Johannes Bückler
Johannes Bückler

@JohannesBuckler

25 تغريدة 8 قراءة Mar 02, 2023
Thread n. 2
Ieri sera vi ho raccontato di come e perché Joe Valachi ha deciso di parlare davanti alla Commissione McClennan.
Per raccontare cosa è “Cosa Nostra” anche in Tv.
E’ il primo mafioso a denunciare pubblicamente l’Organizzazione.
Tanto, morire per morire.
Joe ha raccontato della sua iniziazione.
Il padrino gli punse il dito facendo uscire del sangue. “Questo sangue significa che ora siamo una sola famiglia”.
Ma cos’è questa famiglia?
Gli americani non vedono l’ora che arrivi una nuova audizione.
Gli americani sono ai suoi piedi, come il Presidente della Commissione.
E lui spiega come un professore agli allievi.
Racconta che Cosa Nostra è composta da tante famiglie.
Negli Stai Uniti sono una dozzina.
Al vertice c’è il Capo di tutti i Capi.
Sotto di lui una dozzina di capi
Sotto i capi i vice-capi e sotto ancora i capi-regime che controllano la massa bruta dei soldati.
Un soldato non può parlare con qualcuno sopra di lui che non sia solo uno del livello superiore.
Nel 1963 una forza di cinquemila membri con un fatturato di 25.000 miliardi di lire.
L’anno.
Con profitti netti di cinque-seimila miliardi di lire.
Tipo la General Motors, per capirci.
Valachi illustra tutto con un disegnino.
Le prime famiglie di New York sono quelle di Lucky Luciano, Tom Gagliano, Joseph Profaci, Joseph Bonanno e Vincent Mangano.
Presupposto per aderire all’Organizzazione?
Ogni adepto deve essere di origini italiane.
Questa dichiarazione di Joe Valachi mandò su tutte le furie il giornale “Il Progresso Italo-Americano”.
Non solo.
Fece imbufalire ogni ambiente italiano in America.
Ma le cose stavano così.
Racconta di Don Vitone Genovese.
E di quando una notte fu svegliato di soprassalto da un amico.
«Sai la novità? Don Vito sta tornando».
Don Vitone, che fuggito in Italia si era fatto una fortuna con la borsa nera al seguito dell’esercito americano.
Ottenendo un attestato di benemerenza dal Governatore Charles Poletti.
Racconta di come Don Vitone fosse stato pizzicato dall’unico onesto in giro in quel momento.
Dall’agente Dickey, 24 anni, una testa dura.
Aveva riso quando lo aveva arrestato.
Poi gli aveva chiesto cosa guadagnasse al mese e Dickey aveva risposto: «210 dollari».
Don Vito gli aveva offerto 250.000 dollari in un colpo solo, per lasciarlo andare.
Tanto nessuno lo avrebbe saputo.
Ma Dicky aveva rifiutato e Don Vitone gli aveva urlato.
«Ma capisci quanti sono 250.000 dollari, coglione? Mille mesi del tuo stipendio. Una somma che non vedrai mai in tutta la tua vita».
L’onesto Dickey non batté ciglio, come tutti gli incorruttibili, e portò Vito Genovese negli Stai Uniti.
In una cella.
Joe Valachi parla in puro stile hemingwayano.
“Le pistole, dopo il suo ritorno negli Stati Uniti, ricominciarono a cantare”.
Il primo ad essere ucciso? Willie Moore Moretti il 4 ottobre 1951.
Vecchio amico di Frank Sinatra, ha la sifilide che gli offusca la mente.
Aveva parlato.
Davanti alla commissione Kefauver. Per poco.
Visto che un colpo di pistola gli fece da silenziatore. Altrimenti sarebbe stato lui, dodici anni prima, il Joe Valachi della situazione.
Ma l’anno migliore per Cosa Nostra è il 1957 e Valachi si commuove mentre lo racconta.
Nella notte del 2 maggio Frank Costello sta rientrando nel suo lussuoso appartamento al Central Park West. Torna dal miglior ristorante francese di New York, l’Aiglon.
Sente dei passi, si gira e una voce gli fa: “This is for you, Frankie!”.
Uno sparo e il killer fugge.
Convinto di averlo ucciso visto la faccia tutta sanguinante.
E invece lo ha preso sull’orecchio.
Il killer è un uomo di Genovese, sempre lui, e si chiama Vincent Gigante, un pugile detto “il mento”.
Ma dopo Frank Costello per Genovese c’è un altro uomo da eliminare.
Si chiama Albert Anastasia.
E’ il 25 ottobre 1957 e Anastasia è dal barbiere
Hai il viso coperto da panni caldi.
Mentre la sua guardia del corpo si allontana momentaneamente due uomini entrano e crivellano quei panni caldi.
Valachi mentre racconta sembra un cantastorie.
L’America comincia a rendersi conto di quante tempeste abbiano segnato la loro America.
Valachi continua.
Il 14 novembre 1957 un sergente di polizia, tale Croswell, viene messo in allarme da una lunga serie di limousine nere nella campagna di Apalachin.
Sono dirette nella casa di un certo Joseph Barbara.
Fa irruzione e trova un centinaio di pezzi grossi di Cosa Nostra.
“Passavamo di qui e siamo venuti a trovare un amico” è la loro risposta.
Valachi spiega cos’era quell’incontro.
Cosa è stato quel vertice di Apalachin.
Era un incontro per stabilire la supremazia di Vito Genovese su Cosa nostra.
E decretare la successione di Vito Gambino e Anastasia nella famiglia di New York.
Ma non si era parlato solo di quello.
Si era discusso anche della scarsa produttività nelle esecuzioni.
Com’era stato possibile?
Ben ventisette delitti su commissione erano falliti per imperizia degli esecutori.
Bisognava rimediare anche perché era previsto a breve di assassinare i migliori agenti del Narcotics Bureau, la potente organizzazione antidroga.
E infine si erano contati.
Dopo trent’anni di attività Cosa Nostra è un’azienda di 30 famiglie e cinquemila dipendenti.
Di scarsa qualità.
Niente a che vedere con l’efficienza durante la “guerra di Castellammare”.
Valachi parla, la gente ascolta la sua “operazione nostalgia”.
Sull’uomo che sta raccontando il suo “come eravamo”, c’è ora una taglia di sessanta milioni di lire. Era stato il suo vecchio luogotenente a consigliargli di consegnarsi alla polizia che “tanto più di cinque anni non prendi”.
Invece di anni ne aveva presi 15. E poi l'ergastolo.
Lo hanno fregato e la polizia, capendo subito che ha una testa debole e può cantare, ha messo in giro la voce che ha già cantato.
Quindi per lui non c’è più speranza.
Viene rinchiuso nel carcere di Atlanta,
Sì, lo stesso carcere dove è rinchiuso anche Don Vito Genovese
A Don Vito piace giocare a bocce.
Nessuno riesce a batterlo in carcere, anche perché alla loro vita ci tengono.
E una sera Don Vito incontra Joe Valachi e gli mette un braccio sulla spalla.
“Lo sai che succede quando in un barile c’è una mela marcia? Ti appesta tutte le altre”.
“Affinchè non succeda, bisogna buttarla”.
Valachi sarà pure tonto, ma comprende.
“Perché mi dici queste cose. Dimmelo se ho sbagliato. Se ho sbagliato prenderò un veleno davanti a te”.
“E chi ti ha detto che hai sbagliato?” dice Don Vito baciando Joe Valachi.
“Il bacio della morte” commenta il detenuto Ralph Wagner (che per questa frase finirà ammazzato). Valachi sa che quel bacio è la sua condanna a morte e fa una cosa che un soldato non deve mai fare al suo comandante.
“Cosa?” si chiedono gli americani incollati alla Tv.
A domani.

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