Johannes Bückler
Johannes Bückler

@JohannesBuckler

24 تغريدة 1 قراءة Mar 02, 2023
Un ultimo thread per completare il resoconto degli otto thread pubblicati in questi giorni in occasione del centenario della marcia su Roma del 28 ottobre 1922. Abbiamo ripercorso insieme i giorni che precedettero l’incarico a Benito Mussolini.
Fino alla sua partenza da Milano.
Il 29 ottobre, in treno, dopo aver ricevuto un telegramma a firma generale Cittadini, aiutante di capo del re Vittorio Emanuele III, che gli comunicava che il re lo invitava a Roma, non più soltanto per conferire, ma per offrirgli l' incarico di formare il nuovo Ministero.
In realtà i telegrammi furono due.
Uno il giorno prima, al quale Mussolini non aveva risposto.
Il motivo? Non si fidava.
Doveva essere certo che non fosse una trappola.
Lui era rimasto a Milano mentre i suoi si organizzavano intorno a Roma.
Solo perché la Svizzera era vicina.
In caso di pericolo la salvezza era a portata di mano.
Diciamo che il coraggio non era una delle sue doti migliori.
Tornando al resoconto di quei giorni vi sarete accorti che ho speso poche righe per descrivere la marcia su Roma di migliaia fascisti.
Che costrinse il re a conferire l’incarico a Mussolini. Non andò proprio così.
La mattina del 28 ottobre le colonne fasciste dirette ai posti di concentramento furono fermate con interruzioni ferroviarie a Civitavecchia e a Orte; la sera anche ad Avezzano.
Le colonne fasciste che avrebbero dovuto marciare su Roma il 28 ottobre avevano come basi Santa Marinella, con la colonna toscana del comandante marchese Dino Perrone Compagni, col generale Ceccherini.
Non solo.
A Monterotondo, la colonna laziale-umbra, comandante Igliori e generale G. Fara e a Tivoli la colonna marchigiano-abruzzese comandante Bottai. Ma il 28 ottobre non ci fu nessuna marcia nella città.
Le colonne fasciste entrarono nella capitale, a cose avvenute, solo il 30 ottobre
Le squadre fasciste celebrarono “la presa di Roma” solo nel pomeriggio del 31 ottobre, con una lunga sfilata davanti al monumento del Milite Ignoto e al Quirinale.
La sera dello stesso giorno cinquanta treni speciali riportarono tutti a casa.
Ma non è di questo che vi voglio parlare.
E’ opinione unanime che Facta e il re siano stati i principali responsabili di quello che accadde in quei giorni
Esercito e forze dell’ordine avrebbero respinto facilmente quelle colonne malamente organizzate e disastrosamente armate.
Ma esiste qualcuno che ebbe forse la più importante delle responsabilità.
Lo avete incontrato durante il resoconto di quei giorni. Una figura che è finita tra i «dimenticati».
Lui si chiamava Alfredo Lusignoli, prefetto di Milano dall’agosto del 1920 al maggio del 1923.
Lusignoli, nominato senatore a vita, giolittiano, aveva un nemico giurato a Milano: la giunta socialista in comune.
E allora parliamone.
Ricordate cosa avvenne a Milano il 1° agosto 1922? Lo «sciopero legalitario» indetto dall’Alleanza del lavoro?
Come si comportò Lusignoli?
I fascisti andarono da lui chiedendo l’autorizzazione di far uscire i “trams” malgrado lo sciopero.
La sua risposta (o la sua domanda) fu dura, decisa, chiara, da vero prefetto di ferro, tutore dell’ordine e della sicurezza pubblica: «ma qualcuno di voi sa guidare i trams?».
"Certo!".
Così quel giorno i fascisti fecero uscire i “trams”, poi visto che avevano del tempo libero, iniziarono a distruggere le sedi delle organizzazioni dei lavoratori. Cominciando dal circolo socialista di Via Cellini.
Poi fu la volta della casa tranvieri di Via Cialdini.
Poi assaltarono il circolo ferrovieri di Via Canonica e la Cooperativa ferroviaria di Porta Volta.
Dalle 15 alle 16 fu fatto sorvolare su Porta Ticinese, il rione per loro più sovversivo, un aereo biposto pilotato dagli squadristi della «Pensuti».
E il prefetto Lusignoli?
Non fece nulla, impegnato com'era a scrivere un telegramma cifrato a Roma per informare il Ministro dell’Interno che: «Lo stato d’animo della cittadinanza è completamente favorevole ai fascisti, mentre da parte dei socialisti si nota una forte depressione di spiriti».
Tutto qui.
E fu così, che il prefetto di ferro, tutore dell’ordine e della sicurezza pubblica ecc.ecc. senatore giolittiano, ecc.ecc. lasciò fare.
A tal punto che i fascisti non solo assaltarono l’Avanti, ma per giorni spadroneggiarono in città con tanto di morti tra la popolazione.
Vista la reazione del prefetto, tutore dell’ordine e della sicurezza ecc. ecc., i fascisti pensarono bene di occupare Palazzo Marino.
Dai, stavolta sarà intervenuto.
Come fai a far finta di niente di fronte all’occupazione di una sede così importante.
Vabbè, in effetti…
Ci fu veramente una sua reazione.
Nel senso che chiese al procuratore del re, Raimondi, quali reati avessero commesso gli occupanti di Palazzo Marino.
Già. Chissà quali reati.
Possiamo solo immaginare la faccia contenta di Lusignoli quando Raimondi rispose «Per me nessuno».
In fondo come fa a costituire reato il fatto di esautorare un’amministrazione?
Nel caso, remotissimo, si può anche metterci una firma sopra.
Come avvenne, il 27 agosto, sciogliendo il consiglio comunale con un regio decreto e nominando commissario il barone Pio Carbonelli,.
Lusignoli ebbe un ruolo chiave anche nella trattativa tra Mussolini e il governo, nei giorni della marcia su Roma.
In fondo era stato l’uomo chiave della strategia di Giolitti.
“Un fascismo moderato nei blocchi nazionali a guida liberale in vista delle elezioni politiche”.
Quando, dopo le elezione del maggio 1921, erano stati arrestati 12 dirigenti di spicco del fascio milanese, chi fu a farli rimettere in libertà?
Proprio lui, Lusignoli, il prefetto di ferro tutore dell’ordine e della sicurezza pubblica ecc.ecc. senatore giolittiano, ecc.ecc.
Come vi ho raccontato nel resoconto di quei giorni, nella prima lista dei ministri e sottosegretari che Mussolini aveva preparato a Milano, prima di essere chiamato a Roma, c’era anche lui, Lusignoli.
Da nominare come sottosegretario all’Interno.
Come molti altri di quella lista non se ne fece niente, ma il 2 novembre 1922 Mussolini non si dimenticò di lui
Lo nominò infatti ministro di Stato (chissà perché) , una carica onorifica, è vero, ma riservata di solito agli ex presidenti del Consiglio.
Senza Lusignoli «la marcia su Roma non sarebbe nemmeno cominciata. Sarebbe bastato che il prefetto avesse fatto funzionare i normali organi di polizia perché la mobilitazione fascista venisse soffocata nel germe»
Johannes Bückler?
No.
Cesare Rossi, Segretario del Fascio di Milano

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