Johannes Bückler
Johannes Bückler

@JohannesBuckler

21 تغريدة Mar 02, 2023
Oggi il Torneo al Queen’s Club è riservato ai soli uomini, ma non era così ai miei tempi.
Era comunque considerato, come oggi, la migliore anticamera prima della partecipazione a Wimbledon, il mio obiettivo.
E la mia spalla non va ad infiammarsi giocando proprio quel torneo?
Una maledetta sfortuna.
Ero arrivata da poco proprio per fare il gran salto.
Negli USA, la mia patria, avevo vinto molto, per quello avevo deciso di sbarcare in Europa.
E avevo iniziato vincendo i Tornei di Surbiton e Manchester, come preparazione a Wimbledon.
Mi presento.
Mi chiamo Maureen Connolly e sono nata il 17 settembre 1934 a San Diego, in California.
Papà voleva un maschio, e per molti anni ho sempre pensato che fosse mia la colpa.
Del suo abbandono, dopo avermi promesso che sarebbe andato a comprarmi un gelato perché avevo la febbre.
Avevo quattro anni e da quel giorno non lo vidi più. Anche se ero piccola mi piaceva andare a cavallo, ma dovetti smettere presto.
Senza papà, la mamma non aveva i soldi per pagarmi le lezioni.
Fu allora che vidi in tv l’incontro di tennis tra Gene Garrett e Arnie Saul.
E fu amore a prima vista.
Volevo giocare a tennis e mamma mi procurò una racchetta da un dollaro e cinquanta.
Avevo dieci anni quando mi vide l’allenatore Wilbur Folson.
Fu lui a decidere di risolvere quel "piccolo" problema che avevo.
A quei tempi nessuno era riuscito ad arrivare ai vertici del tennis mondiale con quel “problema”.
Nessuno.
Per tutti era ormai considerato un limite.
Fu così che il mio allenatore mi mise la racchetta nella mano destra e non nella sinistra con cui scrivevo e disegnavo.
A 13 anni il primo torneo nella mia città e prima sconfitta.
Ma avevo talmente tanta rabbia in corpo per l’abbandono di papà che quel giorno promisi a me stessa che in seguito avrei dovuto vincere sempre.
E cominciai a farlo. Con rabbia.
Una rabbia che piacque a Eleanor Tennant
Eleanor Tennant, considerata la migliore allenatrice nel mondo del tennis femminile americano.
Non avevo ancora 15 anni quando mi iscrissi agli US Open del 1949 sul cemento di Forest Hills.
Venni eliminata al secondo turno.
E anche l’anno seguente.
Ancora non sapevo che quelle due sconfitte sarebbero state le mie uniche sconfitte nei Tornei del Grande Slam.
Mi presentai agli US Open del 1951 come quarta testa di serie.
Come favorite le grandi Doris Hart e Shirley Fry
I miei sedici anni contro due mostri sacri del tennis mondiale.
Due fenomeni.
Arrivata in semifinale abbastanza facilmente incontrai Doris Hart battendola 6-4 6-4.
E poi in finale Shirley Fry.
Va bene, vinsi 6-3, 1-6, 6-4 , ma con con tanta rabbia in corpo per aver perso un set.
Conquistata l’America era tempo di andare nel tempio del tennis mondiale.
Wimbledon, la mia prima esperienza sull’erba.
E poi quell’infiammazione.
La mia allenatrice Eleanor Tennant insistette per la rinuncia.
Diceva che avrei rischiato di peggiorare la spalla.
Potevo rinunciare con quella voglia di vincere che avevo dentro?
Convocai una conferenza stampa e comunicai a tutto il mondo due cose.
La prima.
Avrei partecipato al torneo di Wimbledon anche con la spalla infiammata.
La seconda.
Avevo deciso di licenziare la mia allenatrice.
Lo so cosa state pensando, ma lei mi aveva “ordinato” di non giocare.
Una cosa che non sopportavo.
Come finì la mia prima esperienza sull’erba?
Arrivai in finale con i miei 18 anni non ancora compiuti per affrontare la grande Brough, undici anni di differenza.
Vinsi 7-5, 6-3.
E da quel momento nessuno riuscì più a fermarmi. Vinsi di nuovo gli US Open nel 1952 con un chiodo fisso per il 1953.
Nessuna donna era riuscita a vincere il grande slam, Australian Open - Open di Francia - Torneo di Wimbledon e U.S. Open.
Io lo avrei fatto.
Malgrado non avessi ancora compiuto 19 anni.
E ci riuscii, vincendo tutti quei tornei.
E nel 1954 ancora Wimbledon e il Roland Garros. Senza dimenticare le quattro vittorie nella Wightman Cup, una competizione annuale tra gli Stati Uniti e la Gran Bretagna.
Il mio nuovo allenatore Harry Hopman, quando lo avevo contattato, mi aveva detto che mi avrebbe allenata a patto che mi liberassi della rabbia che avevo dentro.
Pensavo fosse la mia arma migliore, ma aveva ragione lui.
Fu con lui che arrivai al numero uno del ranking mondiale.
San Diego mi adorava.
A tal punto da regalarmi un cavallo, Colonel Merryboy.
E lo stavo cavalcando, due settimane dopo aver vinto il mio terzo Wimbledon (non avevo ancora 20 anni), quando quella betoniera lo spaventò a tal punto da farmi cadere.
Franandomi poi addosso.
Diciannove anni, rottura di tibia e perone e carriera finita.
La presi bene.
Soprattutto perché, quando mi svegliai dopo l’operazione, la prima cosa che vidi fu un uomo robusto con i capelli grigi.
Lo riconobbi dagli occhi: mio padre.
Mio padre era tornato ed io ero felice.
Maureen Connolly non ne fece un dramma.
Ottenuto il risarcimento per l’infortunio si dedicò ai cavalli e alla famiglia lavorando come giornalista di tennis.
Nel 1954 sposò Norman Brinker della squadra di equitazione USA avendo due figli Cindy e Brenda nel 1957 e 1959.
Considerata la più forte tennista “under 20” di ogni epoca, fra il ‘51 e il ‘54 ha vinto tutti e 9 Majors che ha giocato.
Cinquanta vittorie, zero sconfitte.
Praticamente imbattibile, definita “Little Mo”, (dalla corazzata “Big Mo”, dove era stata firmata la resa del Giappone)
Imbattibile, fino a quella maledetta ultima partita.
Una delle poche partite che non riuscì a vincere.
Si è spenta il 21 giugno 1969, all’età di 34 anni.

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