Sono tornata per raccontare.
So che molti fanno fatica anche solo a ricordare quello che hanno patito, quello che hanno visto.
Cosa c’è di più orribile del vedere uscire da un camino i tuoi genitori, i tuoi fratelli le tue sorelle?
So che molti fanno fatica anche solo a ricordare quello che hanno patito, quello che hanno visto.
Cosa c’è di più orribile del vedere uscire da un camino i tuoi genitori, i tuoi fratelli le tue sorelle?
Fortunatamente non c’era mio padre.
Stava tornando a casa, ma visto il pericolo girò l’angolo e riuscì a salvarsi.
E neppure mia sorella Gentile non c’era.
Con freddezza fu fatta passare per la domestica.
Stava tornando a casa, ma visto il pericolo girò l’angolo e riuscì a salvarsi.
E neppure mia sorella Gentile non c’era.
Con freddezza fu fatta passare per la domestica.
Eravamo tranquilli dopo l’8 settembre.
Ancora più tranquilli dopo aver consegnato i 50 Kg d’oro che ci avevano richiesto.
50,3 Kg. per la precisione.
Invece erano venuti a prenderci. Di sabato.
Giorno festivo per noi ebrei, scelto apposta, per sorprenderne il più possibile.
Ancora più tranquilli dopo aver consegnato i 50 Kg d’oro che ci avevano richiesto.
50,3 Kg. per la precisione.
Invece erano venuti a prenderci. Di sabato.
Giorno festivo per noi ebrei, scelto apposta, per sorprenderne il più possibile.
Era in braccio a me durante la selezione.
Stava buona la piccola.
Poco prima che arrivasse Mengele mia sorella la volle a sé. La pretese.
E Mengele spedì entrambe alle camere a gas.
Con mamma e le altre sorelle.
Tempo dopo le seguì anche Rosanna.
Stava buona la piccola.
Poco prima che arrivasse Mengele mia sorella la volle a sé. La pretese.
E Mengele spedì entrambe alle camere a gas.
Con mamma e le altre sorelle.
Tempo dopo le seguì anche Rosanna.
Perché non aveva mai smesso di piangere.
Io consumai presto tutte le lacrime. Io volevo vivere.
A tenermi in vita il pensiero che un giorno sarei tornata a casa per raccontare tutto.
Io col mio numero 66210.
Le ricordo tutte quelle 47 compagne di prigionia
Io consumai presto tutte le lacrime. Io volevo vivere.
A tenermi in vita il pensiero che un giorno sarei tornata a casa per raccontare tutto.
Io col mio numero 66210.
Le ricordo tutte quelle 47 compagne di prigionia
Sono tornata per raccontare.
Quel lager.
“Il tatuaggio e la tosatura “come bestie”; le Kapò sono “bestie; il cibo è una brodaglia in una ciotola da “lappare come i cani”.
Un inferno in terra.
Con momenti, pochi, di vera umanità.
Come quel giorno.
Quel lager.
“Il tatuaggio e la tosatura “come bestie”; le Kapò sono “bestie; il cibo è una brodaglia in una ciotola da “lappare come i cani”.
Un inferno in terra.
Con momenti, pochi, di vera umanità.
Come quel giorno.
Quando venni portata in ospedale per iniettarmi scabbia e tifo.
Una cavia umana.
Ricordo che operai belgi, passando sotto la finestra, mi passarono da mangiare.
La moneta d’oro fu sicuramente un delirio.
Fosse stato vero l’avrei gettata.
Troppo pericoloso tenerla nel lager.
Una cavia umana.
Ricordo che operai belgi, passando sotto la finestra, mi passarono da mangiare.
La moneta d’oro fu sicuramente un delirio.
Fosse stato vero l’avrei gettata.
Troppo pericoloso tenerla nel lager.
Sono tornata per raccontare.
Che spostavo pietre.
Poi una fiammella di speranza alla fine del ’44.
Le polacche che facevano parte della resistenza fecero girare quella notizia.
Tre di loro ci gridarono “presto sarete libere, resistete”.
Prima di penzolare con una corda al collo.
Che spostavo pietre.
Poi una fiammella di speranza alla fine del ’44.
Le polacche che facevano parte della resistenza fecero girare quella notizia.
Tre di loro ci gridarono “presto sarete libere, resistete”.
Prima di penzolare con una corda al collo.
Sono tornata per raccontare.
La “marcia della morte” in quell’inverno polacco, quando ci evacuarono da Auschwitz, destinazione il campo di concentramento di Bergen Belsen.
Tutti quei morti lungo la strada.
Io volevo vivere.
Volevo vivere.
La “marcia della morte” in quell’inverno polacco, quando ci evacuarono da Auschwitz, destinazione il campo di concentramento di Bergen Belsen.
Tutti quei morti lungo la strada.
Io volevo vivere.
Volevo vivere.
Poi l’arrivo.
E tutti quei mucchi addossati contro le baracche. Mucchi di corpi umani ormai abbandonati.
Che mi hanno salvato la vita perché mi ci sono infilata sotto.
Una guardia, forse impazzita, aveva cominciato a sparare all'impazzata dalla torretta.
E tutti quei mucchi addossati contro le baracche. Mucchi di corpi umani ormai abbandonati.
Che mi hanno salvato la vita perché mi ci sono infilata sotto.
Una guardia, forse impazzita, aveva cominciato a sparare all'impazzata dalla torretta.
Sono tornata per raccontare.
Anche il tormento di quando rubavo il cibo.
O quando mi sono nascosta tra quei cadaveri.
Lo sapevo. Lo volevo con tutte le mie forze. Vivere.
Per raccontare tutti quegli orrori.
E poi la liberazione, il 15 aprile del 1945.
Anche il tormento di quando rubavo il cibo.
O quando mi sono nascosta tra quei cadaveri.
Lo sapevo. Lo volevo con tutte le mie forze. Vivere.
Per raccontare tutti quegli orrori.
E poi la liberazione, il 15 aprile del 1945.
Gli Alleati inglesi trovarono 60.000 prigionieri ormai ridotti a larve tra migliaia di cadaveri insepolti.
Noi eravamo abituati alla puzza.
Loro si misero le maschere antigas prima di spruzzare il DDT per i pidocchi.
Noi eravamo abituati alla puzza.
Loro si misero le maschere antigas prima di spruzzare il DDT per i pidocchi.
Sulla via del ritorno venni portata davanti a un tribunale militare.
Tra i miei amici c’erano soldati italiani che per fame avevano rubato un toro.
Mi lasciarono andare quando urlai loro che mi avevano ammazzato tutta la famiglia .
Mostrando il numero tatuato sul braccio.
Tra i miei amici c’erano soldati italiani che per fame avevano rubato un toro.
Mi lasciarono andare quando urlai loro che mi avevano ammazzato tutta la famiglia .
Mostrando il numero tatuato sul braccio.
Sono tornata per raccontare.
La condizione di noi donne in quel lager.
La nudità vissuta come un trauma, una tortura.
Nude, tra gli sghignazzi dei soldati.
No, non sono mai stata in una di quella case.
“Le case delle bambole” le chiamavano.
I bordelli dei lager.
La condizione di noi donne in quel lager.
La nudità vissuta come un trauma, una tortura.
Nude, tra gli sghignazzi dei soldati.
No, non sono mai stata in una di quella case.
“Le case delle bambole” le chiamavano.
I bordelli dei lager.
Settimia Spizzichino è morta a Roma il 3 luglio del 2000.
Ha passato tutta la vita a testimoniare quell’orrore. Nelle scuole, nei suoi viaggi ad Auschwitz e davanti alle telecamere.
Ha passato tutta la vita a testimoniare quell’orrore. Nelle scuole, nei suoi viaggi ad Auschwitz e davanti alle telecamere.
Alla fine del thread dovrebbe esserci il solito “Grazie” alla persona che mi ha chiesto di raccontare questa storia.
Lo faccio sempre, com’è giusto.
Salvo sempre tutti i suggerimenti, per eventuali storie future. Tutti.
E così avevo fatto anche con il "suo" suggerimento.
Lo faccio sempre, com’è giusto.
Salvo sempre tutti i suggerimenti, per eventuali storie future. Tutti.
E così avevo fatto anche con il "suo" suggerimento.
Lei mi aveva suggerito di raccontare la storia di sua zia, Settimia Spizzichino.
Io avevo preso nota e le avevo chiesto di indicarmi video di eventuali interviste.
E libri ed ebook da acquistare per potermi documentare al meglio.
Io avevo preso nota e le avevo chiesto di indicarmi video di eventuali interviste.
E libri ed ebook da acquistare per potermi documentare al meglio.
Mi aveva parlato del libro “GLI ANNI RUBATI”.
Che purtroppo, disse,non è più in vendita".
E poi il documentario “Nata 2 volte - Storia di Settimia, ebrea romana”.
“Purtroppo anche il film non è in vendita: lo possiamo utilizzare solo per scopi didattici. Non si trova online”.
Che purtroppo, disse,non è più in vendita".
E poi il documentario “Nata 2 volte - Storia di Settimia, ebrea romana”.
“Purtroppo anche il film non è in vendita: lo possiamo utilizzare solo per scopi didattici. Non si trova online”.
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