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Nei due thread precedenti vi ho raccontato dell’incontro all’Arcivescovado di Mussolini con il cardinale Schuster e i capi del CLN che hanno chiesto al duce una resa incondizionata e una risposta entro un’ora.
Nei due thread precedenti vi ho raccontato dell’incontro all’Arcivescovado di Mussolini con il cardinale Schuster e i capi del CLN che hanno chiesto al duce una resa incondizionata e una risposta entro un’ora.
La risposta non era arrivata e Mussolini era partito per Como.
Fino al tentativo di partire senza la scorta tedesca.
Che ha un solo obiettivo.
Fino al tentativo di partire senza la scorta tedesca.
Che ha un solo obiettivo.
Evitare che Mussolini cada in mani sbagliate.
Quando il capo della scorta Birzer si accorge che Mussolini sta per partire senza la scorta ordina ai suoi di estrarre le armi.
Alcuni hanno bombe a mano in pugno.
Un silenzio di morte, cala sul cortile.
Quando il capo della scorta Birzer si accorge che Mussolini sta per partire senza la scorta ordina ai suoi di estrarre le armi.
Alcuni hanno bombe a mano in pugno.
Un silenzio di morte, cala sul cortile.
«Adesso sì che possiamo partire» gli dice Birzer.
Il gesto con la mano di Mussolini dice tutto. Rassegnato, sale in macchina.
La colonna parte, direzione Menaggio.
Davanti la Volkswagen di Birzer, dietro l’Alfa di Mussolini, poi il camion delle SS e dietro i gerarchi fascisti.
Il gesto con la mano di Mussolini dice tutto. Rassegnato, sale in macchina.
La colonna parte, direzione Menaggio.
Davanti la Volkswagen di Birzer, dietro l’Alfa di Mussolini, poi il camion delle SS e dietro i gerarchi fascisti.
26 aprile ore 5.30, Menaggio.
Mussolini è stanco e appena arrivato è salito in camera a dormire, nella villa del segretario del fascio, il vice federale Castelli.
Birzer è irremovibile nel voler pretendere di mettere due guardie al cancello.
Mussolini è sempre più rassegnato.
Mussolini è stanco e appena arrivato è salito in camera a dormire, nella villa del segretario del fascio, il vice federale Castelli.
Birzer è irremovibile nel voler pretendere di mettere due guardie al cancello.
Mussolini è sempre più rassegnato.
I fascisti non sono contenti.
In questo modo si capirà subito che dentro c’è il duce. Birzer non è contento.
Sa che a Menaggio c’è un bivio.
La strada principale porta a Dongo e in Valtellina.
Ma l’altra al valico di Porlezza e in Svizzera. Comprende che la partita si decide qui.
In questo modo si capirà subito che dentro c’è il duce. Birzer non è contento.
Sa che a Menaggio c’è un bivio.
La strada principale porta a Dongo e in Valtellina.
Ma l’altra al valico di Porlezza e in Svizzera. Comprende che la partita si decide qui.
Mussolini dorme.
Nel frattempo il segretario Gatti dirotta i gerarchi fascisti a Cadenabbia. La riunione non è tranquilla. «Mussolini vuole abbandonarci» si lamenta qualcuno. Graziani è deciso: «Io vado a Como a combattere e morire».
Nessuno lo segue.
Nel frattempo il segretario Gatti dirotta i gerarchi fascisti a Cadenabbia. La riunione non è tranquilla. «Mussolini vuole abbandonarci» si lamenta qualcuno. Graziani è deciso: «Io vado a Como a combattere e morire».
Nessuno lo segue.
Ma torniamo a Mussolini.
Che dorme solo tre ore.
Poi scende in piazza con Birzer dietro che lo segue come un’ombra.
26 aprile. Ore 12.00, piazza di Menaggio.
La colonna si riforma. Birzer si spazientisce.
«Duce, posso chiedervi dove siete diretto?».
Ormai il duce lo odia.
Che dorme solo tre ore.
Poi scende in piazza con Birzer dietro che lo segue come un’ombra.
26 aprile. Ore 12.00, piazza di Menaggio.
La colonna si riforma. Birzer si spazientisce.
«Duce, posso chiedervi dove siete diretto?».
Ormai il duce lo odia.
«Se avete ancora voglia di seguirmi lo vedrete da voi». Mussolini punta sull’albergo Miravalle di Grandola, un paesino a pochi minuti di macchina.
Durante il breve tragitto l’auto di Mussolini tenta di eludere il controllo di Birzer.
Inutilmente. Birzer ha ordini precisi.
Durante il breve tragitto l’auto di Mussolini tenta di eludere il controllo di Birzer.
Inutilmente. Birzer ha ordini precisi.
Mussolini arriva a Grandola.
Ordina all’ex ministro dell’Interno Buffarini Guidi e a Tarchi di tentare di passare la frontiera, a soli otto Km. Passeranno pochi minuti prima che l’ex questore di Forlì Fabiani porti a Mussolini la notizia.
Buffarini e Tarchi sono stati arrestati.
Ordina all’ex ministro dell’Interno Buffarini Guidi e a Tarchi di tentare di passare la frontiera, a soli otto Km. Passeranno pochi minuti prima che l’ex questore di Forlì Fabiani porti a Mussolini la notizia.
Buffarini e Tarchi sono stati arrestati.
Arrestati prima del confine.
Mussolini pranza. Ha il volto segnato.
La radio gracchia: «Qui radio Milano Libertà. Milano è stata liberata».
Mussolini è assorto, quando sente urlare.
E’ Claretta Petacci.
Ha scoperto che nella colonna c’è un’altra donna.
Mussolini pranza. Ha il volto segnato.
La radio gracchia: «Qui radio Milano Libertà. Milano è stata liberata».
Mussolini è assorto, quando sente urlare.
E’ Claretta Petacci.
Ha scoperto che nella colonna c’è un’altra donna.
La sua gelosia esplode. Una nuova rivale?
Mussolini si alza velocemente per chiudere la finestra, per non sentire le sua urla.
Inciampa in un tappeto e si ferisce allo zigomo.
Chi è la donna poco più che ventenne, che si è aggregata alla colona?
Si chiama Elena Curti.
Mussolini si alza velocemente per chiudere la finestra, per non sentire le sua urla.
Inciampa in un tappeto e si ferisce allo zigomo.
Chi è la donna poco più che ventenne, che si è aggregata alla colona?
Si chiama Elena Curti.
Elena Curti è nata una settimana prima della “Marcia su Roma”, il 19 ottobre 1922, a Milano.
La madre è la sarta Angela Cucciati, moglie del capo fascista Bruno Curti.
Angela nel 1921 è una delle amanti di Mussolini.
Quella ragazza non è un’amante del duce, ma la figlia.
La madre è la sarta Angela Cucciati, moglie del capo fascista Bruno Curti.
Angela nel 1921 è una delle amanti di Mussolini.
Quella ragazza non è un’amante del duce, ma la figlia.
26 aprile. Sette del mattino.
Alla ferriera Falk di Dongo il partigiano Evaristo Martinelli corre tra gli operai con gli occhi lucidi. «Milano è insorta. Venite a Garzeno: andiamo a prendere i nostri morti del rastrellamento» (avvenuto dal 23 aprile da parte dei fascisti)
Alla ferriera Falk di Dongo il partigiano Evaristo Martinelli corre tra gli operai con gli occhi lucidi. «Milano è insorta. Venite a Garzeno: andiamo a prendere i nostri morti del rastrellamento» (avvenuto dal 23 aprile da parte dei fascisti)
Quando tornano con i partigiani uccisi, davanti ai cancelli ci sono i fascisti. Che aprono il fuoco.
Dura poco. Alla sera i fascisti scappano in barca. Hanno paura.
Nei paesi sono tutti insorti.
Dura poco. Alla sera i fascisti scappano in barca. Hanno paura.
Nei paesi sono tutti insorti.
26 aprile. Grandola, ore 17.00.
Mussolini è indeciso. Birzer gli propone di andare a Chiavenna.
Un aereo lo porterà in Germania. Ripiegano su Menaggio.
È mezzanotte, quando un rombo scuote il paese.
Sta passando una colonna tedesca con duecento uomini.
Mussolini è indeciso. Birzer gli propone di andare a Chiavenna.
Un aereo lo porterà in Germania. Ripiegano su Menaggio.
È mezzanotte, quando un rombo scuote il paese.
Sta passando una colonna tedesca con duecento uomini.
«Con duecento uomini andiamo in capo al mondo» esclama Mussolini.
Birzer non è contento.
Ha capito che i partigiani sono ormai vicini. Sicuramente sono tanti e hanno controllo di tutto la fascia montana.
Birzer non è contento.
Ha capito che i partigiani sono ormai vicini. Sicuramente sono tanti e hanno controllo di tutto la fascia montana.
27 aprile, prime ore del mattino.
Dongo. Il partigiano Aldo Castelli, detto Pinùn, sta scrutando la strada.
Uno sfollato milanese gli ha detto che da Menaggio sta partendo una colonna di tedeschi.
Armati fino ai denti.
Il partigiano Arno invita ad alzare barricate.
Dongo. Il partigiano Aldo Castelli, detto Pinùn, sta scrutando la strada.
Uno sfollato milanese gli ha detto che da Menaggio sta partendo una colonna di tedeschi.
Armati fino ai denti.
Il partigiano Arno invita ad alzare barricate.
Sopra il Puncett, tra Dongo e Musso.
Cavalli di frisia, pali, sassi, carretti, tronchi d’albero.
27 aprile ore sei.
La colonna tedesca con Mussolini giunge a Musso. Mussolini scende e chiede a un vecchietto se ci sono partigiani in giro.
Il vecchietto non capisce.
Cavalli di frisia, pali, sassi, carretti, tronchi d’albero.
27 aprile ore sei.
La colonna tedesca con Mussolini giunge a Musso. Mussolini scende e chiede a un vecchietto se ci sono partigiani in giro.
Il vecchietto non capisce.
Inizia a piovigginare.
Poi, su consiglio di Pavolini, non sale sull’auto, ma sull’autoblindo.
Due fucilate dall’alto.
«I partigiani! I partigiani!».
Dalla colonna si osservano le alture.
Il tenente Fallmeyer urla che vuole parlare con i capi partigiani.
Si presentano in tre.
Poi, su consiglio di Pavolini, non sale sull’auto, ma sull’autoblindo.
Due fucilate dall’alto.
«I partigiani! I partigiani!».
Dalla colonna si osservano le alture.
Il tenente Fallmeyer urla che vuole parlare con i capi partigiani.
Si presentano in tre.
Sono Michele Moretti (Pietro), commissario politico della 52° Brigata Garibaldi. Pier Luigi Bellini delle Stelle «Pedro» e Urbano Lazzaro, il suo vice.
Fallmeyer ordina loro di farli passare, altrimenti useranno le armi.
Moretti ribatte che non ce la farà mai a passare.
Fallmeyer ordina loro di farli passare, altrimenti useranno le armi.
Moretti ribatte che non ce la farà mai a passare.
I partigiani sono invece molto preoccupati.
La colonna non comprende solo una trentina di camion tedeschi carichi di uomini, ma anche un autoblindo, per la precisione un Lancia 3Ro corazzato.
L’interprete si chiama Alois Hoffman.
La colonna non comprende solo una trentina di camion tedeschi carichi di uomini, ma anche un autoblindo, per la precisione un Lancia 3Ro corazzato.
L’interprete si chiama Alois Hoffman.
Uno svizzero che ha sposato la figlia del sindaco di Como.
Dice a Fallmeyer che i partigiani non possono farli passare.
Devono prima chiedere istruzione al loro comando in Valtellina.
«Quanto ci vuole?», urla il tedesco.
«Tra andare e tornare? Circa tre ore», la replica.
Dice a Fallmeyer che i partigiani non possono farli passare.
Devono prima chiedere istruzione al loro comando in Valtellina.
«Quanto ci vuole?», urla il tedesco.
«Tra andare e tornare? Circa tre ore», la replica.
Fallmeyer accetta e fa salire sulla sua jeep Pedro, Moretti e l’interprete, e una bandiera bianca.
Si inerpicano lungo la strada di montagna tra due ali di partigiani armati.
Fallmeyer si sente perduto.
Non sa che quei partigiani sono un gigantesco bluff di Pedro.
A stasera.
Si inerpicano lungo la strada di montagna tra due ali di partigiani armati.
Fallmeyer si sente perduto.
Non sa che quei partigiani sono un gigantesco bluff di Pedro.
A stasera.
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