Johannes Bückler
Johannes Bückler

@JohannesBuckler

25 تغريدة 1 قراءة Mar 02, 2023
Ho letto i giornali dell'anno scorso.
Il 18 febbraio 2021 alle 20:55 UTC, quando il Rover Perseverance, soprannominato Percy, è "atterrato" su Marte.
Non ho scritto “ammartato” perché la stessa Crusca dice: «ammartato? Meglio di no»
Tutti a parlare e scrivere di Perseverance.
Eppure su Marte non ci sarebbe mai arrivato senza il suo contributo. Quello del razzo Atlas V, intendo.
E quindi senza il mio contributo.
Mio e di lei, soprattutto.
Senza di noi, niente Marte.
Non sono stato il primo, e nemmeno il più importante, ma nella conquista dello spazio mediante razzi propulsori un pochino di merito è anche mio.
Chi ha iniziato?
Bisogna andare indietro nel tempo, quando la conquista si fermava all’aria.
Alle rondini volanti dei bambini di Rodi
Le facevano volare per festeggiare la primavera e le chiamavano “rondini meccaniche”.
Non ne sono sicuro, ma credo che lo stesso Archita si sia ispirato a loro nel costruire la sua colomba.
Descritta bene da Aulo Gellio nel cap. 12 del Libro X del suo ‘Notti Attiche’.
“Simulacro in legno della colomba che costruito in base ad un principio meccanico ed animato da uno spirito occulto”.
Favorino dice però che “una volta a terra, la colomba non si sollevava più”.
Quasi sicuramente spinto da un getto (vapore?) volava per circa 200 metri.
Le ali venivano azionate con un gioco di contrappesi. Inventò anche altro il grande Archita, nato a Taranto nel 428 a. C. e considerato il fondatore della meccanica.
Avete presente la raganella?
Sì, il tric trac, quella roba per divertire i bambini.
Roba sua.
Se è quasi un mistero la colomba di Archita, lo è sicuramente l’aquila di legno del matematico Johannes Müller, detto il Regiomontano.
Che volò incontro a Federico III quando entrò a Norimberga.
Con quale mezzo di propulsione stava in aria?
Non si sa.
Forse aria compressa.
Ma l’aria compressa è una forza sufficiente per tenere in aria per così tanto tempo una aquila di legno?
Non so.
Costruì anche una mosca in ferro in grado di volare.
Da chi può aver tratto spunto per i suoi “automi”?
Forse da Erone di Alessandria, nato nel I secolo d.C., ritenuto l’antenato del motore a getto e della macchina a vapore.
Costruì l’Eolipila o motore di Erone, un apparato che sfruttava la forza propellente del vapore acqueo ad alta temperatura per ottenere il movimento.
E come dimenticare il siriano Gallinico.
Che procurò all’imperatore d’Oriente Costantino IV dei razzi incendiari contro l’invasione degli Arabi.
Razzi incendiari carichi di nafta, bitume, pece e resina.
Poi utilizzati in seguito anche dai turchi e dagli stessi arabi
Diderot (1713-1784)?
Pubblicò dei disegni schematici dove si vedeva chiaramente il funzionamento di razzi a vari stadi.
Tanto da far dire al Generale Alix che se li avesse avuti Napoleone forse la Campagna di Russia avrebbe potuto avere un altro esito.
Tutte cose serie, non come quel pazzo del marchese di Bacqueville che il 19 marzo 1742 si lanciò dalla terrazza del suo palazzo a Parigi con due grandi ali con la “forme que la réligion prête aux anges”.
Finire su una barca nella Senna, rompendosi le gambe, fu un attimo.
Certamente meno pazzo fu il fisico Alessandro Paucton, che nella seconda metà del settecento riprese uno studio di Leonardo descrivendo compiutamente un elicottero munito di elica e di due pale.
Idea ripresa da Blanchard.
Con l’abate di Viennay costruì il “vascello volante” e il 2 marzo 1784, dal Campo di Marte di Parigi, fece un’ascensione con quel vascello che si alzava per mezzo di un sistema meccanico a quattro ali.
E poi i fratelli Montgolfier.
E molti altri ancora.
So cosa vi state chiedendo.
Chi è questo che racconta, e soprattutto, chi è quella lei che dobbiamo ringraziare?
Tranquilli.
Comincio col dirvi che sono stato la prima persona a usare i razzi per alzare in volo un passeggero vivo.
MI chiamo Claudio Ruggieri.
In rete mi trovate come Claude Ruggieri.
Nato In Francia, è vero, ma da famiglia italiana.
I miei fratelli, Antonio, Francesco, Gaetano, Petronio e Pietro avevano lasciato Bologna nel 1739.
In breve erano stati nominati "artificiers du Roi", dal re Luigi XV.
Giuro che non fu colpa loro.
Era il 30 maggio 1770 durante i festeggiamenti per il matrimonio di Maria Antonietta con il Delfino.
Fu una folata di vento a far cadere alcuni fuochi d’artificio tra la folla.
E fu il panico a causare centinaia di morti.
Come i miei fratelli diventai anch’io un esperto di fuochi d'artificio.
Talmente bravo da essere chiamato per le nozze di Napoleone Bonaparte nel 1810.
La gente rimase a bocca aperta.
Nessuno aveva mai visto quei fuochi colorati di verde.
Una mia invenzione.
Talmente bravo che nel 1801 avevo pubblicato un trattato sull'argomento, Eléments de pyrotechnie.
Perché sono ancora arrabbiato?
Perché sono stato il primo ad utilizzare i razzi per trasportare in volo passeggeri vivi e nessuno si ricorda di me.
Di me e di lei, naturalmente.
Era il 1806.
Dopo aver dato il meglio di me con i fuochi d’artificio decisi di fare il grande passo.
Costruii con lamiere sottili una specie di gabbia e tutto intorno piazzai dei razzi.
Una volta accesi, la gabbia si sollevò fino ad arrivare ad una altezza di 200 metri.
Per la prima volta con un passeggero a bordo.
Era spaventata lo so, ma avevo previsto per lei un paracadute e per questo riuscì a toccare terra sana e salva.
La mia pecorella dimostrò le grandi possibilità della propulsione a reazione.
Poi nel 1830 costruii una gabbia più grande.
Avrei voluto usare un animale diverso, un montone per esempio, ma per quel test un ragazzino di undici anni si offrì volontario come passeggero.
Era tutto pronto per salire dal Champ de Mars, quando…
Tranquilli.
Prima di spedire in aria il bambino le autorità francesi interruppero il lancio.
Per loro il passeggero era troppo giovane.
Poteva finire in tragedia, lo so, sono stato uno stupido anche solo a pensarci.
Forse non avete mai sentito parlare di me e della mia famiglia prima d’ora, ma ora qualcosa sapete.
Quindi la prossima volta che vedrete partire un razzo per chissà quale missione ricordatevi di me, di Claudio Ruggeri.
E della mia pecorella a reazione.
La famiglia Ruggierì, che ha iniziato la carriera con i fuochi d’artificio nel 1739 sotto Luigi XV, è operativa ancora oggi.
Quasi tutte le tecniche che vedete utilizzate in questi spettacoli sono loro invenzioni.
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