Johannes Bückler
Johannes Bückler

@JohannesBuckler

24 تغريدة Mar 02, 2023
Thread n. 3.
Ci fu un periodo, precisamente nel 1891, dove i rapporti tra Italia e Stati Uniti si guastarono a tal punto che i profeti di sciagure iniziarono a scrivere che la guerra tra i due Stati sarebbe stata imminente.
E per un certo periodo qualcuno diede loro retta.
In quegli anni gli Stati Uniti stavano allestendo la loro nuova flotta militare “d’acciaio”, fino ad allora di legno.
Quindi viste le enormi tensioni tra i due Paesi l’attacco all’Italia era ormai per qualcuno cosa certa.
Ma quali erano queste enormi tensioni?
Tutto era iniziato nel marzo del 1891, quando nella città di New Orleans dei “bravi cittadini americani” avevano prelevato dal carcere undici siciliani e li avevano fatti a pezzi per strada.
In realtà dovevano essere 19, se non fosse stato per l’organizzatore, William Parkerson.
Avvocato della città, era stato lui ad aizzare la folla, ma a un certo punto a fermarli urlando: «Adesso basta! Ora potete andare a casa bravi cittadini»
La folla obbedì, non prima di aver inzuppato i propri fazzoletti nel sangue di quegli italiani, a ricordo di quella giornata.
Domani vi racconterò nei particolari quel tragico evento.
Certo, molti di quei poveri disgraziati non erano immacolati, ma non fu mai trovata una sola prova della loro colpevolezza.
Erano “mafiosi”, ma non riferiti alla “Mafia Americana” come la intendiamo oggi.
Che era di là da venire.
La Mafia era ancora allo stato embrionale.
Diciamo solo delinquenza, feroce a volte, ma non organizzata.
Niente a che vedere con quella Mafia che anni dopo entrerà nella vita pubblica americana e in ogni settore, dalla politica all’economia.
Ma torniamo a New Orleans.
Prima del massacro.
Diciamo subito che undici dei morti linciati e otto degli scampati appartenevano alla famiglia dei Matranga. Da alcuni anni questa famiglia era in lotta con un’altra famiglia, i Provenzano, per il controllo del mercato ortofrutticolo
Il tutto consisteva nel “tassare” i poveri immigrati siciliani che avevano una bancarella in quel mercato di New Orleans.
Di più.
Imponevano anche i prezzi di vendita.
Non c’era giorno che la polizia non trovasse un componente delle due famiglie con la gola tagliata.
Alla polizia interessava poco quelle faide tutte italiane. Ma un giorno,esattamente il primo maggio del 1890, ci fu una sparatoria tra la polizia e due dei fratelli Matranga
Essendo avvenuta alla luce del sole la polizia fu costretta ad arrestare cinque componenti dei Provenzano.
Giudicati e condannati, anche perché uno dei fratelli Matranga era finito all’ospedale.
Giustizia è fatta, direte voi. Insomma, non proprio. Infatti i Provenzano avevano un prezioso alleato, al quale passavano uno stipendio sottobanco: il capo della polizia, David Hennessy.
Tenete a mente questo nome perché la sua morte sarà la causa di quel linciaggio.
Questo capo della polizia non era solo al soldo dei Provenzano, ma era invischiato in altri loschi affari. Come avere uomini dediti al ricatto nei confronti dei clienti delle case di tolleranza.
Un tipetto mica da ridere, che al processo difese i Provenzano in un modo persino esagerato.
Quando furono condannati, malgrado la sua difesa, promise di portare prove contro i Matranga assicurando ai Provenzano la libertà.
Ma non ne ebbe il tempo.
Alla viglia del nuovo processo, il 15 ottobre 1890, David Hennessy sta rincasando. Sono le ventitré.
Ha appena infilato le chiavi nella porta quando un ragazzino passa dietro di lui in bicicletta emettendo un fischio.
Il via libera.
Sei colpi di pistola lo centrano in pieno.
I giornali non vedevano l’ora di scatenare una campagna d’odio razzista. E così fecero.
Ma ad esaperare il clima ci pensò il sindaco della città, Joseph Shakespeare, con un discorso ai cittadini.
Un discorso contro gli immigrati italiani, naturalmente.
”La facilità con la quale ci si può assicurare il necessario per vivere e la natura dei suoi abitanti hanno fatto sì che, sfortunatamente, questa parte del Paese sia stata scelta dai disoccupati e dagli emigranti appartenenti alla peggiore specie di europei: gli italiani”.
“Gli individui più abietti, più pigri, più depravati, più violenti e più indegni che esistono al mondo, peggiori dei negri e più indesiderabili dei polacchi. Dobbiamo dare a questa gente una lezione che dovranno ricordare per sempre”.
Quello che accadde ve lo racconterò domani.
Quel linciaggio finì su tutti i giornali americani e la notizia fece il giro del mondo.
A cosa portò quel clima di odio nei confronti degli italiani?
Lo capirono tremila poveri italiani che arrivarono con la nave nei giorni successivi.
Furono accolti al porto da una vera sassaiola. Naturalmente la polizia non si mosse e a farne le spese furono donne e bambini, colpiti e feriti da quei sassi.
Qualcosa di disumano, pensando che era povera gente che portava con sé solo dolore e miseria.
Per loro nessuna pietà.
Non avevano fatto niente di male, ma quando si mette in moto la macchina dell’odio può travolgere chiunque. E soprattutto colpire più volte.
Perché quello non fu il più disumano degli “incidenti”. La bestia razzista ebbe anche delle conseguenze.
Gli storici non hanno dubbi.
Quei bambini presi a sassate finirono a lavorare nelle miniere e nei filatoi morendo giovanissimi.
Presi a sassate non pensando che quella traversata era stata pagata con gli ultimi soldi, passata nell’unico posto disponibile, in fetide stive.
I sudici della terra, li chiamavano.
Nei primi anni del secolo gli italiani, chiusi nei loro ghetti, usavano borbottare un ritornello.
“Un italiano l’ha scoperta, gli irlandesi la governano, gli ebrei la comandano”.
Non conoscevano i Wasp (white anglo-saxon protestant). i veri detentori del potere in America.
Pensavano che a comandare fossero gli ebrei, e soprattutto gli irlandesi, arrivati in America decenni prima.
Ma più che con gli ebrei, i contadini siciliani si scontrarono fin da subito con gli irlandesi, che operavano indisturbati sotto lo sguardo dei poliziotti.
L’America non era quel paradiso terrestre tanto decantato, prima dell’arrivo degli italiani.
New York era già chiamata “la cucina del diavolo” e Chicago, dove i ragazzini giocavano a “guardie e guardie” o a “ladri e ladri” che tanto era lo stesso, “il pantano della prateria”.
Gli italiani dovettero quindi fare una scelta.
O rimanere rinchiusi nelle numerose “Little Italy” sfruttando per vivere i loro connazionali, o uscire e inserirsi nel giro delle gangs irlandesi.
Ma c’era un problema.
E non di poco conto.
I loro nomi italiani.
A domani.

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