Johannes Bückler
Johannes Bückler

@JohannesBuckler

22 تغريدة 2 قراءة Mar 02, 2023
Thread n. 2.
Milioni di italiani alla fine del XIX secolo e all’inizio del XX emigrarono negli Stati Uniti.
Le condizioni di vita, soprattutto dei siciliani, erano diventate insostenibili per le classi più povere, costringendole a cercare un futuro migliore al di là dell’oceano.
E’ cosa nota, ma giusto ricordarlo.
I datori di lavoro americani facevano un grosso affare ad assicurarsi manodopera italiana.
I salari che davano loro erano talmente bassi che non avrebbero potuto assumere, con quei soldi, nessun americano bianco.
E talmente bassi che non avrebbero potuto assumere nessun afroamericano o immigrato di altro Paese. Perché i nostri poveri meridionali partivano per prendere quei miseri salari?
Perché erano una ricchezza in confronto alle paghe dei latifondisti o peggio, del Governo Piemontese.
In America portarono sì la loro miseria, la loro capacità di lavoro, ma spirito e leggi che trent’anni di amministrazione unitaria non avevano saputo mutare. La “Mafia” non era allora un’organizzazione, ma un modo diverso di amministrare la giustizia e il potere.
Quella giustizia e potere piemontese che per anni avevano conosciuti come abusi, violenza e plotoni di esecuzione.
E come se non bastasse, subirono vessazioni anche nel lasciare la loro terra.
E’ vero, le compagnie navali facevano prezzi “speciali” per quelle persone.
Ma solo perché il viaggio lo dovevano fare nella stiva, senza cuccette e servizi igienici.
Riuscite a immaginare dei bambini in quelle condizioni e per così tanti giorni? Non provateci, è inutile. Naturalmente se ne andavano comunque tutti i risparmi di una vita.
Tranne 50 lire.
In contanti.
Il requisito minimo per poter partire.
Fu così nacque il racket dell’emigrazione.
Agenzie di viaggio finte, uffici di collegamento finti.
Bastava pagare per partire.
E la legge? Chiudeva due occhi.
L’unico modo per consentire anche ai delinquenti di lasciare il Paese
Ora una domanda.
Tra quegli emigranti c’erano sicuramente presenze delinquenziali, ma quelle presenze sono bastate a dare corpo a quello che poi sarebbe diventata la “Mafia Americana”?
Gli storici americani sono concordi.
Assolutamente no.
Se solo avessero avuto la possibilità di integrarsi. Infatti sul finire del XIX secolo gli americani cambiarono il loro atteggiamento verso l’immigrazione europea.
Fino ad allora era entrata gente di ogni Paese, ma dal 1882 iniziarono a essere emanate leggi sempre più restrittive
Per paura di contaminazione, dicevano.
Per salvare “lo spirito nazionale americano”.
E così, senza possibilità di integrarsi, gli italiani che arrivarono in America, prede di finte agenzie che garantivano loro un salario da fame, si raccolsero in zone abbandonate.
Nacque così Little Italy, in poco tempo il ghetto con la più alta densità al mondo.
Odiati dagli americani, incapaci di allontanarsi dagli affetti, con la falsa speranza di essere al sicuro, formarono una società chiusa.
Il campo d’azione per la delinquenza? Solo all’interno.
Per questo la polizia li lasciò fare.
Con leggi che impedivano l’integrazione che se la sbrigassero da soli, rinchiusi in quel ghetto.
La polizia invece di intervenire preferì farsi corrompere.
Mentre all’interno i delinquenti cominciavano ad organizzarsi.
Nasceva così la prima organizzazione mafiosa, “La Mano Nera”, con l’intento di tassare ogni lavoratore italiano.
I “protettori”.
Al primo ritardo nei pagamenti ti spezzavano le gambe e le braccia.
Alla seconda era morte certa.
Inutile denunciare. La polizia non se ne occupava.
Andò avanti così fino all’arrivo del nemico numero uno della Mano Nera, il poliziotto di origini italiane, Joseph Petrosino.
Attribuiva alle azioni della Mano Nera l’avversione degli americani per gli italiani.
Quando scopri ramificazioni con la mafia siciliana andò a Palermo
E quando a Palermo fu ucciso, nel 1909, era ormai troppo tardi.
La Mano Nera non era più quell’accozzaglia di “zotici delinquenti”, ma una filiale della mafia siciliana.
Nella sua strenua lotta contro la Mano Nera anche lui aveva commesso lo stesso errore dei politici americani.
In quegli anni il nazionalismo americano era molto cresciuto contro il socialismo e l’anarchismo, ritenuti di importazione straniera.
Se la polizia aveva deciso di non entrare in Little Italy, i politici americani iniziarono una campagna contro quel “ghetto”.
L’intento era quello di fermare con ogni mezzo certe ideologie, anche se non c’era nessun rapporto tra l’anarchismo di alcuni immigrati e il fenomeno mafioso.
Quello che accadde fu la logica conseguenza.
I cittadini americani, e fu anche l’errore di Joe Petrosino, presero a pretesto la delinquenza della Mano Nera per indicare in quei ghetti, Little Italy compreso, i veri centri per anarchici e socialisti.
E così i gangster italiani, spaventati, iniziarono a mascherarsi.
Adottando nomi americani.
E con quei nuovi nomi iniziarono a uscire da Little Italy per contribuire, con la loro protezione, ad eleggere i rappresentanti delle istituzioni americane.
Iniziava a prendere forma la vera Mafia Americana.
Nel 1903 fu installata una lapide all’interno del piedistallo della Statua della Libertà.
Con un un sonetto della poetessa Emma Lazarus i cui antenati erano emigranti.
Un inno alla libertà e alla vita dignitosa, scritto dopo aver visitato i quartieri di quarantena degli immigrati
«Tenetevi il vostro patrimonio di storia, o popoli antichi».
Ecco, quando fu installata quella targa quel sonetto era già fuori tempo.
Come accade sempre con leggi più restrittive sull’immigrazione che impediscono l’integrazione.
Il prossimo thread inizierà con queste parole.
“Ci fu un periodo, precisamente nel 1891, quando i rapporti tra Italia e Stati Uniti si guastarono a tal punto che i profeti di sciagure iniziarono a scrivere che la guerra tra i due Stati sarebbe stata imminente”.
A domani.

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