Johannes Bückler
Johannes Bückler

@JohannesBuckler

25 تغريدة 1 قراءة Mar 02, 2023
Thread 1 di 3
Che Mussolini fosse sensibile al fascino delle donne è cosa nota.
Quelle che lui definiva con una battuta.
« Le donne debbono tenere in ordine la casa, vegliare sui figli e portare le corna” perché in fondo: «che volete, dopo tutto, sono solo donne».
Ma era sensibile anche ad altro.
Alle pressioni, e soprattutto ai soldi.
Come quelli francesi, per esempio, che sullo scorcio del 1914 gli servirono per fondare il Popolo d’Italia e per appoggiare, con una campagna interventista, il nostro Paese nella Grande Guerra.
Per anni i francesi hanno negato, infuriati, ogni sostegno a Mussolini.
Mentendo.
Alcuni sostengono persino che fu proprio l’oro francese a convincere Mussolini ad abbandonare il Partito Socialista e l’Avanti ben prima della sua azione nazionalista e interventista.
Oggi sappiamo solo che lo Stato Maggiore e il Governo Francese fecero un poderoso sforzo su Mussolini. Come sappiamo, ma questo la storia ufficiale lo ha sempre trascurato, o peggio ignorato, dei finanziamenti che Mussolini ebbe nello stesso periodo dagli inglesi.
Esattamente dal Military Intelligence, il cui ammontare fu certamente ben più cospicuo dei quattro soldi dati dai francesi e usati per fondare il Popolo d’Italia. Talmente consistenti da incidere sul destino del dittatore Mussolini e quindi della stessa Italia.
Il contatto che Mussolini ebbe nel 1917 con il servizio segreto inglese fu un fattore, non solo determinante, ma permanente anche nei decenni successivi.
E’ quindi sbagliato attribuire a Mussolini le stigmate di politico forte.
Le sue mosse non furono spinte solo dal suo demone.
Tutto ebbe inizio alla fine di ottobre del 1917 a ridosso delle fosche giornate di Caporetto.
Un momento tragico per l’Italia, ma altrettanto angosciosa per l’Intesa che aveva visto uscire dalla guerra l’indispensabile alleato russo che aveva subito numerose batoste.
L’allarme seguito a Caporetto ebbe come risposta “aiuti fraterni” all’Italia.
L’intero edificio militare dell’Intesa era in difficoltà.
80 divisioni francesi di Nivelle si erano ammutinate dopo la caduta verticale russa.
Era quindi indispensabile tenere ferma al fronte l’Italia.
Servivano uomini, certo, ma anche e soprattutto denari.
Se con i primi furono alquanto prudenti, inviandoli, ma consentendo di utilizzarli solo alla fine del 1917, con i secondi, i denari appunto, furono lesti e decisi. Soprattutto con l’uomo che avevano scelto: Mussolini.
Pochi mesi prima di Caporetto, nel marzo del 1917, era infatti giunto in Italia, ufficialmente come colonnello addetto allo Stato Maggiore, un deputato conservatore inglese di 37 anni, scappato di tutta fretta dalla Russia dove era stato mandato 2 anni prima in Missione Speciale.
Arrivò in Italia al seguito di voci che lo volevano come ispiratore, se non partecipe, dell’assassinio di Rasputin, il “santo diavolo”, che aveva conquistato un posto importante nel cuore della Zarina e dello Zar.
E’ difficile ancora oggi farsi un’idea precisa di Rasputin.
Quel che sappiamo, è che in quella tragica notte del 16 dicembre 1916 oltre al principe Jusupov, che diede inizio alla mattanza che pose fine alla vita di Rasputin, c’era un uomo sconosciuto, che vestito con una pelliccia di zibellino se ne andò senza dire una parola.
Sappiamo che sia lui che i congiurati facevano parte del circolo Buchanan, presieduto dall’ambasciatore britannico Sir George Buchanan.
E che lo zar, rientrato precipitosamente dal fronte, nel salone di Tsarkoje, si rivolse proprio a lui dicendo: «E’ stato un delitto orribile»
E così, per evitare ulteriori sospetti su quell’uomo, che Winston Churchill conosceva bene avendogli dato l’appellativo di “rettile”, fu ritirato e spedito in Italia. Dove non si sospettò minimamente che quell’uomo, giunto dalle nevi di San Pietroburgo, fosse anche altro.
Cioè il numero due del Military Intelligence.
Privo di un comando effettivo (in Italia non c’erano truppe inglesi), con un incarico generico e poco chiaro.
Cosa che non gli impedì di iniziare a frequentare salotti e comandi militari. Il suo nome?
Sir Samuel Hoare.
Con la disfatta di Caporetto Hoare è già bello che ambientato.
Capisce immediatamente che deve fare qualcosa.
E subito.
Teme che l'Italia cerchi di uscire dalla guerra concludendo un armistizio con l'Impero austro-ungarico.
Bisogna finanziare tutte le forze interventiste.
E con grande intuito capì che l’uomo giusto era quello che aveva definito in un telegramma al suo capo, «uno sconosciuto agitatore».
Nello stesso telegramma chiedeva di poter dare a Mussolini un contributo per rialzare, con qualche azione, il morale pubblico dopo Caporetto.
Fu così che attraverso un intermediario, Hoare si mise in contatto con Mussolini che si trovava a Milano.
Gli versò le somme cercando di concordare le azioni da mettere in atto
«Lascia fare a me» rispose Mussolini.
«Mobiliterò i mutilati di Milano, ed essi romperanno la testa di tutti i pacifisti che oseranno tenere nelle strade comizi contro la guerra»
Queste parole si trovano in un volume di memorie dello stesso Hoare.
Resta il fatto che non è che una parte della verità.
Ci fu anche altro
Sappiamo con certezza che quel contributo doveva servire, come servì, nel mobilitare in un certo modo l’opinione pubblica.
Quello che non conosciamo bene, e che i suoi avversi biografi saltano a piè pari, è il pensiero di Mussolini in quel periodo.
E’ Samuel Hoare a parlarne...
«Mussolini, dopo aver aiutato a portare l’Italia in guerra, era allora incerto da quale parte della barricata combattere.
Un piccolo tempestivo aiuto, avrebbe potuto conservarlo dalla nostra.»
E questo accadeva prima di Caporetto, quando Hoare era giunto in Italia.
E aveva chiesto informazioni su Mussolini al barone Francis Rennell Rodd, figlio dell'ambasciatore a Roma, James Rennell Rodd, addetto anche al Comando Inglese di stanza in Italia e alla terza Armata comandata dal duca d’Aosta.
In realtà in forza alla Military Intelligence
Il nome di Mussolini fu fatto dai francesi del comando di Foch al generale inglese Henry Hughes Wilson.
Fu a Parigi che Wilson venne a sapere dei finanziamenti francesi a Mussolini tramite Hachette, una casa editrice parigina connessa al Governo.
Hoare, dopo Caporetto, comprese che la partita non si giocava più al fronte, ma nelle retrovie.
Nella capitale, ma soprattutto a Milano.
C’erano i soldi. E gli uomini giusti.
Mussolini, e i nipoti di Garibaldi.
Si trattava ora di passare all’azione.
A domani.

جاري تحميل الاقتراحات...