Johannes Bückler
Johannes Bückler

@JohannesBuckler

24 تغريدة 2 قراءة Mar 02, 2023
Sono settantadue Johannes.
E’ inutile che continui a cercarlo, tanto il mio nome non c’è.
In fondo quello è stato solo uno dei tanti torti che ho subito.
E a dir la verità, nemmeno uno dei peggiori.
Chiamarsi Antoine-August Le Blanc e non poter frequentare l’Università.
Quello fu veramente uno schiaffo.
L’ennesimo rospo da ingoiare, uno dei tanti.
Sicuramente ha influito il periodo, ma è stata dura Johannes.
Vuoi che ti racconti qualcosa di me?
Possiamo iniziare dalla Presa della Bastiglia.
Lo avete studiato a scuola.
Era il 14 luglio 1789, a Parigi.
E io, nel 1789, avevo tredici anni. Felice.
Come puoi esserlo se nasci in una famiglia ricca con
papà mercante di seta e poi direttore della Banca di Francia.
Già. Quel 1789 fu qualcosa di molto importante per me. Una svolta per la mia vita.
Quell’anno infatti mi innamorai.
No, Johannes, non di un ragazzino, e nemmeno dello spirito rivoluzionario di quei giorni.
Innamorata folle, ma della matematica.
Quel libro, “Storia della matematica” lo avevo trovato nella biblioteca di papà.
Tu Johannes hai raccontato di Siracusa e hai accennato alla morte di Archimede.
Io ne rimasi sconvolta.
Talmente concentrato su un problema geometrico da non sentire quel soldato romano?
Com’era possibile.
Come si può rimanere concentrati a tal punto da perdere la vita?
Eppure quel soldato gli urlava di seguirlo da Marcello. «Noli, obsecro, istum disturbare» la sua risposta.
Quel problema valeva più della sua vita.
Incredibile.
Io racconto e tu Johannes continui a cercare il mio nome.
Te l’ho detto, è inutile, non l’hanno messo.
Lo so, ti sembra incredibile.
Anche a me sembra incredibile, ma meglio continuare il racconto, che dici?
Lascia perdere, tanto ormai è tardi.
E poi non è così importante.
Dove eravamo rimasti?
Sì, a quel libro sulla storia della matematica.
Fu amore a prima vista.
Un amore però contrastato fin da subito dai miei genitori.
Avevano in mente un altro futuro per me.
Di sicuro non la matematica.
Quindi il mio era un sogno da stroncare.
Fecero di tutto per impedirmi di studiare sui libri della biblioteca, arrivando persino a togliere la luce alla sera per costringermi ad andare a letto.
Io aspettavo che si addormentassero, poi di soppiatto andavo con luce e coperta in biblioteca a studiare.
E lì mi trovarono in una notte d’inverno. Infreddolita. Senza riscaldamento, persino l’inchiostro nei calamai si era ghiacciato.
Compresero. E cominciarono ad assecondarmi.
Mi misero a disposizione un insegnante privato, ma io avevo solo un desiderio.
Iscrivermi all’Università.
Precisamente alla prestigiosa École polytechnique di Parigi fondata nel 1794.
Divorando Eulero e Newton, trovai il modo di iscrivermi per poter studiare almeno sulle dispense.
Sì, perché come Antoine-August Le Blanc avevo potuto iscrivermi, ma non potevo frequentarla.
Perché Antoine-August Le Blanc era il nome di un ragazzo che avevo usato per l’iscrizione.
In realtà mi chiamo Sophie Germain.
Essendo donna, impossibilitata a frequentare quel tipo di scuola.
Potevo solo studiare utilizzando le dispense.
Come tutte le donne esclusa da quel tipo di scuole. Cosa vuoi che sappia una donna di matematica, dicevano.
Qualcosa una donna poteva sapere visto che quando il professor Lagrange chiese di inviare delle osservazioni alle sue lezioni rimase impressionato dalle mie.
Anche allora mi ero firmata come Antoine-August Le Blanc, ma non si arrabbiò quando scoprì che ero una donna.
Anzi, divenne il mio mentore.
E neppure Gauss si scandalizzò.
Altri invece mi consigliarono di studiare la matematica “per donne”, quella senza formule.
Che teneri.
Ancora?
Ti ripeto Johannes che la storia dei settantadue nomi non mi ha pesato.
Mi ha infastidito di più l’impossibilità di incontrare i maschi per parlare di scienza.
Cosa proibita a noi donne.
Ti sembra normale?
E poi quel concorso del 1809.
L'Accademia delle scienze francese lo aveva indetto per trovare una spiegazione matematica agli esperimenti del fisico Ernst Chladni sulle vibrazioni delle superfici elastiche.
Come premio una medaglia d'oro da 1 kg. messa in palio da Napoleone.
Un concorso talmente difficile da avere pochissime iscrizioni.
In realtà solo una, la mia.
Alla fine presentai il mio lavoro.
Sul quale fecero mille appunti.
Quindi nessun vincitore.
O vincitrice in questo caso.
Non riuscii a vincere pur essendo l’unico partecipante.
Comunque mi iscrissi al concorso anche una seconda volta nel 1813.
“Insoddisfacente” dissero. E niente vittoria.
Li presi per sfinimento come solo una donna sa fare. Al terzo tentativo, nel 1815, finalmente il riconoscimento.
Con Lagrange avevo risolto il problema della piastra.
Infatti chiamarono la soluzione “equazione differenziale di Lagrange”.
E io? Il mio nome? Sparito.
Eppure il mio lavoro era stato fondamentale.
Il fisico Poisson, giudice di quel concorso, non volle mai incontrarmi.
Il mio contributo più importante alla matematica?
La Memoria sulle vibrazioni delle piastre elastiche.
Non mi sono laureata, ma una laurea honoris causa l’ho avuta, grazie a Gauss, dall'università Georg-August di Gottinga.
Ma sono morta due anni prima della consegna.
E qui finisce la storia di Sophie Germain.
Ricordate la mia insistenza sui settantadue nomi? Facevo riferimento ai settantadue nomi fatti incidere sotto la balconata del primo piano della torre dall'ingegnere Gustave Eiffel in segno di riconoscimento per i loro studi.
La costruzione della Torre Eiffel fu possibile grazie soprattutto agli studi di Sophie Germain sull'elasticità dei materiali, indispensabili per la costruzione della torre stessa.
Eppure il suo nome non c’è.
E non fu certo per una dimenticanza.
Sophie aveva ragione.
Non è stato il più grande torto.
Quello peggiore lo subì quando l’Ufficiale di Stato andò a casa sua a redigere il certificato di morte e si rifiutò di scrivere la professione di “fisico matematico”.
Una donna? Impossibile.
Scrisse “possidente terriera”
L’École polytechnique di Parigi, università di ingegneria francese, ha aperto l’iscrizione alle donne (sette) solo nel 1972.
La prima professoressa è stata assunta nel 1992.
All’equazione di Lagrange è stato aggiunto il nome di Germain.
Ora equazione di Germain-Lagrange.

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