Johannes Bückler
Johannes Bückler

@JohannesBuckler

25 تغريدة Mar 02, 2023
Thread n. 8 Ultimo
28/10 - Roma ore 11.00.
Siamo arrivati alle dimissioni di Facta.
Il re non ha firmato lo stato d’assedio e inizia le consultazioni.
A Milano Mussolini è sempre nella sede del Popolo d’Italia, dopo aver convinto le guardie regie a rimanere ferme in via Moscova.
Milano ore 11.30.
Mussolini riceve al Popolo d’Italia la visita del nazionalista Alfredo Rocco che lo informa che a Roma pensano d formare un governo Salandra con lui, Mussolini, ministro dell’Interno.
«E’ troppo tardi», replica Mussolini.
Mussolini ha saputo da Federzoni che il re si è rifiutato di firmare lo stato d’assedio.
«Siamo ormai padroni di tutta l’Italia centrale. Roma sta per essere accerchiata. E’ necessario che io formi il governo o non rispondo di nulla».
Mussolini ha pronta la lista dei ministri.
Ministro dell’Interno il prefetto giolittiano di Milano Lusignoli.
C’è Einaudi, famoso economista, al Tesoro.
Baldesi, segretario della Confederazione del lavoro, al Lavoro.
Ettore Conti, industriale milanese, a Industria e Commercio.
(Nessuno di loro farà parte del suo governo)
Roma ore 12.00.
L’Agenzia Stefani annuncia che: «il provvedimento della proclamazione dello stato d’assedio non ha più corso».
Milano ore 16.00.
Il prefetto Lusignoli telefona a Facta.
«In questo momento mi ha telefonato Mussolini per farti dire che non viene a Roma se non ha espressamente l’incarico di formare lui il ministero. Di più. Mi ha detto che mi manda la lista dei ministri che ti comunicherò»
«E io che c’entro?», risponde Facta.
Lusignoli replica: «Cosa posso fare? Che devo fare? A chi devo portare la lista dei ministri?»
Facta: «In questo momento la costituzione non è tanto in gamba, che vuoi farci?»
Un circo.
Roma ore 16.00.
Il re Vittorio Emanuele riceve De Vecchi e gli dice: «L’assenza di Mussolini mi ha indotto a chiamare lei per sentire il suo parere sulla crisi, Io sono favorevole a una soluzione Salandra. E’ l’unica e la più ragionevole».
De Vecchi azzarda.
«A meno che Vostra Maestà non pensi di affidare l’incarico a Mussolini»
Il re risponde: «No, l’uomo che io vorrei è Giolitti, ma i popolari lo detestano. Per loro è come il diavolo. Un errore imperdonabile. Voi accettereste un governo Salandra?»
De Vecchi: «Senz’altro, ma ho bisogno della conferma di Mussolini».
«Sta bene» risponde il re. «Si informi e poi torni da me».
Purtroppo all’Hotel Moderne, dove alloggia, De Vecchi non riesce a mettersi in contatto con Mussolini.
Dovrà farlo il re personalmente.
Roma ore 17.10.
Lusignoli scrive a Giolitti che le cose precipitano in quasi tutta Italia.
A Milano lui tenta di evitare eccessi, ma la situazione si è improvvisamente aggravata dopo che Mussolini ha saputo che l’incarico può essere dato a Salandra. E Mussolini non vuole.
Dice a Giolitti che il governo lo vuole formare lui.
Ha già pronta una lista dei ministri e ci sono dentro anch’io (dice Lusignoli).
Ho già detto a Mussolini che non posso accettare e ho già telefonato a Facta che il ministero Salandra non si può fare per il veto dei fascisti.
Roma ore 18.00.
Salandra torna al Quirinale.
Il re gli conferma l’incarico ufficioso.
Salandra accetta, ma dice che ormai deve esserci dentro anche Mussolini.
Poi incontra De vecchi, De Bono e Dino Grandi ai quali chiede quanti ministeri vuole Mussolini.
Tivoli ore 19.00.
L’ordine di muoversi era per la mattina, ma è sera e nessuno si è ancora mosso.
I comandanti sono privi di notizie.
Quelle che arrivano da Roma sono incerte.
Sembra che il re voglia dare l’incarico di formare il nuovo governo a Mussolini.
Roma ore 21.45.
Telegramma urgentissimo, urgenza assoluta.
«All’Onorevole Mussolini, Milano. Sua Maestà il Re mi incarica di pregarla di recarsi a Roma desiderando conferire con lei. Ossequi. Generale Cittadini».
(Primo Aiutante di campo del re)
Roma 22.30.
Comunicazione del Ministero della Guerra.
«Dato l’attuale orientamento verso un probabile gabinetto Mussolini, le direttive date ai vari corpi d’Armata da questo ministero sono di evitare possibilmente spargimento di sangue, usando mezzi pacifici».
Roma ore 23.00.
Un gruppo di esponenti fascisti si riunisce in Piazza Colonna.
Sono De Vecchi, Ciano, Marinelli, Grandi, Postiglione, Polverelli.
Vogliono convincere Mussolini ad accettare la soluzione Salandra.
Incaricano Postiglione di telefonare a Mussolini.
Postiglione telefona a Mussolini quanto concordato a Roma.
La risposta di Mussolini è chiara.
«Non ho fatto quel che ho fatto per assistere alla resurrezione di Don Antonio Salandra! La presidenza del governo spetta a me. A Giolitti forse, ma a Salandra mai. Non accetto!»
Anche Federzoni prova a convincere Mussolini di andare a Roma.
Non si tratta di mutilare la vittoria, ma di affermare un senso di responsabilità, di equilibrio e di forza. Mussolini è irremovibile.
«Non accetto assolutissimamente questa soluzione. Niente governo con Salandra».
Domenica 29 ottobre 1922. Roma ore 9.00.
De Vecchi, Ciano e Grandi portano a Salandra la risposta negativa di Mussolini.
Roma ore 11.00.
Polverelli telefona a Mussolini.
E' lieto di comunicargli che il re ha deciso di affidargli l’incarico di formare il nuovo governo.
«La notizia è autentica?» chiede Mussolini.
«Sì» risponde Polverelli.
Mussolini detta ancora una condizione.
Prima di partire vuole un telegramma del generale Cittadini con la conferma della notizia.
Appena lo riceverà, partirà con qualsiasi mezzo. Anche in aereo.
Roma ore 15.00.
Il Generale Pugliese informa i comandi: «tutti i reparti del presidio dovranno astenersi dall’uso delle armi qualora i fascisti cercassero di entrare in Roma. Si dovrà svolgere solo opera persuasiva intesa a convincere i fascisti a non entrare in città».
Milano ore 15.00.
Il treno speciale, una locomotiva e un vagone, è pronto.
Lo ha chiesto Mussolini al prefetto Lusignoli per andare a Roma.
Nel frattempo i fascisti tentano l’ennesimo assalto all’Avanti.
Le guardie regie sparano.
Roma, ore 19.00.
Attraverso l’Agenzia Stefani il quadrumvirato fa sapere che: «I comandanti dei concentramenti di Monterotondo, Santa Marinella, Foligno e Tivoli, riceveranno presto le istruzioni per i reparti»
Milano ore 20.30.
Mussolini non ha preso il treno speciale, ma uno ordinario.
La signora Caminada offre un mazzo di fiori al futuro Presidente del Consiglio.
A bordo del DD 17 Mussolini lascia la stazione. Destinazione Roma.
Il dramma di un intero Paese, può avere inizio.
Fine

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