Johannes Bückler
Johannes Bückler

@JohannesBuckler

24 تغريدة 2 قراءة Mar 02, 2023
Thread 2/8
Ieri sera vi ho detto che è sempre difficile stabilire con esattezza il momento in cui ha inizio il dramma di un popolo.
Il riferimento era alla marcia su Roma del 28 ottobre 1922.
Ho concluso, dopo l’assalto a Palazzo Marino, con la borghesia milanese parecchio felice
Ma non era finita.
Il pomeriggio del giorno dopo i fascisti assaltarono la casa al civico numero 11 di Via Procaccini dove abitavano molti comunisti.
La grande bandiera rossa issata sopra la casa bastò per scatenare la furia fascista.
Iniziarono a sparare contro le finestre.
All’interno della casa iniziarono a rispondere al fuoco. Uomini e donne lanciarono dalle finestre dei sassi e uno di questi colpì alla testa Carlo Crespi, un impiegato di 26 anni.
Morì sul marciapiedi scatenando ancora di più l’ira dei fascisti
Quando ai fascisti in Via San Marco arrivò della notizia di quella morte, la tensione aumentò e la vendetta si scatenò contro la nuova sede dell’Avanti in Via Settala 22.
Per i fascisti doveva essere bruciata.
Erano le 18 quando le fiamme si levarono alte.
Tutto alla presenza delle autorità militari e della polizia.
Senza nessun intervento.
Dopo l’assalto al giornale, prima di andarsene, i fascisti sequestrarono e diedero fuoco alle autopompe dei Vigili del Fuoco accorse a spegnere l’incendio.
Fu un pomeriggio di sangue.
Nell’assalto all’Avanti morirono altri due fascisti.
Il ragioniere Cesare Melloni di 25 anni ed Emilio Tonoli laureando al Politecnico di 22 anni.
Ma non solo loro.
Morì lo spedizioniere dell’Avanti Ambrogio Franchina di 33 anni e il materassaio Guarzoni di 42 anni.
Morto perché i fascisti, in taxi, avevano iniziato a sparare a casaccio tra Via Canonica e Via Procaccini. E poi l’imbianchino Pietro Caglioni di 36 anni “colpito da rivoltellata sparata da un tram” condotto dai fascisti in Via Procaccini.
E anche Angelo Redaelli di 16 anni.
In Via Procaccini finì tutto verso le 19 quando la forza pubblica piazzò un autoblindo davanti al portone della casa dei comunisti.
Arrestando poi trenta inquilini.
Era sera tarda, quando il prefetto Lusignoli telegrafò al Presidente Facta per informarlo dei fatti successi.
«I propositi del direttorio fascista sono veramente impressionanti»
Non solo. Gli comunicò che il fascista, l’onorevole Finzi, gli aveva detto di avere una lista di sessantaquattro persone da eliminare.
Poi telegrafò anche al ministro Taddei.
«Le manifestazioni di Milano non sono che manifestazioni di tutto un piano di azione che i fascisti stanno svolgendo organicamente contro l’autorità statale con finalità facilmente prevedibili. Di fronte a ciò l’azione preventiva e repressiva non può essere che una sola»
«Simultanea ed estesa a tutto il regno. Prego quindi dirmi se, date le considerazioni di cui sopra, debba io occupare i fasci, arrestare in massa dirigenti ed opporre col peso dei mezzi più risolutivi, non escludo l’uso dell’artiglieria, la forza statale a quella fascista»
Il prefetto Lusignoli aspettò invano una risposta.
Nelle zone più colpite, Milano, Genova, Ancona, Parma, Brescia e Livorno, la tutela dell’ordine pubblicò passò ai militari.
Il giorno 7, Michele Bianchi, inviò alle federazioni fasciste un’altra circolare
Come sempre una circolare riservata (del tipo leggere e distruggere).
«Il fascismo ha vinto, battendo in pieno gli avversari e sgominandoli, la sua battaglia campale. Pare che le autorità intendano procedere al sequestro delle armi. Che armi e munizioni siano messe al sicuro».
“Il giorno di sangue nel centro del terrorismo nero”, avrà il tragico bilancio di cinque morti e sessanta feriti di cui alcuni gravissimi.
E Mussolini in quei giorni?
Era a Roma. Per affari di Stato? Più o meno.
Diciamo che era in altre faccende affaccendato.
E che faccende.
Infatti era nella città eterna per un’avventura galante. «Insatirito di una non difficile conquista» scrisse qualcuno.
A Milano aveva lasciato il suo braccio armato, il Finzi, appunto, e anche Farinacci.
Ma non mancò di far giungere a Milano il suo plauso.
«Le azioni di rappresaglia che avete scatenato hanno la mia incondizionata approvazione e se fossi stato a Milano avrei lavorato a preparare una rappresaglia su scala più vasta».
Mussolini si prese tutta la responsabilità dello stroncamento dello sciopero legalitario.
Lo scioperò fallì in tutta Italia (tranne a Parma e a Bari che respinsero i fascisti) grazie all'appoggio dell'opinione pubblica, delle forze dell’ordine e governo.
Che non reagirono di fronte alla distruzione di Camere del lavoro, sedi socialiste e comuniste, cooperative e leghe
Un breve excursus.
Ricordate l’onorevole Aldo Finzi, che era alla testa del tram 948 uscito durante lo sciopero a Milano e che aveva detto al prefetto Lusignoli di avere una lista di 64 persone da eliminare?
Di origini ebraiche aveva aderito ai fasci di combattimento nel 1920.
Con D’Annunzio nel famoso volo su Vienna, era stato eletto deputato alla Camera nel 1921 nei Blocchi Nazionali.
Poi con il governo Mussolini, alla fine del 1922, verrà nominato sottosegretario agli Interni diventando membro del Gran consiglio del fascismo.
Coinvolto nell'assassinio di Matteotti, Finzi sarà costretto alle dimissioni il 17 giugno 1924 dall'incarico di sottosegretario agli Interni che ricopre insieme ad Emilio De Bono.
Non sappiamo di un suo coinvolgimento.
Sappiamo però di alcune sue dichiarazioni contro il regime.
E per questo mandato al confino nel 1941 ed espulso dal partito nel 1942.
Nel novembre del 1943 si unì ai partigiani.
Scoperto, fu incarcerato dai tedeschi nel 1944.
Verrà fucilato dai tedeschi nell'eccidio delle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944.
Ma proseguiamo con la storia.
Gardone Riviera. Domenica 13 agosto. Ore 23.00.
La serata è calda, ma non afosa.
Le strade sono deserte, malgrado le migliaia di vacanzieri ferragostani.
Malgrado i tragici fatti accaduti in città, 250.000 milanesi hanno lasciato Milano per la tradizionale vacanza a Gardone.
Oltre ottocento mila lire l’incasso delle Ferrovie dello Stato.
Ad un tratto un rumore sordo.
Un’auto piomba sul lungolago e si ferma davanti alla farmacia di fronte al pontile.
Un uomo scende dall’auto ed entra trafelato esclamando: «acqua vegeto minerale per favore!».
Nello stesso momento a Napoli, l’ex Presidente del Consiglio Francesco Saverio Nitti, leader radicale, si sta preparando per un lungo viaggio in automobile.
Ha un lasciapassare per i fascisti che controllano le strade.
Tra poco una notizia gli farà disfare le valigie.
A domani.

جاري تحميل الاقتراحات...