Non so se fosse un paradiso o che altro.
Quello che so è che avevamo potere di vita e di morte su tutta quella gente, quello sì.
Potevamo ucciderne quanti ne volevamo, senza subire conseguenze.
Lo so, una posizione spregevole, ma noi ci sentivamo invincibili, immortali.
Quello che so è che avevamo potere di vita e di morte su tutta quella gente, quello sì.
Potevamo ucciderne quanti ne volevamo, senza subire conseguenze.
Lo so, una posizione spregevole, ma noi ci sentivamo invincibili, immortali.
Non è come l’hanno raccontata.
Molti di noi, SS intendo, hanno cercato una via di salvezza dicendo cdi essere stati obbligati a obbedire agli ordini, pena la morte.
Per quanto ne so ad Auschwitz nessun membro delle SS è mai stato processato per essersi rifiutato di uccidere ebrei
Molti di noi, SS intendo, hanno cercato una via di salvezza dicendo cdi essere stati obbligati a obbedire agli ordini, pena la morte.
Per quanto ne so ad Auschwitz nessun membro delle SS è mai stato processato per essersi rifiutato di uccidere ebrei
Mi chiamo Helena Citrónová, nata nel 1922 a Humenne, nella regione slovacca di Presov, in Cecoslovacchia.
Avevo solo vent'anni quel 20 marzo del 1942 quando, con l'accusa di essere ebrea e slava, venni caricata su un convoglio con destinazione Auschwitz.
Avevo solo vent'anni quel 20 marzo del 1942 quando, con l'accusa di essere ebrea e slava, venni caricata su un convoglio con destinazione Auschwitz.
Quello stesso giorno era anche il compleanno di un supervisore delle guardie SS.
Lui lo avete già conosciuto all’inizio della storia.
Franz Wunsch, appunto.
Ricordo che fu lo stesso Kapo a chiedermi se sapessi cantare in tedesco.
La mia risposta, mentendo, fu no naturalmente.
Lui lo avete già conosciuto all’inizio della storia.
Franz Wunsch, appunto.
Ricordo che fu lo stesso Kapo a chiedermi se sapessi cantare in tedesco.
La mia risposta, mentendo, fu no naturalmente.
Ma lui mi costrinse a farlo.
Ricordo che cantai quel “Tanti auguri” a capo chino. Io quello non lo volevo guardare.
Stavo piangendo quando gli sentii dire: «Bitte!».
Mi invitava a cantare di nuovo.
«Canta, canta, magari ti farà restare» mi dissero le altre ragazze.
Così feci.
Ricordo che cantai quel “Tanti auguri” a capo chino. Io quello non lo volevo guardare.
Stavo piangendo quando gli sentii dire: «Bitte!».
Mi invitava a cantare di nuovo.
«Canta, canta, magari ti farà restare» mi dissero le altre ragazze.
Così feci.
Io lo odiavo.
Mi avevano raccontato di come fosse violento, di come avesse ucciso un prigioniero.
Ma lui ogni volta che andava in licenza mi portava scatole di biscotti.
Poi un giorno mi passò accanto e lasciò cadere un biglietto.
C’era scritto: «Amore, mi sono innamorato di te».
Mi avevano raccontato di come fosse violento, di come avesse ucciso un prigioniero.
Ma lui ogni volta che andava in licenza mi portava scatole di biscotti.
Poi un giorno mi passò accanto e lasciò cadere un biglietto.
C’era scritto: «Amore, mi sono innamorato di te».
Mi arrabbiai.
Io non lo sopportavo.
Avrei preferito morire che mettermi con una SS.
E glielo dissi quando mi fece portare nel suo ufficio per fargli una manicure.
Avviandomi alla porta lo sentii urlare, estraendo la pistola «Se esci ti sparo».
«Lo faccia».
Non lo fece. E uscii.
Io non lo sopportavo.
Avrei preferito morire che mettermi con una SS.
E glielo dissi quando mi fece portare nel suo ufficio per fargli una manicure.
Avviandomi alla porta lo sentii urlare, estraendo la pistola «Se esci ti sparo».
«Lo faccia».
Non lo fece. E uscii.
Fingendo, chiedendomi sottovoce il nome di mia sorella.
Glielo dissi e lui corse dentro al forno crematorio trascinando fuori mia sorella Rozhinka.
Purtroppo non riuscì a fare lo stesso con i miei due nipotini.
Ordinò poi di assegnare anche Rozhinka al Kanada, insieme a me.
Glielo dissi e lui corse dentro al forno crematorio trascinando fuori mia sorella Rozhinka.
Purtroppo non riuscì a fare lo stesso con i miei due nipotini.
Ordinò poi di assegnare anche Rozhinka al Kanada, insieme a me.
Le capivo.
Loro avevano perso tutti i loro cari. Tutti.
Io invece avevo accanto ancora una sorella.
Da quel giorno iniziai a guardare Franz con occhi diversi.
Lui aveva rischiato la vita per salvare Rozhinka.
Il mio sentimento per lui iniziò a cambiare.
Loro avevano perso tutti i loro cari. Tutti.
Io invece avevo accanto ancora una sorella.
Da quel giorno iniziai a guardare Franz con occhi diversi.
Lui aveva rischiato la vita per salvare Rozhinka.
Il mio sentimento per lui iniziò a cambiare.
E qui finisce anche il racconto di Helena.
Rozhinka ed Helena, grazie all’aiuto di Wunsch, riuscirono a sopravvivere al campo.
Nel 1945, con l'arrivo dell'Armata Rossa in Polonia, Wunsch scappò assieme a tutti i nazisti del campo, ed Helena rimase sola con la sorella.
Rozhinka ed Helena, grazie all’aiuto di Wunsch, riuscirono a sopravvivere al campo.
Nel 1945, con l'arrivo dell'Armata Rossa in Polonia, Wunsch scappò assieme a tutti i nazisti del campo, ed Helena rimase sola con la sorella.
Come raccontarono in seguito, la loro relazione non fu mai consumata.
Il loro rapporto era fatto solo di sguardi, di bigliettini scarabocchiati e di frasi frettolose come «ti amo!» pronunciate sottovoce durante i loro incontri.
«In quell’inferno mi facevano sentire bene»
Il loro rapporto era fatto solo di sguardi, di bigliettini scarabocchiati e di frasi frettolose come «ti amo!» pronunciate sottovoce durante i loro incontri.
«In quell’inferno mi facevano sentire bene»
Le cose però non erano andate sempre bene.
Tutta Auschwitz sapeva della loro “relazione” e quando un Kapo fece la spia furono entrambi arrestati.
Per essere rilasciati dopo cinque giorni.
Da quel momento furono più cauti, ma Franz continuò sempre ad aiutarla.
Tutta Auschwitz sapeva della loro “relazione” e quando un Kapo fece la spia furono entrambi arrestati.
Per essere rilasciati dopo cinque giorni.
Da quel momento furono più cauti, ma Franz continuò sempre ad aiutarla.
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