Johannes Bückler
Johannes Bückler

@JohannesBuckler

25 تغريدة Mar 02, 2023
A volte inizio una storia dalla fine.
E’ questo il caso.
Partendo da un appunto di Winston Churchill in calce a un dispaccio del ministero degli affari esteri inglese. “This all seems fantastic”
“Tutto ciò mi sembra fuori dalla realtà”
(W.S.C. Winston Spencer Churchill)
Era veramente qualcosa fuori da ogni realtà, da ogni logica.
In effetti si riferiva a trattative che per Winston Churchill apparivano assurde.
Stiamo parlando di una vicenda che dire riservata è dire poco.
Ma credo sia giusto che si sappia dell’esistenza di quelle trattative.
Iniziamo.
Da sempre, tra gli storici, ci sono due correnti di pensiero a proposito della guerra navale nel Mediterraneo.
Una sostiene che le operazioni navali italiane furono inficiate, non solo da gravi errori, ma anche un tradimento politico che alla fine condusse a disastri.
L’altra invece sostiene che la Marina italiana fece quanto le era possibile, senza gravi errori operativi, e con tragedie che furono tali solo perché l’avversario disponeva di un “mezzo decifrante” che rese sterili tutti gli eventuali accorgimenti per evitare quelle tragedie.
Lasciamo a ogni storico la propria opinione.
Ho intenzione invece di parlare di cosa si intende per quel “mezzo decifrante” di cui disponevano gli inglesi. Partendo da uno dei più importanti strumenti che un servizio informazioni di una potenza può utilizzare.
Può disporre di addetti militari, agenti segreti, ricognizioni, interrogatori di prigionieri, intercettazioni postali o radio goniometria.
Ma quello che è ritenuto meno rischioso in termini di vite umane e più redditizio si chiama: «decrittazione di radio messaggi in cifra»
La possibilità quindi di intercettare prima, per poi decifrare, tradurre, smistare, interpretare e infine utilizzare le notizie provenienti dal nemico.
Una cosa utilizzata già dall’Ammiragliato britannico con la sua “stanza 40” durante la prima guerra mondiale
Utilizzata per decrittare i messaggi radio dell’Imperiale Marina tedesca, cosa peraltro che non evitò agli inglesi alcune amare sorprese.
Tra le due guerre mondiali, perfezionando questi sistemi di cifratura, sorse la necessità di avere qualcosa di speciale per la decrittazione.
Ecco quindi la nascita dell’Organizzazione inglese ULTRA che si fondava su tre elementi: una macchina veloce e pratica per codificare i messaggi da parte tedesca; la ricostruzione di un’identica macchina usata dai tedeschi; un calcolatore capace di intepretare le chiavi cifranti.
ULTRA, spesso usato come sinonimo della decrittazione di "Enigma" che cifrava il traffico tedesco, per evitare i bombardamenti su Londra venne trasferita nella cittadina di Bletchley, in una isolata residenza di campagna chiamata Bletchley Park.
Le prime rivelazioni dell’organizzazione ULTRA, per anni completamente ignorata riguardo la guerra navale nel Mediterraneo, è stata approfondita in Italia dal compianto, allora giovane storico, Alberto Santoni, docente di Scienze Politiche all’Università di Roma.
Alberto passò due mesi presso il Public Rekord Office britannico a Kew Gardens a Londra.
Archivi inglesi, dove si possono trovare molte verità e che molti storici hanno evitato di consultare.
E’ lì che lui riuscì a consultare documenti che saranno “liberalizzati” sono nel 2042.
Da quei documenti ne fece un libro: “Il vero traditore” del 1981, edito da Mursia.
Alberto affronta due temi fondamentali.
Il primo è l’incidenza terribile che ebbe l’ULTRA sulle operazioni navali italiane.
Il secondo rivela quelle trattative segrete.
Per parlare di Ultra dovrei prima descrivere la macchina ENIGMA.
Molti di voi la conoscono.
Vi dico solo che ENIGMA non era il frutto di chissà quali studi segreti di qualche laboratorio militare.
Fu grazie all’intelligenza di un ingegnere di Berlino, il dottor Scherbius.
Il quale riuscì a concretizzare una precedente idea dell’olandese Koch van Delft, che quella macchina l’aveva messa in vendita dopo averla esposta al congresso internazionale dell'Unione Postale del 1923. Destinata agli imprenditori timorosi dello spionaggio industriale.
Non fu quindi difficile, per molte nazioni, ricostruire quella macchina.
Il problema nacque quando i tedeschi iniziarono a modificarla, studiando le circonferenze e gli ingranaggi dei rotori, nonché i contatti elettrici ad essi collegati, aumentando il numero dei codici.
Per comprendere meglio una macchina di per sé molto complicata e l’Organizzazione inglese ULTRA destinata a neutralizzarla, potete vedere qui sotto un dispaccio in codice trasmesso dalla macchina ENIGMA, fotocopiato nel Public Record Office di Kew Gardens a Londra.
La prima penetrazione dei codici dell’Aeronautica tedesca ad opera di ULTRA avvenne il 20 maggio 1940.
Quelli della Marina tedesca solo nel marzo del 1941. Quelli dell’esercito tedesco solo nel settembre 1941. Durante il primo anno di attività ULTRA servì solo in due casi.
Nella battaglia d’Inghilterra e nell’offensiva del Generale Graziani in Egitto.
Per quanto riguarda la Regia Marina, la Royal Navy riuscì ad utilizzare ULTRA solo dal giugno 1941.
A causa del giornaliero cambio delle chiavi cifranti, servivano giorni per decrittare i messaggi.
Ad aiutare ULTRA fu anche il ritrovamento, il 9 maggio 1941, di una macchina ENIGMA a bordo di un sommergibile tedesco U-110 danneggiato, costretto a venire in superficie e catturato dagli inglesi.
Questo permise un aggiornamento nella cifratura di ENIGMA.
ULTRA ebbe molti successi per quanto riguarda la Marina Italiana.
Spesso dovuti anche alla scarsa considerazione da parte italiana della sicurezza.
Su navi affondate o catturate venivano spesso trovati documenti segreti che dovevano essere distrutti prima di una battaglia.
Gli inglesi sapevano esattamente ogni movimento dei convogli italiani che usavano con cieca fiducia “Enigma”.
Con le ovvie conseguenze.
Sul libro di Santoni sono spiegati tutti i successi di ULTRA.
Ma non vi ho ancora parlato di quelle famose trattative segrete.
Santoni ha trovato documenti che testimoniano trattative con gli inglesi da parte di ufficiali della Regia Marina.
Forse per l’insofferenza verso il regime fascista, forse per il miraggio di facili guadagni, sicuramente per una preventiva immunità alla fine della guerra.
Il progetto, velleitario quanto infantile, riguardava alcune navi della Regia Marina.
Tutto documentato nella corrispondenza intercorsa nel marzo del 1941 tra l’Ammiragliato, il Foreign Office (ufficio degli esteri) e Churchill.
La vicenda inizia con il dispaccio n. 143 del 14 marzo 1941, inviato dal diplomatico britannico a Stoccolma, Victor Mallet.
”Durante la mia vista a Roma sono stato avvicinato da un ufficiale in servizio all’Ammiragliato italiano…”
Che voleva quell’ufficiale italiano?
A domani

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