Johannes Bückler
Johannes Bückler

@JohannesBuckler

25 تغريدة 1 قراءة Mar 02, 2023
Thread n. 6
Come raccontato ieri, il 16 gennaio 1920 entrò in vigore il proibizionismo, frutto di studi medico-sociologici, giudicato “un nobile esperimento”. “L’inizio di una nuova era”.
Un tentativo di moralizzare la società statunitense.
Vediamo alcuni risultati.
Quel nobile esperimento, che andò avanti fino al 15 dicembre 1933, danneggiò non solo le casse dello Stato (e fin qui), ma triplicò il numero di bevitori e causò un’ondata di delinquenza mai vista, che diede vita all’impero di quello che diventerà l’uomo più potente d’America.
Insomma, nella storia americana fu il periodo in cui si bevve di più.
Il contrabbando di alcool diventò l’industria più redditizia.
In un solo anno vennero consumati clandestinamente 600 milioni di litri di whisky, rum e gin e due miliardi e ottocento milioni di litri di birra.
I trafficanti d’alcool si misero in tasca oltre quattro miliardi di dollari.
Le casse del Tesoro Americano incassarono tre miliardi e mezzo di dollari in meno di imposte di consumo.
Nel 1925 a Chicago furono 16.000 gli ubriachi arrestati.
Più che in Inghilterra e Galles insieme.
I morti di etilismo a Chicago aumentarono del 600%. In compenso furono creati nuovi "posti di lavoro".
A New York, prima del proibizionismo, c’erano 15.000 bar autorizzati.
Con il nuovo lavoro di “contrabbandiere d’alcool” nacquero 32.000 spacci clandestini.
Gli omicidi raddoppiarono.
La gang dei fratelli Genna, Sam, Vince, Pete, Angelo, Tony e Mike riuscì a trasformate l’alcool in whisky usando procedimenti pericolosi come la colorazione con catrame di carbon fossile aromatizzandolo con alcool amilico.
Pericoloso era pericoloso perché provocava dolori lancinanti per tre o quattro anni e cecità permanente, portando anche alla morte.
Una rete di distillerie casalinghe impressionante.
Ogni casa a Little Italy aveva la sua.
Per loro solo quindici dollari il guadagno giornaliero.
L’incasso dei fratelli Genna era 150.000 dollari al mese.
Una parte dei soldi serviva a pagare la “protezione” delle autorità visto che il 60% degli agenti era a libro paga delle gangs.
Come diranno al processo: ”tutto funzionava con il consenso e l’approvazione della polizia”.
Il giorno in cui iniziò il proibizionismo lui aveva 21 anni e agli ordini di Johnny Torrio gestiva una sala giochi con bordello annesso.
Non sopportava si dicesse in giro che era di origini italiane.
Ripeteva che lui era nato a New York il 17 gennaio 1899 e alloggiava a Brooklyn.
Lui era figlio di un barbiere napoletano sposato con Teresina Raiola, assunto diciottenne come buttafuori in un ristorante dancing dove le sparatorie e le risse erano all’ordine del giorno.
In una rissa, un suo complimento alla sorella di Galluccio, gli era costata una coltellata
In pieno viso.
Sfregiato, iniziarono a chiamarlo “Scarface” anche se lui andava raccontando in giro che quella cicatrice era stata prodotta da una scheggia mentre combatteva in Francia nel 1917.
Già, peccato che lui non avesse mai fatto il soldato.
La sua ascesa nella malavita di Chicago era stata rapidissima.
Talmente violento e capace di atti sanguinari che arrivò a uccidere personalmente qualche decina di persone, facendone sopprimere almeno 400.
La sua convinzione?
Usare la forza, l’unico modo per arricchirsi.
Con il proibizionismo comprese che lo Stato finalmente gli concedeva di arricchirsi senza usarla quella forza.
La produzione clandestina di alcool gli permetterà di realizzare, in modo più o meno pacifico, tra i 200 e i 300 milioni di dollari per ogni città.
Tanti soldi, tante guerre.
Nel 1922 furono 37 le battaglie tra bande.
57 l’anno successivo.
Lui e Torrio eliminarono piano piano tutte le altre bande.
Il vecchio “re di Chicago”, Dion O’Banion, irlandese, tentò di truffarli di 500.000 dollari.
Fece una brutta fine.
Lui non sopportava i tradimenti, a tal punto che fece appendere il suo corpo in una cappella funeraria con un rosario in mano.
Lesse lui l’orazione funebre: ”Dion era in gamba, ma come succede a tutti si era montato la testa".
Lui, figlio di Gabriele Capone, Alphonse Capone.
La morte di Dion scatenò il finimondo.
E a guadagnarci furono le pompe funebri. E i fioristi. Le bare, quasi sempre d’argento, non costavano mai meno di 12.000 dollari.
I fiori sulle centinaia di macchine dai 40.000 ai 50.000 dollari.
Furono uccisi George Moran, i Genna e Angelo detto il sanguinario, che si era appena sposato con una torta per tremila invitati.
E poi Mike Gemma, ucciso da un poliziotto.
Giuseppe Nerone della banda Genna, scontento, uccise Tony Genna.
Una vera carneficina.
La Commissione federale stilò l’elenco dei “nemici pubblici” e al primo posto c’era lui, Al Capone.
Come scrissero i giornali, Al Capone era ormai sindaco, governatore e capintesta della città.
Sotto il suo comando aveva 700 uomini.
Inoltre aveva in pugno la polizia e la capacità di eleggere qualsiasi politico.
Viveva in una villa di 14 stanze, con rubinetti in oro e le poltrone rinforzate a prova di proiettili.
Gli piacevano le donne, purché bionde, magre e giovanissime.
Gli piaceva giocare e si vantava di aver perso al gioco in sette anni dieci milioni di dollari.
Un giorno decise che era giunto il momento di distruggere le ultime gangs che gli si opponevano a Chicago.
Era il 14 febbraio 1929, il giorno di San Valentino.
In un garage centinaia di proiettili di mitra lasciarono sul terreno sette corpi.
Solo Al Capone poteva aver fatto una cosa del genere. Ma lui era altrove.
Precisamente a Miami, davanti al Procuratore Taylor, per parlare d’altro.
Per parlare della sua dichiarazione dei redditi.
Dopo il massacro Al Capone indisse una conferenza stampa con tutte le gangs per annunciare una “pace stabile”.
Presenti anche Lucky Luciano e Frank Costello. Vennero delimitate le zone di appartenenza, e affidate le punizioni ad un gruppo di professionisti: “l’Anonima Assassini”.
Tutti firmarono quel patto di non aggressione, ma Al Capone continuò a preferire la sua Cadillac da tre tonnellate e mezza con carrozzeria blindata, i serbatoi corazzati e i finestrini spessi 5 cm a prova di proiettili. Non si sa mai.
L’accordo durò poco.
Per lui mesi difficili.
Gli agenti delle tasse gli stavano alle calcagna.
Gli fu contestata un’evasione di 168.000 dollari, ma senza prove.
Lui non aveva conto corrente in banca, non girava assegni, né firmava ricevute.
Niente proprietà a suo nome. Nulla di nulla.
Ma commise un errore.
Vi racconterò.
Possiamo quindi affermare che quel proibizionismo fu un disastro.
Il 15 dicembre del 1933 fu Roosevelt ad abolirlo dopo tredici anni, dieci mesi e ventinove giorni.
L’augurio agli americani quel giorno fu: “Una nuova era e un bicchiere di birra per ciascuno”.
Prosit.
A domani

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