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Ieri sera vi ho raccontato dell’incontro di Mussolini all’Arcivescovado con il cardinale Schuster e i capi del CLN.
Hanno chiesto al duce una resa incondizionata e una risposta entro un’ora.
Mussolini si è precipitato in Prefettura.
Per poi partire per Como.
Ieri sera vi ho raccontato dell’incontro di Mussolini all’Arcivescovado con il cardinale Schuster e i capi del CLN.
Hanno chiesto al duce una resa incondizionata e una risposta entro un’ora.
Mussolini si è precipitato in Prefettura.
Per poi partire per Como.
Milano 25 aprile 1945, ore 19.45.
Mussolini sulla sua Alfa 2500 e con la sua scorta tedesca prende Corso Sempione.
Un uomo urla dalla finestra.
«Guarda, guarda, i capi che scappano!».
Una SS esplode un colpo in aria.
La colonna costeggia i casoni di Viale Certosa.
Mussolini sulla sua Alfa 2500 e con la sua scorta tedesca prende Corso Sempione.
Un uomo urla dalla finestra.
«Guarda, guarda, i capi che scappano!».
Una SS esplode un colpo in aria.
La colonna costeggia i casoni di Viale Certosa.
Un ex comunista che era a San Pietroburgo con Lenin. Sempre nemico del duce negli anni d’oro del fascismo, aveva poi deciso di partecipare all’apocalisse di Salò. In quei 600 giorni aveva sperato in un fascismo diverso.
Dietro l’auto di Mussolini sono molte le macchine.
Dietro l’auto di Mussolini sono molte le macchine.
A bordo «i relitti del gran naufragio».
C’è Ruggero Romano, ministro dei Lavori Pubblici. Mezzasoma, ministro della Cultura popolare.
Zerbino, ministro dell’Interno.
Liverani, ministro delle Telecomunicazioni.
Tarchi, ministro dell’economia.
E moltissimi altri.
C’è Ruggero Romano, ministro dei Lavori Pubblici. Mezzasoma, ministro della Cultura popolare.
Zerbino, ministro dell’Interno.
Liverani, ministro delle Telecomunicazioni.
Tarchi, ministro dell’economia.
E moltissimi altri.
Dalla sua Volkswagen Kübelwagen.
Dietro, un camion con le SS.
Claretta Petacci si è aggregata alla colonna.
Con lei il fratello Marcello con la compagna e i due bambini.
Su un camioncino Balilla c’è un poliziotto e la cameriera di Mussolini Maria Righini.
E casse di biancheria.
Dietro, un camion con le SS.
Claretta Petacci si è aggregata alla colonna.
Con lei il fratello Marcello con la compagna e i due bambini.
Su un camioncino Balilla c’è un poliziotto e la cameriera di Mussolini Maria Righini.
E casse di biancheria.
Quel camioncino sparirà con l’autista e l’agente.
Con le casse di documenti.
Quando la cameriera, raccolta da un’altra auto giungerà a Como racconterà tutto a Mussolini. Infuriato il duce manderà indietro tre macchine armate per ritrovarlo.
Invano. Le casse dei documenti sparite.
Con le casse di documenti.
Quando la cameriera, raccolta da un’altra auto giungerà a Como racconterà tutto a Mussolini. Infuriato il duce manderà indietro tre macchine armate per ritrovarlo.
Invano. Le casse dei documenti sparite.
Mussolini pensa siano stati i partigiani. Forse sbaglia. Quei documenti sono nella mani dei servizi segreti inglesi.
Ora che li hanno recuperati a loro non interessa più la sorte di Mussolini?
Vivo o morto per gli inglesi non ha più nessuna importanza?
Ma sbagliano anche loro.
Ora che li hanno recuperati a loro non interessa più la sorte di Mussolini?
Vivo o morto per gli inglesi non ha più nessuna importanza?
Ma sbagliano anche loro.
Mussolini ha tenuto con sé i documenti più importanti mentre alcuni li ha affidati a Rachele.
Tutti documenti fotocopiati, in tre copie.
Como, 25 aprile 145. Ore 23.00, Prefettura di Como.
Il prefetto Renato Celio ha accolto i fuggiaschi con trasporto.
Tutti documenti fotocopiati, in tre copie.
Como, 25 aprile 145. Ore 23.00, Prefettura di Como.
Il prefetto Renato Celio ha accolto i fuggiaschi con trasporto.
La moglie ha fatto portare dall’Hotel Firenze la cena per il duce.
«Qual è la situazione?» domanda Mussolini. «Undicimila partigiani premono alle porte di Como», la risposta del questore Pozzoli.
La notizia ha scosso il duce.
Perché sa cosa significa per lui il 25 aprile.
«Qual è la situazione?» domanda Mussolini. «Undicimila partigiani premono alle porte di Como», la risposta del questore Pozzoli.
La notizia ha scosso il duce.
Perché sa cosa significa per lui il 25 aprile.
«Oggi ne abbiamo 25. E’ un giorno che mi ha sempre portato sfortuna. Ma domani si apre un’epoca nuova. Se hanno fatto la montagna i partigiani per mesi, potremo farla anche noi!»
Prosegue.
«Mi darò alla montagna. Ci saranno pure cinquecento uomini pronti a seguirmi»
Prosegue.
«Mi darò alla montagna. Ci saranno pure cinquecento uomini pronti a seguirmi»
Da tutta Italia i fascisti chiedono per avere istruzioni. «Concentramento a Como» sarà la risposta lapidaria di Mussolini.
La cena è stata consumata di malavoglia.
Bisogna ripartire subito.
A Como c’è anche la moglie Rachele coi due figli, Romano e Anna Maria.
La cena è stata consumata di malavoglia.
Bisogna ripartire subito.
A Como c’è anche la moglie Rachele coi due figli, Romano e Anna Maria.
Mussolini le fa avere una lettera scritta con un lapis blu e firmata in rosso.
«Eccomi giunto all’ultima fase della mia vita, all’ultima pagina del mio libro. Forse non ci rivedremo più. Perciò ti scrivo. Ti chiedo perdono di tutto il male che involontariamente ti ho fatto»
«Eccomi giunto all’ultima fase della mia vita, all’ultima pagina del mio libro. Forse non ci rivedremo più. Perciò ti scrivo. Ti chiedo perdono di tutto il male che involontariamente ti ho fatto»
Rachele gli telefona preoccupata. Romano le strappa il ricevitore e urla: «Ti stai organizzando per difenderti?Chi c’è vicino a te?».
Mussolini fa la voce disperata.
“Nessuno. Non c’è più nessuno! Io sono solo e tutto è finito. Vi rifarete una vita. Io seguirò il mio destino»
Mussolini fa la voce disperata.
“Nessuno. Non c’è più nessuno! Io sono solo e tutto è finito. Vi rifarete una vita. Io seguirò il mio destino»
Rachele non resiste, vuole sapere. Corre in prefettura. Mussolini le consegna una borsa di documenti e l’abbraccia.
Uscendo donna Rachele incontra uno che conosce, tale Armando Robecchi.
«Figliolo, mi raccomando il duce».
Uscendo donna Rachele incontra uno che conosce, tale Armando Robecchi.
«Figliolo, mi raccomando il duce».
Graziani dice a Birzer di chiamare il comandante del presidio tedesco di Como.
Graziani sta un’ora a colloquio con quel tedesco.
Si è fatto segnare su una cartina tutti i posti di blocco tedeschi sul confine svizzero.
«Questi vigliacchi vogliono scappare in Svizzera».
Graziani sta un’ora a colloquio con quel tedesco.
Si è fatto segnare su una cartina tutti i posti di blocco tedeschi sul confine svizzero.
«Questi vigliacchi vogliono scappare in Svizzera».
Graziani non saprà mai che quel comandante tedesco gli ha dato tutte indicazioni sbagliate.
Sarà Birzer stesso a telefonare al viceconsole tedesco a Milano.
«Karl Heinz (nome convenzionale di Mussolini per i tedeschi) vuole riparare in Svizzera!»
Sarà Birzer stesso a telefonare al viceconsole tedesco a Milano.
«Karl Heinz (nome convenzionale di Mussolini per i tedeschi) vuole riparare in Svizzera!»
Il console ribatte: «Allora agisci» buttando giù la cornetta.
La frase sembra sibillina, in realtà per Birzer è chiarissima.
26 aprile ore 4.30, Prefettura di Como.
Birzer sta sonnecchiando su una sedia, Per precauzione ha messo i suoi uomini di guardia.
Una sentinella lo scuote
La frase sembra sibillina, in realtà per Birzer è chiarissima.
26 aprile ore 4.30, Prefettura di Como.
Birzer sta sonnecchiando su una sedia, Per precauzione ha messo i suoi uomini di guardia.
Una sentinella lo scuote
«Mussolini sta per fuggire!».
Birzer balza in piedi.
Per sicurezza ha messo di traverso, davanti alla porta del cortile, il suo Kubelwagen.
Lui arriva in cortile proprio mentre Mussolini sta per salire in auto dopo aver abbracciato Rachele e sua figlia.
«Duce, si fermi!»
Birzer balza in piedi.
Per sicurezza ha messo di traverso, davanti alla porta del cortile, il suo Kubelwagen.
Lui arriva in cortile proprio mentre Mussolini sta per salire in auto dopo aver abbracciato Rachele e sua figlia.
«Duce, si fermi!»
«Come può partire senza avvertire la scorta?». Mussolini si infuria.
«Smettetela e toglietevi finalmente di mezzo. Io posso andare dove mi pare e piace».
Anche Graziani ci mette del suo.
«Sgombrate l’uscita. Il duce può fare quello che vuole…».
La risposta di Birzer è decisa.
«Smettetela e toglietevi finalmente di mezzo. Io posso andare dove mi pare e piace».
Anche Graziani ci mette del suo.
«Sgombrate l’uscita. Il duce può fare quello che vuole…».
La risposta di Birzer è decisa.
«Sì, ma non senza la scorta. La responsabilità è mia». E mentre le auto fasciste bloccano il camion delle SS, Birzer dà un ordine secco.
Le SS saltano dal camion con i mitra spianati.
Alcuni uomini hanno bombe a mano in pugno.
Un silenzio di morte, cala sul cortile.
A domani.
Le SS saltano dal camion con i mitra spianati.
Alcuni uomini hanno bombe a mano in pugno.
Un silenzio di morte, cala sul cortile.
A domani.
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