Johannes Bückler
Johannes Bückler

@JohannesBuckler

23 تغريدة 197 قراءة Mar 02, 2023
Erano bellissimi gli anni '70 a Milano.
Niente a che vedere con la violenza di oggi.
Certo, risuonava ancora l’eco delle bombe a Piazza Fontana, le Brigate Rosse imperversavano e i NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari), nati più tardi, cercavano di recuperare il tempo perduto.
"Milano come Chicago", titolava il 29 novembre 1976 la prima pagina de “La Notte”, storico giornale milanese che verrà chiuso negli anni Novanta.
Ma erano esagerati, dai. Io non credo.
Erano anni bellissimi gli anni ’70 a Milano.
Non come oggi.
Vabbè, a Milano c'era una malavita organizzata da far paura.
Tanto che nessuno usciva di casa la sera.
Niente ristoranti o cinema, dove le rapine erano all’ordine del giorno.
Ma era bellissimo.
In fondo, chiusi in casa, era un modo per stare un po’ con la tua famiglia.
Soprattutto non ci si annoiava mai.
Le bande Vallanzasca e Turatello si sparavano tranquillamente in Piazza Duomo.
Già, Turatello, “Faccia d’angelo” re del crimine.
Dalle bische ai nightclub, dalla prostituzione al business dei sequestri di persona era tutta roba sua a Milano.
Ma visto che non era egoista, la droga l’aveva lasciata alla mafia.
Esattamente alla “La Primula Rossa”, all’anagrafe Luciano Liggio da Corleone.
A Milano spuntarono laboratori per raffinare l'eroina portando Milano a diventare, per quel tipo di droga, la capitale europea.
Ma lui non lo sopportava quel Turatello.
Renato Vallanzasca, intendo.
Soprattutto non voleva essere da meno.
E per emularlo mise a ferro e fuoco la città con le sue rapine.
Forse un modo per dimostrare anche lui la sua vicinanza agli abitanti di Milano.
Erano bellissimi gli anni ’70 a Milano.
Ma che dico bellissimi, di più.
Quando i sequestri di persona gestiti dall'Anonima e da bande locali furono elevati a industria.
A Milano furono 150 i sequestri in quegli anni.
Un numero impressionante.
Niente era immune dalla violenza.
Banche, Poste, gioiellerie, supermercati, negozi, appartamenti.
Non passava giorno senza rapine, senza feriti, senza qualche morto.
Sempre loro i “protagonisti”.
Renato Vallanzasca, il “Renèe della Comasina”, Francis Turatello, “faccia d’angelo”, il bandito gentiluomo, il re della Ligera, e Draga Petrovic, a capo della banda degli slavi.
“Draga” per gli amici (pochi) e per i nemici (molti).
E poi c’era lui.
Angelo Epaminonda, detto il Tebano.
La sua banda (i suoi uomini, col cervello bruciato dalla coca, chiamati “indiani” perché avevano il compito di prendere gli scalpi di chi in città osava opporsi) fu il punto più basso nella storia della città.
Lui, che uccideva senza pietà.
Magari qualcuno ricorderà la strage di Via Moncucco, al ristorante "Le streghe" avvenuta il 3 novembre del 1979.
Un regolamento di conti tra gli uomini di Angelo Epaminonda e la banda di Francis “faccia d'angelo” Turatello.
L'obiettivo della strage era Antonio Prudente.
Dopo la sparatoria rimasero otto cadaveri sul pavimento.
Per non lasciare testimoni i killer uccisero la compagna di Prudente, due amici della coppia, clienti e perfino la cuoca, con un colpo alla nuca all'ingresso della cucina.
Cioè, tu andavi a cena fuori e ti poteva capitare di finire in mezzo ad una sparatoria tipo Chicago anni ’20.
Ma a Milano, su bische e prostituzione, cocaina, rapine, aveva sempre comandato Turatello.
Come aveva fatto Epaminonda il “Tebano” a prendere il suo posto?
E’ il 2 aprile del 1977.
Francis Turatello viene arrestato e processato per una lunga lista di reati.
Viene condannato a una lunga detenzione che deve scontare sotto il regime di carcere duro. Non importa. Dal carcere guiderà ancora i suoi affari a Milano.
Lo fanno tutti.
Dovete sapere una cosa.
A Milano comandava lui perché faceva girare una montagna di soldi.
Arrestato più volte usciva quasi subito di galera.
Facile “quando sul libro dei debiti hai segnato giudici e poliziotti col vizio delle carte”, amava raccontare.
Ma finalmente era stato arrestato per omicidio ed era finito nel carcere di massima sicurezza nuorese di Badu 'e Carros, in Sardegna.
Ma in quel carcere ci sono altri boss.
Faro e Maltese, Barra e Andraous uomini di Raffaele Cutolo.
Che ha deciso di cambiare le cose a Milano.
Cortile del carcere.
I boss sono tutti insieme. E spuntano coltelli.
E quaranta coltellate finiscono nel corpo di Turatello. Chi è stato?
Non si saprà mai.
Barra, detto “O animale”? Coi suoi 16 tatuaggi, per ricordare quanti ne aveva ammazzati?
O Andraus? O Faro? O Maltese?
Cutolo disse che lui non c’entrava niente.
E anche Epaminonda il Tebano disse che lui non c’entrava.
Ma dopo la morte di Turatello lui iniziò a comandare bische, prostituzione, cocaina, rapine.
Tutta quella roba diventò roba sua.
Finalmente il Tebano era il re di Milano.
Era il 30 settembre 1984 quando Angelo Epaminonda venne arrestato grazie ad una soffiata di Tommaso Buscetta.
Ci mise più o meno 10 minuti a decidere di parlare, sapendo che in carcere sarebbe morto come un cane.
Si pente subito, diventando il primo pentito di mafia a Milano.
E racconta ogni dettaglio di quarantaquattro omicidi. Ma personalmente, dice lui, ne ho uccisi “solo” diciassette.
Già, perché come si diceva allora nei bellissimi anni ’70, “li raccoglievano con le ruspe, la mattina, i cadaveri in quegli anni a Milano".
Si pentirono tutti alla fine, Maltese, Andraous, Barra. Anche Faro che cercò d’ammazzare Andraous durante il processo. E Marano.
Miano (sette ergastoli) luogotenente del tebano riuscì a scaricare contro di loro sette colpi di pistola nell'aula bunker di San Vittore a Milano.
I giudici della corte d'assise inflissero a Epaminonda 29 anni di carcere.
Ma di prigione ne fece pochissima.
Finì in una località segreta assieme alla sua famiglia, protetto, grazie alle normative sui pentiti.
Sappiamo che è morto nell'aprile 2016 all'età di 71 anni.
Oggi i dati su Milano ci dicono che i reati sono in calo da anni.
Questo non vuol dire che bisogna abbassare la guardia, anzi.
Molti anni fa ho subito un paio furti e so cosa si prova quando si viene toccati personalmente.
Ma i dati sono dati.
E spesso, la memoria poca.

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