Johannes Bückler
Johannes Bückler

@JohannesBuckler

25 تغريدة Mar 02, 2023
Thread n. 2 Ultimo
Ieri sera vi ho raccontato dell’Organizzazione inglese ULTRA che aveva la possibilità di intercettare prima, per poi decifrare, tradurre, smistare, interpretare e infine utilizzare le notizie provenienti dal nemico.
In questo caso i messaggi cifrati da ENISGMA.
L’Organizzazione inglese ULTRA si fondava su tre elementi: una macchina veloce e pratica per codificare i messaggi da parte tedesca; la ricostruzione di un’identica macchina usata dai tedeschi; un calcolatore capace di interpretare le chiavi cifranti.
Dopo avervi parlato di ULTRA, vi ho raccontato di trattative segrete partendo da un appunto di Churchill in calce a un dispaccio del ministero degli affari esteri inglese.
“This all seems fantastic” “Tutto ciò mi sembra fuori dalla realtà” (W.S.C. Winston Spencer Churchill).
Il progetto di quelle trattative, velleitario quanto infantile, riguardava alcune navi della Regia Marina. Tutto documentato nella corrispondenza intercorsa nel marzo del 1941 tra l’Ammiragliato, il Foreign Office (ufficio degli esteri) e Churchill.
La vicenda inizia con il dispaccio n. 143 del 14 marzo 1941, inviato dal diplomatico britannico a Stoccolma, Victor Mallet.
”Durante la mia vista a Roma sono stato avvicinato da un Ufficiale in servizio all’Ammiragliato italiano…”
Che voleva? Per fare cosa?
Vediamo.
«Marina italiana. Durante la recente visita a Roma l’intermediario svedese è stato in costante contatto con un esponente italiano e un ufficiale in servizio all’Ammiragliato italiano, che dice di rappresentare una ventina di alti ufficiali, desiderosi di…»
«Desiderosi di strappare la Regia Marina all’influenza dei regimi fascista e tedesco. Queste le loro richieste: a) le famiglie di alcuni preminenti ufficiali devono essere trasferite in determinati Paesi stranieri e devono ricevere una certa assegnazione di denaro»
«b) gli ufficiali e gli equipaggi delle navi da guerra consegnateci richiederebbero un compenso per le loro famiglie allo scopo di intraprendere in seguito nuove attività professionali […] Il rappresentante italiano quindi ha formulato le seguenti proposte».
«a) l’Ammiragliato britannico pagherà in dollari, per le navi consegnateci le seguenti somme: corazzata 300.000; incrociatore pes. 60.000; incrociatore legg. 50.000; cacciatorpediniere 30.000; sommergibile 25.000; torpediniera 15.000»
«b) nel caso sia giudicato più opportuno sabotare le navi da guerra, dovrà essere pagata metà della somma a beneficio degli agenti che eseguiranno l’azione. Sopraddetti pagamenti saranno effettuati al termine del conflitto quando saranno state fornite le prove…»
«d) un deposito immediato di 600.000 dollari deve essere versato in una banca negli USA e il suo 15% deve essere subito disponibile per garantire l’assistenza […] per evacuare le famiglie dei marinai, di cui saranno comunicati i nomi, nonché i Paesi di preferita destinazione»
«5) la nostra opinione è che: a) le proposte di pagamento hanno scarsa rilevanza di fronte sia al valore potenziale delle navi da guerra sia al premio da pagare agli agenti; b) l’accettazione dello schema [---] ci permetterebbe di telegrafare subito per metterlo in esecuzione...»
«c) il Governo britannico rischierebbe al massimo di perdere solo il 15% del deposito […] d) l’intermediario svedese, nonostante il considerevole rischio, è pronto a intraprendere un altro viaggio in Italia, se necessario, essendo egli ben consapevole del compenso che riceverà»
Il 19 marzo il Foreign Office accettò, pur con riserva, attraverso il telegramma n. 140.
In sostanza accettava comunque il piano nel suo insieme, dando incarico a Mallet di telegrafare per metterlo in esecuzione.
Questo il testo: «Benché le possibilità di riuscita dello schema appaiono deboli, lo accettiamo in linea di principio. Lei è autorizzato da ora a telegrafare per mandarlo a effetto» .
In merito alla diffidenza di Churchill, l’Ammiragliato rispose con un appunto a lui diretto.
«Concordo che la possibilità di successo in questa avventura appare remota, ma i pagamenti che sarebbero necessari per l’impresa sono così irrisori, che se paragonato all’importanza del bottino conseguibile, sembra opportuno insistere sul progetto»
Quella meschina iniziativa da parte di alcuni alti ufficiali italiani non ebbe comunque seguito.
E tutto finì nel dimenticatoio.
Ma è una vicenda che è giusto conoscere e lo dobbiamo al lavoro di Alberto Santoni.
Nel libro “Il vero traditore” troverete tutti i documenti.
Nei documenti si parla genericamente di una personalità rappresentativa «in contatto con un ufficiale al servizio di Supermarina, a sua volta portaparola di alcuni ufficiali» il cui grado doveva essere elevato per proporre la consegna o il sabotaggio di navi italiane.
Da parte britannica abbiamo il nome di sir Victor Mallet, ministro a Stoccolma, figlio di Lord Louis Mallet, personaggio centrale delle trattative germano-britanniche del conte Bernadotte nel 1945.
Più un intermediario svedese che faceva la spola tra Roma e Stoccolma.
Dai documenti si evince anche la presenza, non solo del Foreign Office nella persona di Anthony Eden e del direttore del Naval Intelligenze che si firma A.A. ma anche di Churchill, la cui opinione negativa non influì comunque sul fatto che il piano fu mandato a esecuzione.
Essendo mandato a esecuzione si ritiene, non solo che l’intermediario svedese possa essere tornato a Roma, ma che anche il deposito presso una banca americana sia stato effettivamente eseguito.
Non sappiamo però se sono stati fatti dei prelievi.
Dai documenti si evince anche che i primi contatti, con anche proposte di resa, possono essere collocate a febbraio o forse anche prima, a gennaio del 1941, quando le fortune mussoliniane in Africa, in Albania e sul mare toccarono il loro punto più basso.
Quello che ne deriva però è che l’intero piano poggiava, da parte italiana, su pareri favorevoli di persone importanti e qualificate, delle quali sfortunatamente non ne conosciamo i nomi.
Non si comprende come mai non sia mai trapelato nulla dei contatti tra i nostri alti ufficiali con il Foreign Office e l’Ammiragliato britannici.
Quelle trattative non ebbero seguito, nessuna nave venne venduta e nessun nave venne sabotata.
Ma il fatto grave rimane.
Mio padre mi diceva: “Credi a metà di quello che vedi e a niente di quello che ti dicono. Cerca sempre la verità”.
Quindi, visto che le fonti e le poche testimonianze sono solo inglesi, una domanda sorge spontanea;
«E se quei documenti fossero un'invenzione inglese?»
Fine

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