moduli sbagliati e incomprensibili.
I cittadini a questo punto si misero in attesa di una proroga.
Rispetto al 30 novembre per il condono e al 31 dicembre per la sanatoria su opere interne.
A fine maggio del 1986 il Ministero avrebbe dovuto relazionare il Parlamento.
Ma i moduli erano sempre sbagliati.
Il 3 aprile 1918 Luigi Einaudi scriveva sul Corriere della Sera che: «occorrono leggi semplici, perequate, senza trabocchetti e inflessibili».
Ma nello stesso articolo diceva qualcosa anche sui condoni.
«I tiri mancini riescono una volta sola e poi diventano sterili. Converrà non giocare d’astuzia contro i contribuenti».
Quel governo giurò e spergiurò che quel condono edilizio sarebbe stato l’ultimo.
Basta condoni e basta costruzioni abusive.
Come non detto.
Tra il 1982 e tutto il 1997 furono calcolate in 970.000 le nuove costruzioni abusive.
E allora che fare?
Ci pensò la legge 23/12/1994 n° 724: "Misure di razionalizzazione della finanza pubblica", art. 39.
A riaprire i termini della precedente legge 47/1985, estendendoli agli abusi realizzati fino al 31/12/1993. Con alcune limitazioni.
Insomma.
Ogni volta un condono, l'ultimo, e ogni volta la stessa raccomandazione.
«L’inopportunità di aprire nuovi condoni, che alimenterebbero in ogni caso la spirale dell'illegalità e delle aspettative indebite ad essa collegate».
Già.
Prosit.

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