Johannes Bückler
Johannes Bückler

@JohannesBuckler

25 تغريدة 43 قراءة Mar 02, 2023
Nelle mie storie le chiamo “le vittime invisibili”.
Come Maria Monchietti, per esempio.
Il luogo? Ceretto Lomellina.
Il tempo?
Il 1921, quando gli squadristi erano all’opera, assoldati dagli agrari e dagli industriali.
Il soldo era di 40 lire giorno per gli agrari di Mortara.
Come riferisce il settimanale “la nuova terra” del 1° marzo 1921: «l’opera di ingaggio dei fascisti è affidata al signor Franciosi. Egli fece la spola tra le città esportatrici e riuscì ad assicurare importanti scritture». Squadristi ingaggiati per «educazione e difesa sociale».
E’ la sera del 22 marzo 1921 quando Maria Monchietti, al primo piano, si accorge che di sopra ha lasciato la lampada accesa.
Si avvia su per le scale per spegnerla.
Una volta spenta si avvicina alla finestra per chiudere l’anta.
Vede i fascisti sparare alla gente per strada.
“Quelli andando per il paese hanno sparato e l’hanno presa proprio qui in testa. La pallottola ha bucato il legno della finestra, lei voleva chiudere l’anta. Sparavano dappertutto. (…) mio cognato ha alzato la luce ha visto tutto il sangue per terra. Lei era dietro al lavabo(…)
Nessuno paga per quella morte.
In quel periodo ai fascisti l’impunità è praticamente assicurata.
Tre fascisti vengono riconosciuti e denunciati.
Il procuratore del re di Vigevano rifiuta di procedere, incriminando invece il direttore de “il Proletario”.
La sua colpa?
Quella di aver pubblicato i nomi dei responsabili e dei mandanti: l’ex colonnello Silvio Magnaghi, Gigi Lanfranconi, che in seguito diventerà onorevole, e il direttore de “Il Risveglio”, il fascista Carlo Cordara.
Maria Monchietti aveva 22 anni e aspettava un bambino.
La squadracce fasciste prima di ogni attacco organizzato ricorrono ad autentiche provocazioni.
E così a San Giacomo delle Segnate (Mantova) i fascisti si sono messi a bastonare tutti quelli che non portano all’occhiello il nastrino tricolore.
A Sannazzaro, nel Pavese,fermano per strada operai e contadini e se alla domanda ”sei fascista?” la risposta è no, vengono rinchiusi nella caserma dei carabinieri. A Donelasco invece costringono alle dimissioni il segretario della Lega contadini, minacciando di assaltare il paese
A Quistello (Mantova) viene obbligata alle dimissioni, entro dieci giorni, tutta l’amministrazione comunale, altrimenti «bruceremo tutte le vostre case».
A Buscoldo, nel Mantovano, i fascisti arrivano su un camion armati fino ai denti.
Hanno rivoltelle, fucili, pugnali e mazze ferrate usate dagli austriaci nella grande guerra, del peso di cinque chili.
Entrano nella Cooperativa gridando: «abbasso il re, Viva D’Annunzio!».
Ci sono cinquanta soci che stanno leggendo o giocando a carte.
Con le pistole puntate sono costretti a uscire uno alla volta, ma nel corridoio vengono pugnalati uno a uno, colpendoli poi con le mazze.
Alla fine saranno trentotto i feriti portati all’ospedale, tra questi un ragazzo.
In solo due mesi nel Pavese i fascisti distruggono di tutto.
Distrutte e bruciate Le Leghe, le Camere del lavoro, le Case del popolo, e i municipi di Lardirago, Villanterio, Inverno, Miradolo, Pieve Porto Morone, Alagna, Chignolo Po, S. Cristina, Villanova D’Ardenghi, Sairano, Bressana Argine, Scaldasole, Marzano, e molti altri.
Il grido fascista è uno solo: «non più un Comune ai socialisti!»
A Semiana (Pavia) i fascisti impongono con la forza le dimissioni del sindaco Angelo Toni, proibendo ai cittadini di andare a votare.
Quelli che ci vanno vengono perquisiti e privati di tutte le schede.
Meno una.
Quella del blocco fascisti-rivoluzionari.
La cabina elettorale di Semiana è al pianterreno e a una finestra che dà sul cortile si apposta un fascista con il moschetto in mano per controllare che nessuno annulli la scheda.
L’unica scheda che gli è stata lasciata.
Chi annulla la scheda all’uscita viene bastonato.
Così i socialisti di Semiana, che avevano ottenuto nelle precedenti elezioni 225 voti contro i 60 del blocco, questa volta ne ottengono solo 7, contro i 185 del blocco.
Ma i brogli non sono ottenuti solo con le intimidazioni.
Lo scrive l’Avanti.
«Molti elettori, che non votarono, furono fatti figurare come votanti, tanto è vero che abbiamo potuto ritirare ben 120 certificati elettorali di non votanti che sommati ai 185 votanti darebbero un numero superiore allo stesso numero di iscritti».
Un aspetto inquietante di quel periodo è l’indifferenza, se non la connivenza delle autorità che garantivano l’impunità allo squadrismo fascista.
E così a Milano, il 30 gennaio 1921, i fascisti schiaffeggiano in piazza Duomo, assessori e consiglieri comunali.
A Pavia, il 20 aprile, l’on. Socialista Fabrizio Maffi, è percosso mentre esce dal ristorante «Demetrio».
I fascisti gli ordinano di gridare: «Viva l’Italia» e dato che il deputato rifiuta, lo portano al secondo piano sporgendolo dalla finestra, urlandogli di lanciare quel grido.
La sua risposta è decisa.
«Sotto la minaccia delle armi non griderei neppure “Viva Mario Maffi”, che è mio figlio».
Inferociti i fascisti lo picchiano, gli strappano la barba e alla presenza dei carabinieri lo trascinano alla stazione obbligandolo a prender il primo treno.
All’inizio del 1921 le spedizione fasciste si spostano dalla regione.
Il fascio di Poggio Rusco, a Verona e a Bologna, e il fascio di Roverbella è attivo in «innumerevoli spedizioni di cui è indice la somma di 300.000 lire di benzina spesi per rifornimenti di automezzi»
Quando i fascisti di Milano decidono di fare una spedizione a Greco, centro comunista alla periferia, chiedono aiuto ai fasci di dell’Emilia e della Toscana. In questo modo è difficile identificare i responsabili. Per esempio, chi ha ucciso il comunista Ferruccio Ghinaglia?
A Voghera, il 21/04/921, freddato a rivoltellate dagli squadristi mentre passa davanti al bar «Pasotti» di Via dei Mille.
E neppure chi ha ucciso il 27 aprile a colpi di mazza e di pistola davanti a moglie e figli, il capolega Giovanni Salvadeo, alla cascina Conca di Tromello.
Nel Pavese dietro quelle feroci aggressioni c’è lui, l’avvocato Cesare Forni, che percorre a cavallo le campagne della Lomellina seguito dal suo Stato Maggiore, in cui fa spicco l’ex colonnello Silvio Magnaghi.
Sono uomini duri e violenti.
Li attendono squallidi destini.
Il Forni diventerà un fascista dissidente e terrà un discorso a Biella contro Mussolini.
Verrà aggredito il 12 giugno 1924 nell’atrio della Stazione di Milano e lasciato a terra quasi morto.
In seguito tenterà di entrare nella Resistenza. Arrestato, muore a Milano nel 1943.
L’ex colonnello Silvio Magnaghi, ridotto in miseria, chiederà aiuto a quell’amministrazione civica di Mortara che aveva combattuto spietatamente.
Finirà i suoi giorni nel reparto poveri dell’ospedale cittadino.
Nel primi tre mesi del 1921 gli assalti fascisti furono 726.
Fine

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