Johannes Bückler
Johannes Bückler

@JohannesBuckler

22 تغريدة 11 قراءة Mar 02, 2023
20 ottobre 1944, ore 7,58.
Dall’aeroporto di Castelluccio dei Sauri, vicino Foggia, si alzano in volo 36 bombardieri “B-24 Liberator” del 451° stormo “Bomb Group dell’USAAF”.
Gli obiettivi sono nel nord Italia.
Oggi uno in particolare: le acciaierie Breda di Sesto San Giovanni.
Un obiettivo secondario.
In quel periodo i bersagli militari importanti sono solo 3: lo stabilimento petrolchimico di Mestre, la raffineria Aquila di Muggia e la fabbrica d’aerei Reggiane, gruppo Caproni, di Reggio Emilia.
Gli altri tutti secondari.
Come le acciaierie Breda.
Il 451° stormo si avvicina all’obiettivo.
La formazione di attacco prevede 36 aerei a ondate di 18, composte di aerei in fila x due disposti a punta di freccia.
Oggi sono 35.
Uno è tornato alla base per problemi meccanici.
Gli altri procedono alla velocità di 160 miglia orarie
Gli aerei della prima ondata hanno raggiunto l'initial point (IP), un punto a circa 4 Km. ad ovest del bersaglio.
Da qui ha inizio la corsa d'attacco.
Si dirigono verso gli stabilimenti Breda.
Ma qualcosa va storto.
L’aereo di testa ha un corto circuito al pulsante di lancio.
A causa del corto circuito il "B-24" capo formazione è costretto a sganciare il suo carico di bombe fuori bersaglio, subito imitato dai piloti degli altri aerei.
Le bombe cadono in aperta campagna nella zona di Saronno.
Avanza allora la seconda ondata.
Ma c’è qualcosa che non va.
La seconda ondata ha raggiunto l'I.P. , ma ha sbagliato la rotta d’attacco. E’ deviata.
Il leader della formazione si accorge dell'errore, ma è ormai troppo tardi
La corsa d’attacco è ormai in fase avanzata, impossibile ripeterla.
Bisogna prendere una decisione.
La seconda ondata ha deviato di 22 gradi verso destra invece che verso sinistra, mancando così gli stabilimenti.
Impossibile tornare al punto di partenza e ritentare. Non essendoci obiettivi militari nelle vicinanze viene deciso di ritornare alla base.
La missione è fallita.
La missione è fallita, certo, ma c’è il problema del carico.
Le bombe non possono essere riportate a casa perché già innescate.
L'atterraggio dei bombardieri carichi di bombe è praticamente impossibile. Bisogna sganciare.
Basterebbe dirigersi verso le campagne di Cremona.
O sull’adriatico, sulla strada di casa.
Ore 11.26.
Il comandante decide diversamente.
L’ordine è immediato, assurdo, senza nessuna motivazione.
Ordina agli altri aerei di sganciare immediatamente sulla città.
Da 10.000 metri, alle bombe bastano tre minuti per arrivare a terra
Ore 11.29.
Le condizioni meteorologiche sono ottimali, ma sotto non ci sono obiettivi militari, ma solo abitazioni civili. Esattamente dopo tre minuti dallo sgancio gli abitati di Gorla e Precotto vengono investiti da tonnellate di esplosivo.
Ed è l’inferno.
«… una bomba provocò una strage che avrebbe cambiato la vita del quartiere per sempre: quella centrò la scuola elementare "Francesco Crispi" uccidendo 184 bambini con i loro insegnanti ed alcuni genitori che al suono delle sirene d'allarme erano accorsi per portarli in salvo».
«Dario Franchi è un alunno di 1° elementare alla Crispi. 7 anni, ripetente non per colpa sua.
La maestra lo picchia sempre col righello e la mamma l'ha detto alla direttrice.
E’ buono il Dario, ma ha paura di tutto.
Degli aerei soprattutto.
Si tappa sempre le orecchie, poverino»
«Io e mio marito lavoravamo in una legatoria e Margherita, pur avendo solo 8 anni, si preparava ed andava scuola da sola. Era una donnina giudiziosa la piccola. Anche quel giorno l’avevamo salutata prima di andare al lavoro convinti di rivederla felice al ritorno»
«Mi chiamo Ester e quel giorno la mia insegnate stava spiegando un problema quando scattò l’allarme. Mentre tutti i bambini scappavano nel rifugio io riuscii a scappare fuori correndo verso casa. Lo spostamento d’aria colpì me e la mamma che morì col suo bambino».
«Mia sorella Margherita è ricordata con le altre piccole vittime, ma lei aveva 14 anni e dopo la quinta elementare faceva l’apprendista da una sarta, proprio vicino alla scuola. La misero tra i morticini, ma era ancora viva quando mio padre la trovò. Morì per le ferite».
«Mi chiamo Graziella e all’epoca avevo sette anni e frequentavo la seconda elementare. Quel giorno mamma mi accompagnò a scuola, Avevamo fatto una pagina piena di D maiuscole quando sentimmo l’allarme. Solo una maestra si è salvata quel giorno».
«Mi chiamo Francesco e ricordo che quel giorno il cielo era sereno, pulito, senza un alito di vento. Ho visto le bombe venire giù rovinosamente. Genitori disperati han perduto la casa e i loro figlioletti. Mi viene alla mente che le bombe mi sono scoppiate vicino»
«Ero ferma davanti alle macerie della scuola crollata, ci sono stata ore, e il mio bambino era là sotto. Soltanto alla domenica mio marito l'ha trovato all'obitorio, nudo ma bello, l'ha riconosciuto dai capelli biondi. A fianco a lui c'erano dei sacchi con pezzi di bambini».
«Una bomba da 500 libbre si infilò nel vano scale, mentre gli alunni e le maestre stavano ancora scendendo per recarsi nel rifugio, senza avere possibilità di scampo. Morirono 184 bambini, 19 insegnanti, la direttrice della scuola, 4 bidelli e un’assistente sanitaria».
Le testimonianze che avete letto sono contenute nel libro di Achille Rastelli “Bombe sulla città” edito da Mursia.
“Un libro di storia, ma anche un documento unico sulla storia di Milano e dell'Italia”.
In occasione del 75° Anniversario del bombardamento, il Sindaco Giuseppe Sala ha avanzato una richiesta ufficiale di scuse all’attuale Console Generale U.S.A. per il Nord Italia, Elizabeth Lee Martinez.
La risposta?
Niente scuse, solo condoglianze.
75 anni dopo.
Troppo tardi.
Grazie a @christiandepe per avermi suggerito di raccontare la storia dei Piccoli Martiri di Gorla.
Per ricordare tutti i bambini, e non solo, costretti a vivere loro malgrado in zone di guerra.
Per non dimenticare.

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