Johannes Bückler
Johannes Bückler

@JohannesBuckler

25 تغريدة 2 قراءة Mar 02, 2023
Fui sicuramente uno dei primi a leggere quel romanzo, uscito esattamente il 25 aprile 1719.
E non potei fare a meno di rilevare un sacco di inesattezze.
Per me era chiaro.
Quello che lo aveva scritto non aveva mai vissuto ai tropici.
C’erano un sacco di errori e imprecisioni.
Come quel personaggio inseguito dai selvaggi che non sapeva nuotare. Assurdo.
E cosa dire del protagonista che, in un’isola del Sudamerica, si era messo a costruire una palizzata per proteggersi dalle bestie feroci? Altra assurdità.
E poi foche, pinguini, alle foci dell’Orinoco.
A quei tempi ero sottotenente sulla nave Weymouth della marina di S.M. britannica.
Non mi intendevo di cose letterarie, avevo letto si e no la Bibbia, ma in quel caso avevo diritto più di chiunque altro di esprimere la mia opinione.
Perché il protagonista di quel libro, ero io.
Mi chiamo Alexander Selkirk.
Selkirk dal nome di una montagna del mio paese che adottai come nome di battaglia.
In realtà mi chiamo Selcraig. O forse Selkrag, non ricordo.
Comunque a quello io la storia l’avevo raccontata giusta.
A quel Defoe, che era venuto a trovarmi, intendo.
La mia storia era già conosciuta da tempo.
Otto anni prima divulgata da uno scrittore anonimo, poi da un articolo apparso sulla rivista The Englishman.
Aveva creato molto interesse nel pubblico inglese.
Poi era toccato al capitano Woodes Rogers, dedicarmi un libro.
O meglio, alcuni capitoli di un libro, in cui narrava le vicende del suo viaggio intorno al mondo.
Compiuto tra il 1708 e il 1711 dalle navi di S.M. Duke e Dutchess dove lui era imbarcato come comandante.
Il successo fu strepitoso, tanto da andare esaurito in poco tempo.
Fu proprio in quegli anni che quel Defoe, Daniel Defoe credo si chiamasse, deluso dalla politica, e con alcuni problemi finanziari, valutò l’idea di trovare un argomento di sicuro successo per un suo libro. Probabilmente fu il libro di Rogers a dargli l’idea.
Quella di raccontare le mie gesta, ma a modo suo.
Le gesta di Selkirk, che poi sarei io.
Per quello venne a trovarmi a Largo, nella contea di Fife in Scozia, dove vivevo e dove ero nato nel 1676, settimo figlio di un calzolaio.
Per documentarsi, insomma.
Io gli avevo descritto la mia avventura in modo preciso.
Esattamente «le diverse rivoluzioni prodottesi nel mio spirito durante la mia lunga solitudine».
L’anno dopo, nel 1719, il suo libro, “Robinson Crusoe”, faceva la sua prima comparsa in libreria.
Uscito il 25 aprile 1719 ebbe ben quattro edizioni nei primi sei mesi.
Poi ininterrotte ristampe negli anni successivi.
Traduzioni nelle principali lingue d’Europa e. come si usava a quel tempo, una miriade di contraffazioni e imitazioni.
Chi era Robinson Crusoe?
Allora siete di coccio. Sono io, Alexander Selkirk
E giusto ricordare che quel Daniel Defoe non era un giramondo, e a me non sembrava neppure un letterato.
Lasciata la politica lui aveva bisogno di soldi.
Credo abbia scritto quel libro per pagare il matrimonio della figlia.
Perché mi chiamavano “Tête de Pierre”, Testa di Pietra?
Era successo mentre navigavo alla volta della Giamaica, sul brigantino Good Hope.
La traversata procedeva tranquillamente quando nelle acque di Cuba venimmo assaliti dai pirati.
Ci fu un combattimento. E ci presero la nave.
Ma nella lotta mi buscai un terribile colpo d’ascia alla testa.
Un colpo che avrebbe ucciso chiunque.
Non il sottoscritto.
Mi ripresi tanto rapidamente da meritarmi quel soprannome.
Fatto prigioniero, quei pirati mi avevano portato sull’isola della Tortuga.
E qui ceduto a un bucaniere che mi portò a San Domingo per cacciare buoi selvatici nella savana.
Io, che ero venuto al mondo col virus dell’avventura nel sangue.
E per un inglese l’avventura aveva un volto solo: quello mutevole dell’oceano.
Tanto che a diciannove anni scappai da casa e da un padre che pretendeva continuassi la sua attività: quella di calzolaio
E' così che finii sul brigantino Good Hope, poi con i pirati e infine a San Domingo.
Salvare la vita al mio padrone fu la mia salvezza. Ottenni la libertà.
E mi arruolai sotto la bandiera di Gabriel-le-Basque, uno dei più famosi pirati di quei tempi.
Mi piaceva quella vita.
Tanto da acquisire fama e gloria tra i cosiddetti Frères de la côte.
Ma poi il capo morì, e ritornai a casa.
Per ricomparire due anni dopo. Sempre in mare.
William Dampier aveva armato due navi per dare la caccia ai galeoni spagnoli.
Io ero imbarcato sul “Cinque Porti” finanziata dai banchieri della City.
Cosa mi indusse ad abbandonare la Cinque Porti per rimanere solo su un’isola persa nel pacifico, a 600 km dalla costa?
Un sogno. Dove la nave “Cinque Porti” naufragava con tutto l’equipaggio.
Era il settembre del 1704 ed avevamo fatto scalo all’isola Juan Fernández per alcuni riparazioni. Quando fu il momento di ripartire dissi al capitano che sarei rimasto sull’isola.
Detto fatto.
Seduto su una cassetta da marinaio assistetti alla partenza del Cinque Porti, fino al momento in cui la nave sparì all’orizzonte.
Robinson Crusoe, secondo il Defoe, rimase ventotto anni sulla sua isola.
Io gli avevo detto che la mia esperienza era durata 4 anni.
Quattro anni e quattro mesi per la precisione.
Che bastarono per cambiarmi totalmente.
Perché quando vidi la mia nave sparire all’orizzonte mi prese la disperazione.
L’idea del suicidio mi ossessionava.
Anche se a poco a poco le cose da fare mi presero completamente.
Costruire una casa per esempio.
E poi assicurami il cibo.
I mille piccoli e grandi problemi riuscirono piano piano a calmarmi.
E così diventai un costruttore, un contadino, un vasaio, un mobiliere.
Anche se a tratti la follia mi prendeva di nuovo.
Cominciai ad addomesticare gli animali catturati.
Ma niente poteva sostituire la presenza umana.
Poi venne la crisi spirituale.
Ridotto in fin di vita da un incidente di caccia, mi ricordai di Dio
E che nella cassetta da marinaio c’era una Bibbia. Leggerla, mi aiutò molto.
Ritrovai pace e speranza.
Fino al ritrovamento, il 31 gennaio 1709, quando la Duke e la Dutchess si ancorarono accanto all’isola.
I marinai videro in me un vero uomo dei boschi, con capelli e barba lunghissimi e pelle scurita dal sole. Vestito di pelli.
Ma qualcosa non andava.
Quando provai a raccontare la mia storia mi accorsi di non riuscire a emettere suoni.
Avevo disimparato a parlare.
Venni imbarcato come nostromo sul Duke
E poi promosso corsaro.
Il capitano Rogers mi prendeva in giro.
“Un corsaro timorato di Dio”.
Tornai a casa nel 1711.
"In un mondo che non riuscì più a dargli la tranquillità della solitudine”.
Ricordate?
Selkirk era rimasto sull'isola dopo aver sognato la sua nave destinata al naufragio.
Qualche tempo dopo il suo arrivo sull’isola, la “Cinque Porti” affondò vicino all’’isola di Malpelo.

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