Johannes Bückler
Johannes Bückler

@JohannesBuckler

19 تغريدة 12 قراءة Mar 02, 2023
Giugno 1993.
Lui si chiama Paolo Bertozzo, 42 anni, imprenditore agricolo.
Lei Silvia, sbalordita ufficiale di stato civile del comune di Isola della Scala nella bassa veronese.
Ha appena acconsentito a mettere nero su bianco la richiesta di quell’imprenditore.
Quel documento, una volta protocollato, sarebbe finito poi sulla scrivania del sindaco appena eletto.
Ci sarebbero volute settimane o forse mesi per una valutazione da parte del sindaco.
E quel povero bambino, per la legge italiana, non sarebbe esistito.
All’inizio era sembrato uno scherzo.
Il Bertozzo non voleva registrare all’anagrafe quel bambino, nato cinque giorni prima, perché aveva letto che ogni bambino al momento della nascita aveva un debito verso lo Stato di 30 milioni di lire.
E lui di figli ne aveva già due.
«Questo terzo figlio non avrà nessun debito verso lo Stato. Non registrerò la nascita di mio figlio se non mi verrà rilasciato un certificato che attesti la sua estraneità alla costituzione del debito pubblico che grava su ogni cittadino italiano»
«Io voglio tutelare il suo futuro, Piuttosto lo iscrivo all’Anagrafe in Svizzera o in Austria, oppure in Germania».
Idea impossibile da realizzare visto che il bambino era nato in Italia da genitori italiani.
Finire nei guai con la giustizia fu solo questione di giorni.
Comunque lo si poteva capire.
Non bastavano Ici, Irpef, Iva, Iciap, Socof, solo per dirne solo alcune, ad assottigliare i profitti del suo lavoro.
Ora c’era pure quella storia dei trenta milioni di debito pro-capite.
Un parametro che rendeva bene l'idea, ma perlomeno fuorviate visto che molti italiani erano “creditori” della maggior parte di quel debito.
Un debito che era aumentato a dismisura negli ultimi anni, ma che qualcuno del governo anni prima aveva provato ad azzerare.
E’ una storia che pochi conoscono.
Una storia del 1985.
La storia di un uomo che a quel tempo era prossimo alla pensione.
Fu lui a far notare quell’assurdità su un giornale a tiratura nazionale.
Nessuno se n'era accorto. Nessuno.
Iniziamo.
Non poteva certo tirarsi indietro.
Proprio ora che era arrivato al traguardo.
Ma lui quei soldi mica li aveva.
Aveva iniziato a lavorare pochi mesi dopo essersi iscritto all’Università e da allora aveva continuato a dare un solo esame ogni due o tre anni.
Teneva al lavoro, ma voleva assolutamente laurearsi.
E ora, nel 1985, giunto all’età della pensione, quella laurea era ormai a portata di mano.
E poi quella notizia. Non era possibile.
Certo, era arrivato al trentanovesimo anno fuoricorso, ma non era giusto.
Eppure quella tabella E della finanziaria 1986 non lasciava dubbi.
Nella casella “Tassa universitaria” c’era scritto 150.000 lire per il primo anno, 200.000 per il secondo e 250.000 per il terzo.
E poi per gli anni successivi…
Per ogni anno successivo l’importo dell’anno precedente doveva essere aumentato del 70%.
Aveva controllato più volte, ma quel 70% era sempre lì.
Ma la Falcucci, Ministro della pubblica istruzione, l’aveva controllata quella tabella?
Anche se la matematica gli era stata sempre indigesta non aveva impiegato molto a capire che il suo sogno di laurearsi stava per sfumare come neve al sole.
Una crescita esponenziale di una cifra moltiplicata ogni volta per il 70%? Per 1,7?
Aveva cominciato a fare alcuni conti.
Al quinto anno la tassa sarebbe stata di 723.000 lire.
Al decimo anno la tassa sarebbe arrivata a circa 10.000.000 di lire.
Al quindicesimo i milioni sarebbero stati oltre 140.
Al diciannovesimo si superava il miliardo e al trentesimo oltre 400 miliardi di lire.
Se poi un povero disgraziato fosse arrivato al quarantesimo anno fuoricorso avrebbe praticamente annullato il deficit pubblico visto che la tassa sarebbe stata di 84.000 miliardi di lire.
Ma a lui interessava la sua di cifra.
La calcolatrice davanti a lui da ore segnava 49.442. Lire? No. Miliardi di lire.
49.442 miliardi di lire.
E il settimo comma dell’articolo 3 della finanziaria parlava chiaro.
Bisognava pagare il conguaglio appena approvata la legge.
Dopo la sua segnalazione, nel governo qualcuno si rese conto che era forse chiedere troppo a quegli studenti, anche se in ritardo con gli studi.
Sette giorni dopo la Falcucci presentò un strambo emendamento, che nessuno comprese, ma che all’atto pratico neutralizzava quel 70%.
Quel signore si vide così ridurre la tassa da 49.422 miliardi di lire a 7.241.271 di lire.
Ma era sempre una bella cifra per lui.
Ci pensarono il PCI e Sinistra Indipendente a dimezzarlo con un emendamento approvato a scrutinio segreto il 21 gennaio 1986.
E questa è la storia del bilancio di previsione del 1986, nella sua prima formulazione.
Passato alla storia come “il bilancio che avrebbe potuto far risanare i conti pubblici agli studenti universitari fuoricorso”.
Prosit.

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