Johannes Bückler
Johannes Bückler

@JohannesBuckler

25 تغريدة 2 قراءة Mar 02, 2023
Thread n.10-Ultimo
Come raccontato nel thread N. 9 gli americani hanno un problema.
Qualcuno rifornisce di carburante i sommergibili tedeschi che arrivano nei pressi delle coste americane.
Solo Luciano che è in galera lo può sapere.
Ed è proprio grazie a lui che vengono arrestati
Ma gli americani hanno anche un ulteriore problema. Stanno preparando lo sbarco in Sicilia.
Bisogna assolutamente far trovare loro un terreno non ostile. Da veri liberatori.
E che meglio di lui?
Ancora lui, sempre lui, il criminale mafioso che si trova in galera: Lucky Luciano.
Nessuno si scandalizza, l’operazione è troppo importante.
E poi non c’è solo da far trovare una popolazione non ostile; in seguito ci sarà da assegnare anche le cariche pubbliche in sostituzione dei gerarchi fascisti. Luciano è l’uomo giusto e ha le conoscenze giuste in Sicilia.
Come il pezzo da novanta Don Calogero Vizzini, per esempio, padrone del feudo Miccichè a Villaba, incontrastato capo della mafia.
Luciano inizia a collaborare e nel frattempo ottiene, l’8 settembre 1943, di poter ricorrere in appello contro la sentenza di condanna.
Di più.
Riesce a ottenere dalla Sicilia i nomi di 850 persone su cui gli americani potranno fare affidamento.
Per opera di persuasione, per le informazioni, e per dare ospitalità agli agenti del servizio segreto americano paracadutati clandestinamente sul suolo siciliano.
Anche Vito Genovese collabora.
La sua “fede fascista”, sbandierata fino ad allora, si squaglia come neve al sole.
Gli affari sono affari.
Malgrado sia ricercato dagli americani per l’omicidio di Ferdinand «The Shadow » Boccia, collabora con loro riuscendo a fare ottimi affari.
Don Vito stabilisce il suo quartier generale a Nola, vicino Napoli.
A disposizione ha una Fiat 1500, un autista armato e permessi di ogni genere.
Tutti sanno chi è veramente.
Soprattutto il generale di brigata William O’ Dwyer, che prima della guerra era procuratore a Brooklyn.
La preoccupazione di Don Vito è quella di far star bene i “ragazzi” degli alti comandi.
Come Charles Poletti, governatore militare alleato, al quale regala una lussuosa auto americana presente in Italia sono in due esemplari.
E poi ospitalità, whisky, musica a tante donnine.
Quando i soldati americani sbarcarono in Sicilia trovarono agenti segreti già pronti e preparati a guidarli attraverso il percorso più sicuro, facilitandone la marcia.
Si racconta che coccarde nere con una “L” in mezzo (L come Luciano) vennero fatte cadere da un aereo.
E di carri armati che portavano la stessa coccarda quando prelevarono Don Calogero Vizzini, che li guidò verso Palermo senza incontrare nessuna resistenza. Non sappiamo se sono solo leggende.
Quel che è certo. è che bandierine con la “L” esistevano veramente.
E così la mafia aiutò le truppe americane.
E qualcosa ebbe in cambio.
Dopo la conquista della Sicilia, nella sola provincia di Palermo, 62 comuni su 76 furono governati da personaggi legati alla mafia.
Don Calogero Vizzini, accusato di 51 omicidi, fu eletto sindaco di Villalba
Genco Russo, grande personaggio mafioso, fu eletto sindaco di Mussomeli.
Damiano Lumia nipote di Calogero Vizzini entrò invece a far parte del “Governo Militare “alleato.
Nella foto Vito Genovese in divisa da soldato americano con Salvatore Giuliano.
Non tutto fila liscio per Vito Genovese.
Certo, gli affari vanno a meraviglia.
La sua “carriera” in seno al Comando Militare Alleato va a gonfie vele.
Parlando col suo siculo-americano gira per tutti gli uffici facendo credere a tutti di essere lui il padrone. Non solo.
Organizza traffici assurdi.
Per esempio, manda camion di pasta al Nord (“a chilli poveretti del Nord”) ottenendo in cambio materiale elettrico.
Fa sparire interi autocarri carichi di merce e interi carchi di navi.
Stoffe, materiale bellico, merce di ogni sorta.
Un sacco di soldi.
Don Vitone è così potente che per un certo tempo il quartier generale statunitense viene posto a Nola, nella sua casa.
Per tutti è lui il braccio destro di Charles Poletti.
Forse qualcosa di più.
Ma come detto in precedenza, non tutto fila liscio per lui.
Dickey, sconosciuto agente irlandese della divisione criminale al seguito del Comando alleato, lo accusa di aver fatto sparire carichi di olio e frumento, camion compresi, per un valore impressionante.
Immaginate la sua sorpresa quando scopre chi è l’amico dei vertici militari.
Un pericoloso gangster ricercato da otto anni per l’omicidio di Ferdinand Boccia.
Non è l’unica sorpresa.
Quando chiede a Charles Poletti, governatore militare alleato, l’estradizione per Genovese, lui cambia discorso, tergiversa, iniziando a stappare una bottiglia di champagne.
L’estradizione arrivò mesi dopo e Vito Genovese dovette imbarcarsi ammanettato, in compagnia dell’agente Dickey, arrivando a New York il 1 giugno 1945.
A Dickey avevano assicurato una scorta all’arrivo.
Non trovò nessuno, e dovette trascinarlo fino al distretto.
Come andò il processo?
Diciamo che mentre Dickey aspettava l’ordine di estradizione, La Tempa, l’unico testimone per l’accusa, aveva terminato la sua vita terrena imbottito di così tanti barbiturici che, come fu scritto a referto, avrebbero potuto uccidere almeno otto cavalli.
Una morte che la polizia aveva tentato di impedire rinchiudendolo in un carcere su sua richiesta. Sorvegliato a vista.
Qualcuno gli aveva risparmiato il disturbo di deporre al processo.
E così Vito Genovese fu rilasciato con tante scuse.
Morto il testimone Don Vitone aprirà una fabbrica tessile diventando “il capo dei capi” nella riunione di Apalachin.
Ma tutto si interromperà bruscamente nel 1961 quando verrà arrestato per traffico di droga.
Rinchiuso nel carcere di Atlanta, un infarto lo ucciderà nel 1969.
E Lucky Luciano?
Difficile stabilire con certezza quale sia stata la sua parte nella vicenda dello sbarco in Sicilia.
Dopo la guerra la marina americana smentì ogni suo coinvolgimento, ogni suo aiuto.
Addirittura ogni contatto con il gangster.
Però non riuscì a nascondere tutto.
Non riuscendo a smentire completamente la collaborazione di Lucky Luciano alle operazioni militari, la marina disse alla stampa che quella collaborazione era stata inventata per non avere guai con il “fronte del porto” di Anthony Anastasia.
Tutto molto strano.
Resta allora da chiedersi perché Lucky Luciano, condannato a una pesantissima pena e rinchiuso in carcere, ebbe un vero trattamento di favore.
Il 3 gennaio 1946, Thomas E. Dewey, diventato governatore dello Stato di New York, graziò Luciano per i servigi resi alla Marina.
A condizione che lasciasse gli Stati Uniti per stabilirsi in Italia.
Arrivò a Genova il 12 aprile 1947 e poi a Napoli.
Morirà il 26 gennaio 1962 all’Aeroporto di Napoli per un attacco cardiaco.
Il Time Magazine lo ha inserito tra i 20 uomini più influenti del XX secolo.
FINE

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