𝕃𝕒 𝕊𝕥𝕠𝕣𝕚𝕒 𝓮 𝓵𝓮 𝓘𝓭𝓮𝓮
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@lastoriaeleidee

26 تغريدة 4 قراءة Nov 10, 2022
Ieri abbiamo iniziato a vedere assieme situazione e strategie delle maggiori potenze internazionali durante gli anni '30 ( per capire anche le similitudini (per noi poche) e le differenze (per noi tante) di quel periodo con la situazione odierna.
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Affrontiamo in questo thread le tre così dette potenze revisioniste cioè quelle che contestavano, spesso con azioni o minacce belliche, l'ordine internazionale scaturito dalla Pace di Versailles e partiamo con la nazione che lo fa per prima e no non è la Germania di Hitler.
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Il Giappone degli anni '30 è caratterizzato dalla violenza politica degli ultranazionalisti che fra assassini e tentativi di colpi di stato, si veda qui ad esempio alla fine porta ad una dittatura militaristica che ha assonanze coi fascismi europei.
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Il risultato è una società irreggimentata, impregnata di bellicismo ed espansionismo, sottoposta a censura dell'informazione e con una economia corporativa molto più coerente di quella italiana (e che sopravvivrà in parte anche dopo la guerra) ed i militari i veri dominus.
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Questo si vede benissimo con l'invasione della Manciuria nel 1931, decisa in autonomia da Tokyo da parte dell'Armata del Kwantung dell'Esercito imperiale giapponese, schierata nella concessione in Cina ereditata dalla Russia dopo la vittoriosa guerra del 1905.
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L'Armata del Kwantung è il corpo d'elite dell'esercito ed i suoi comandanti fra i maggiori esponenti della casta militare giapponese. Invece di essere puniti per l'insubordinazione, ricevono rinforzi e riescono a creare un vero e proprio stato fantoccio dominato da loro.
6/23
Questo atto di aggressione alla Cina provoca le proteste soprattutto da parte degli USA ed è la prima grande crisi internazionale dopo la WWI. La Società delle Nazioni si trovò impotente a risolvere la situazione e il Giappone stesso esce dall'organizzazione nel 1933.
7/23
La stessa Armata del Kwantung è protagonista sempre in autonomia da Tokyo dell'inizio della guerra con la Cina nel '37 di cui abbiamo parlato qui e fra '38 e '39 di un tentativo di invasione della Mongolia sovietica fermato da un giovane Žukov.
8/23
Pur se iniziate in maniera estemporanea ed opportunistica queste iniziative militari si inseriscono in una strategia volta a imporre nell'est asiatico una egemonia militare ed economica giapponese simile alla Dottrina Monroe: la Dottrina Amō enunciata dal governo nel 1934.
9/23
Potenza vincitrice della WWI come il Giappone, anche l'Italia passa da garante a picconatrice dell'ordine di Versailles negli anni '30 precisamente dopo la rottura del Fronte di Stresa ( la guerra d'Etiopia e le sanzioni della Società delle Nazioni.
10/23
Ma se la propaganda del fascismo indica obiettivi gloriosi e sempre cangianti, l'egemonia nel Mediterraneo, la compartecipazione a Suez, la Tunisia e la Corsica francesi, addirittura diventare potenza oceanica la realtà è che Mussolini vive di opportunismo e prestigio.
11/23
L'intervento al fianco di Franco nella guerra civile spagnola è sì un contributo ad un alleato ideologico, ma non ha nessuna ricaduta reale pratica strategica, solo un folle dispendio di mezzi per poter affermare di essere il decisore delle sorti di altri paesi.
12/23
L'unica vera, grande vittoria di Mussolini è per l'appunto l'Accordo di Monaco quando può vantarsi col mondo intero di avere salvato la pace in Europa. Proprio questo scarto fra le parole e le erratiche azioni ha reso complessa la analisti storica della strategia italiana.
13/23
La firma del Patto d'Acciaio nel maggio 1939 costringerebbe l'Italia a seguire la Germania, ma non solo la non belligeranza di settembre ma anche dettagli, come le fortificazioni sul Brennero che si continuano a costruire fino al 1940, mostrano l'indecisione strategica.
14/23
In pratica alla fine l'Italia di Mussolini è un one-man-show in cui il Duce decide al momento o quasi, seguendo il suo "infallibile" istinto, l'opportunità migliore per coprirsi di prestigio ed onore finché quella che doveva essere una "guerra già vinta" ne svela il bluff.
15/23
Siamo arrivati infine all'ultima potenza revisionista, uno dei grandi sconfitti della WWI, la Germania: un paese che nei primi anni '30 è impoverito dalla crisi, dalle riparazioni di guerra, incattivita e spaventata da anni di violenza politica e di milizie fasciste.
16/23
L'ascesa di Hitler avviene quindi in una situazione politica già ampiamente deteriorata come dimostra il colpo di stato in Prussia ( e con dietro comunque l'apparato ideologico di destra estrema dei pensatori della Konservative Revolution.
17/23
Ma concentriamoci sulla strategia estera di Hitler che ancora oggi è un argomento molto discusso fra gli storici fra chi afferma che il suo obiettivo fosse l'egemonia mondiale su base razziale e chi pensa che un altro cancelliere di destra non sarebbe stato molto diverso.
18/23
In mezzo ovviamente ci sono mille sfumature anche perché le fonti, le testimonianze e i documenti possono avvalorare entrambe le interpretazioni. La follia terrificante dell'Olocausto porta poi spesso ad oscurare anche fatti storici difficilmente contestabili.
19/23
Ad esempio la rimilitarizzazione della Germania, la riunificazione sotto una sola nazione dei germanofoni, la Großdeutschland, ridiventare la potenza egemonica dell'Europa centrale sono concetti e idee condivise da grande parte delle elite economiche e militari tedesche.
20/23
L'azione di Hitler che ondeggia fra minacce, pragmatismo e opportunismo viola le regole comportamentali della rigida etichetta diplomatica del tempo, ma non è folle di per sé.
Soprattutto capisce prima e meglio di altri le spaccature presenti nell'ordine internazionale.
21/23
L'Accordo di Monaco per Hitler è ad esempio una sconfitta. SI rassegna a non smembrare subito lo stato cecoslovacco sotto la pressione sia dei suoi generali sia della voglia di pace del popolo tedesco. Ma ci pensano le varie etnie di quel paese a farlo solo pochi mesi dopo.
22/23
La differenza fondamentale con gli altri protagonisti coevi è che Hitler è pronto alla guerra totale, senza limiti. E nonostante questo si aspetta che anche l'aggressione alla Polonia si possa risolvere con un accordo. Ma il gioco è oramai troppo liso e non può riuscire.
23/23
Per approfondire, oltre ai testi citati relativamente all'Accordo di Monaco, consigliamo anche:
The Origins of World War Two
The Debate Continues
Edited by Robert Boyce and Joseph A. Maiolo
@Palgrave, 2003
23bis/23
The Origins of the Second World War
1933–1941
Ruth Henig
@routledgebooks, 1985
23ter/23
E il classico e controverso:
Le origini della seconda guerra mondiale
Alan John Percivale Taylor
@editorilaterza, 1961
23quater/23

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