Johannes Bückler
Johannes Bückler

@JohannesBuckler

25 تغريدة 1 قراءة Mar 02, 2023
"In democrazia, un partito dedica sempre il grosso delle proprie energie a cercare di dimostrare che l’altro partito è inadatto a governare; e in genere tutti e due ci riescono, e hanno ragione".
(Henry Louis Mencken)
Macchina del Tempo.
E' il 3 marzo 1987.
A seguito del mancato chiarimento politico fra la Democrazia Cristiana ed il Partito Socialista, il Presidente del Consiglio Bettino Craxi ha rassegnato le dimissioni.
Tradotto?
Dato che il Presidente del Consiglio Craxi ha “rinnegato” l’accordo (Patto della staffetta) che avrebbe condotto un esponente della Democrazia Cristiana a subentrare alla guida del governo nell’ultimo anno della legislatura, la DC ha deciso di mandare all’aria il Pentapartito
09 marzo 1987.
Giulio Andreotti riceve dal Presidente della Repubblica l’incarico di formare il nuovo governo.
Accetta, sottolineando comunque “il valore non rituale della propria accettazione”.
25 marzo 1987
Giulio Andreotti restituisce il mandato per le “permanenti posizioni differenti” sui referendum emerse nella maggioranza “pentapartito”.
26 marzo 1987.
Cossiga affida alla Presidente della Camera dei deputati Jotti un mandato esplorativo.
A conclusione la Jotti comunica al Presidente della Repubblica l’esistenza di «tenui possibilità di riformare un governo (pentapartito) che porti a termine la legislatura».
1 aprile 1987
Cossiga respinge le dimissioni del governo Craxi, e lo invita a “parlamentarizzare” la crisi.
“La sola via percorribile, congrua e conforme ai principi del nostro regime rappresentativo e parlamentare” è quella del rinvio del Governo dimissionario alle Camere.
8 aprile 1987.
Craxi si è presentato al Senato.
Prima del dibattito parlamentare ha trovato una lettera.
Tutti i ministri democristiani del suo governo rassegnano le dimissioni.
Che fare?
Annunciare nuove dimissioni comporterebbe l’impossibilità di un voto come vuole Cossiga.
Parlamentarizzare la crisi lo porrebbe di fronte ad un problema costituzionale in presenza delle dimissioni di buona parte dei ministri del Governo.
Fece una via di mezzo.
Affrontò il dibattito parlamentare e subito dopo rassegnò le dimissioni, senza aspettare il voto di fiducia.
10 aprile 1987.
Dopo le dimissioni di Craxi, Cossiga affida l’incarico di formare il nuovo Governo al presidente del Senato, Amintore Fanfani.
Come esponente della DC e non come Presidente del Senato.
Fanfani rifiuta subito.
Non ci sono le condizioni.
11 aprile 1987
“Ma sì, proviamo anche Scalfaro” pensò Cossiga.
Chi meglio di un Ministro dell’Interno fuori dalle correnti DC può formare un Governo?
14 aprile 1987
Scalfaro prende atto dell’impossibilità di un accordo tra le componenti del “pentapartito”.
Rinuncia all’incarico
15 aprile 1987
Cossiga convoca di nuovo Fanfani.
Questa volta come Presidente del Senato.
Lo invita a formare un nuovo governo istituzionale.
17 aprile 1987
Dopo molti sforzi Fanfani e il suo Governo, si presentano al Quirinale per giurare davanti al Presidente della Repubblica.
19 aprile 987 - Governo fatto.
Bene, Si può andare alle Camere per la fiducia.
Craxi non si è presentato alla cerimonia per il rituale passaggio di consegne.
Non vuole essere disturbato.
Ha mandato il fido Amato.
E poteva mancare un giudizio di Giulio Andreotti? Sull’Europeo ha scritto che "il naufragio del pentapartito gli ricorda il matrimonio andato in frantumi di due suoi amici dopo un aspro litigio perché le ampolline dell’olio e dell’aceto erano rimaste senza tappo".
“Finalmente un governo” direte voi.
Dimenticando una cosa fondamentale di quegli anni. Avere governi stabili, fare le riforme necessarie al Paese, risolvere i problemi, sembrava l’ultimo dei loro pensieri.
28 aprile 1987
Fanfani è in aula per la fiducia.
Ha scelto che il voto di fiducia avvenga sulla base di una mozione che porta la firma di Martinazzoli.
Poche righe.
“La Camera, udite le comunicazioni del governo, le approva”.
Chiare e semplici.
Ore 10.30
Bettino Craxi, prende la parola.
Annuncia che il Psi voterà la fiducia a Fanfani.
Aveva pensato a un voto contrario, ma in nome dell' interesse generale del Paese...
Craxi chiede a Fanfani di fare il suo dovere.
E che si facciano i referendum alla data stabilita.
Rino Formica spiega la mossa di Craxi ad alcuni esponenti del suo partito.
Rutelli è entusiasta della trappola tesa alla Dc. Mancini si congratula con Craxi.
Mentre parlano fra di loro qualcuno li informa che la Dc sta decidendo di fermare la mossa socialista.
Che sta decidendo?
La DC vuole far mancare i voti necessari per dare la fiducia ad un governo formato quasi esclusivamente da ministri democristiani.
(Pensate una parolaccia, quella che volete)
Ore 11.00
Pannella e Dp favorevoli.
Scotti scuote la testa.
Altissimo non sa più a che santo votarsi
E’ De Mita a spiegare il tutto
“L'inganno è il loro, sono contro Fanfani e votano per lui. Allora noi, che siamo a favore, ci asteniamo e addio fiducia".
“E' vostro l'inganno, siete voi l'inganno” grida Craxi dal suo banco.
E’ il momento del voto.
Tutti a votare e poi i saluti di rito.
Non prima di aver dato i numeri della votazione.
Alle 15 e 40 Nilde Iotti comunica che il governo Fanfani non ha ottenuto la fiducia.
Fanfani rassegna le dimissioni.
Dopo 11 giorni di beghe, di colpi di scena, di ripicche, di rinunce e di comportamenti irrazionali, il Governo Fanfani si dimise.
Dopo soli 11 giorni.
Resterà in carica fino al 29 Luglio, esattamente per 102 giorni (11 di governo e 91 di crisi).
E questo è tutto.
Forse a qualcuno di voi è venuto pure il mal di testa.
Eppure ho fatto solo un elenco delle consultazioni ufficiali.
Non furono le uniche.
Oltre a quelle quelle ufficiali ci furono anche quelle ufficiose, limitate, esplorative, segrete, illimitate, per mandato presidenziale, per iniziative personali, per incarico del partito.
E poi c’erano quelle della portinaia, del macellaio di fiducia, del panettiere sotto casa.
Insomma, sembrava veramente un circo.
Dove Fanfani si consultava con Spadolini che consultava Natta che mentre consultava Pannella si consultava con Nicolazzi che si era appena consultato con Andreotti e Forlani.
E il Paese?
Prosit.

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