Johannes Bückler
Johannes Bückler

@JohannesBuckler

15 تغريدة 7 قراءة Mar 02, 2023
Nelle pubblicazioni dell’Ufficio Storico della Marina Italiana sui sommergibili questa storia non c’è.
Eppure questo fatto dovrebbe esserci. E’ accaduto. Certo, l’episodio non è certo un vanto per la Marina, e forse è proprio questo il motivo per cui è stato ignorato.
Veniamo ai protagonisti di questa brutta storia.
A cominciare dall'incrociatore Elli (2149 tons). Ordinato agli Usa dal Governo cinese era stato completato nel 1913 ed era entrato in servizio nel 1914.
La Rivoluzione Xinhai aveva poi costretto la Cina a cancellare l’ordine.
Una volta completata dagli americani la nave, nel 1914, era stata poi venduta alla Grecia entrando in azione nella prima guerra mondiale.
Poi la confisca da parte della Francia e la successiva restituzione nel 1917.
E il secondo protagonista?
Si tratta di un sommergibile della Regia Marina italiana.
Il suo nome? Delfino.
Uscito dai cantieri di Monfalcone nel 1930, allo scoppio della guerra il suo comando era stato affidato al tenente di vascello Giuseppe Aicardi.
Con base nel mar Egeo.
Era esattamente il 14 agosto del 1940 quando ricevette l’ordine da parte dell'ammiraglio Domenico Cavagnari di portarsi in acque greche.
E di prepararsi ad attaccare i convogli alleati impegnati nel trasporto di materiale bellico.
A Roma si sapeva che navi da guerra britanniche si rifornivano in acque territoriali elleniche utilizzando spesso i loro porti.
Il Delfino aveva ricevuto sa Supermarina l’ordine di affondare i convogli inglesi.
Il 15 agosto 1940 l’incrociatore greco Elli era ancorato nell’isola di Tino.
Innalzava “il gran pavese”, serie di bandiere che mettono le navi in caso di particolari solennità.
Infatti si celebrava nell’isola la festa dell’Assunta.
La maggior parte dell’equipaggio era a terra.
Quello che accadde lo raccontò il comandante Aicardi.
Alle 8.30 del 15 agosto, penetrato nella rada, disse di aver avvistato due mercantili privi di segnali che ne indicassero la neutralità (Elsi ed Esperos?) e di aver manovrato per attaccarli.
A quel punto era stato avvistato dall’Elli che gli si era diretto contro, obbligandolo a silurarlo.
"Lanciai tre siluri contro l’incrociatore leggero greco. Uno colpì la nave, che saltò in aria. Gli altri due a vuoto".
Nessuno credette a quella versione.
L’Elli si trovava ormeggiato in mezzo a numerose barche pavesate a festa.
Non avrebbe avuto nessuna possibilità di muovere contro il Delfino.
La verità venne a galla quando fu trovato la parte posteriore di un siluro italiano.
Ricordate i tre siluri lanciati dal Delfino?
Uno solo andò a segno, in mezzo all’incrociatore Elli, proprio sotto una delle caldaie operative.
Da lì l’incendio e l’affondamento della nave.
Morirono 9 marinai, solo perché il resto dell’equipaggio era a terra, alla festa.
Alle 9.45 la nave sparì sul fondo del mare.
Per evitare tensioni il governo greco tenne nascosta l'identità del sommergibile.
Ma come raccontato la nazionalità del siluro era già stata scoperta attraverso l'esame del frammento ritrovato.
“L’ufficiale non ebbe conseguenze di quello che era un atto di guerra contro una nazione neutrale, in spregio del diritto internazionale”.
Sì perché L’Italia non era ancora entrata in guerra contro la Grecia. Lo avrebbe fatto 2 mesi dopo.
Con le conseguenze che tutti conosciamo.
Il 29 febbraio 1944 la nave Eugenio di Savoia, incrociatore leggero della Regia Marina italiana, venne gravemente danneggiata dopo avere urtato una mina presso Punta Stilo. riuscendo però a raggiungere con i propri mezzi Taranto.
Dove rimase fino alla fine della guerra.
Cosa c’entra l’Eugenio di Savoia con questa storia?
Il 26 giugno 1951, dopo essere stato rimesso in efficienza, fu consegnato alla Grecia come “doverosa riparazione”.
Venne ribattezzato Elli in ricordo dell'incrociatore leggero greco affondato dal sommergibile italiano Delfino.

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