Iniziai a piangere e mamma mi disse accarezzandomi i capelli: «non piangere tesoro, non è niente, non aver paura».
«Se non era niente, perché la mamma stava singhiozzando?»
La piazza era ricoperta di libri, di quadri, di tante belle cose che i soldati buttavano dalle finestre.
«Se non era niente, perché la mamma stava singhiozzando?»
La piazza era ricoperta di libri, di quadri, di tante belle cose che i soldati buttavano dalle finestre.
Ricordo che papà fece appena in tempo a prendermi in braccio, a dire qualcosa alla mamma, poi alcuni soldati lo portarono via.
Il mio era un bel villaggio.
Piccolo, con i suoi 483 abitanti.
Ci abitavano 192 uomini, 196 donne e 95 ragazzi non ancora sedicenni.
Il mio era un bel villaggio.
Piccolo, con i suoi 483 abitanti.
Ci abitavano 192 uomini, 196 donne e 95 ragazzi non ancora sedicenni.
Un centinaio di case dominate dal campanile della chiesa di San Martino.
Uno dei tanti paesini sparsi tra le colline della Boemia Occidentale.
Anche se minuscolo avevamo tutto quello che ci serviva, persino un corpo di vigili del fuoco volontari.
Uno dei tanti paesini sparsi tra le colline della Boemia Occidentale.
Anche se minuscolo avevamo tutto quello che ci serviva, persino un corpo di vigili del fuoco volontari.
Colpito da una scheggia alla spina dorsale era morto di setticemia il 4 giugno.
La rappresaglia tedesca era stata feroce.
Non so in base a cosa, ma furono fucilate 1.331 persone, comprese 201 donne.
Poi altri 3.000 ebrei prelevati dal campo di Theresienstadt.
La rappresaglia tedesca era stata feroce.
Non so in base a cosa, ma furono fucilate 1.331 persone, comprese 201 donne.
Poi altri 3.000 ebrei prelevati dal campo di Theresienstadt.
Era bastata una lettera sequestrata dal proprietario di una fabbrica ad un'operaia.
Nella missiva, che la donna aveva ricevuto da uno sconosciuto, da consegnare a una famiglia del mio villaggio, c’era scritto di salutare un certo Pepik.
Del quale non si avevano notizie dal 1939.
Nella missiva, che la donna aveva ricevuto da uno sconosciuto, da consegnare a una famiglia del mio villaggio, c’era scritto di salutare un certo Pepik.
Del quale non si avevano notizie dal 1939.
Quindi era lui il colpevole dell’attentato.
Era assurdo e falso, ma la Gestapo si lanciò su quella pista come un lupo affamato, perché malgrado arresti, torture e fucilazioni non aveva trovato i colpevoli dell’attentato.
E quella conclusione arrivò sulla scrivania di Hitler.
Era assurdo e falso, ma la Gestapo si lanciò su quella pista come un lupo affamato, perché malgrado arresti, torture e fucilazioni non aveva trovato i colpevoli dell’attentato.
E quella conclusione arrivò sulla scrivania di Hitler.
Dopo averci riuniti nella piazza del paese venimmo separati.
Gli uomini, tra cui papà, vennero portati alla fattoria degli Horak dove furono controllati uno per uno utilizzando i registri anagrafici.
Al sindaco comunicarono che tutto il denaro della banca era stato confiscato.
Gli uomini, tra cui papà, vennero portati alla fattoria degli Horak dove furono controllati uno per uno utilizzando i registri anagrafici.
Al sindaco comunicarono che tutto il denaro della banca era stato confiscato.
Le donne invece e noi bambini fummo portati nei locali della scuola.
E lì quei soldati si presero tutti i loro preziosi.
Il 10 giugno ci caricarono sui camion diretti a Kladno e rinchiusi nella palestra del liceo, mentre a Lidice, iniziavano le esecuzioni degli uomini del paese.
E lì quei soldati si presero tutti i loro preziosi.
Il 10 giugno ci caricarono sui camion diretti a Kladno e rinchiusi nella palestra del liceo, mentre a Lidice, iniziavano le esecuzioni degli uomini del paese.
Furono chiamati i primi cinque uomini e messi con la faccia contro il muro della fattoria distanziati di un metro.
Il funzionario Felk spuntò i loro nomi con una crocetta sul registro dell’anagrafe.
Poi il plotone di esecuzione composto da quindici militi sparò loro alla schiena.
Il funzionario Felk spuntò i loro nomi con una crocetta sul registro dell’anagrafe.
Poi il plotone di esecuzione composto da quindici militi sparò loro alla schiena.
I bambini furono sottoposti al “controllo della razza” per accertare se fossero idonei alla “germanizzazione”.
Alcuni furono scelti, gli altri furono inviati al campo di Chełmno per essere uccisi nelle camere a gas.
Solo 17 tornarono a casa.
Alcuni furono scelti, gli altri furono inviati al campo di Chełmno per essere uccisi nelle camere a gas.
Solo 17 tornarono a casa.
Václav Zelenka tornò in Cecoslovacchia il 28 maggio 1947 ritrovando sua madre, sopravvissuta al campo di concentramento di Ravensbrück.
Vissero insieme fino al 1951, quando si trasferirono nella Lidice ricostruita.
Lui è stato una memoria costante di quello che accadde a Lidice.
Vissero insieme fino al 1951, quando si trasferirono nella Lidice ricostruita.
Lui è stato una memoria costante di quello che accadde a Lidice.
Ricordate la lettera che dimostrava il coinvolgimento di Lidice nell’attentato?
Era tutta una montatura.
E i preziosi sequestrati alle donne di Lidice?
L’elenco fu ritrovato dopo la guerra.
Incompleto.
Gli uomini della Gestapo avevano fatto sparire la maggior parte dei preziosi.
Era tutta una montatura.
E i preziosi sequestrati alle donne di Lidice?
L’elenco fu ritrovato dopo la guerra.
Incompleto.
Gli uomini della Gestapo avevano fatto sparire la maggior parte dei preziosi.
Hermann Franck nel comunicato emanato il giorno dopo il massacro e la distruzione di Lidice.
«Nessuno dovrà mai ricordare che un giorno è esistito un paese chiamato Lidice».
Si sbagliava.
Da quel giorno Lidice venne impresso nella memoria del mondo intero.
Per non dimenticare.
«Nessuno dovrà mai ricordare che un giorno è esistito un paese chiamato Lidice».
Si sbagliava.
Da quel giorno Lidice venne impresso nella memoria del mondo intero.
Per non dimenticare.
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