Johannes Bückler
Johannes Bückler

@JohannesBuckler

15 تغريدة 39 قراءة Mar 02, 2023
Dicono si chiamasse Josef Schillinger e che fosse particolarmente sadico.
Dicono anche che prima della guerra facesse il bottaio. Una cosa è certa.
Era Rapportführer al Crematorio II del campo di Auschwitz-Birkenau.
Come lo so?
Perché lo incontrai proprio lì.
Mi chiamo Franceska Mann e sono nata a Varsavia il 4 febbraio 1917.
Fin da piccola avevo frequentato una scuola di danza fino a diventare negli anni Trenta una delle ballerine più apprezzate nella capitale polacca,
Mi esibivo al Melody Palace col nome di Lola Horovitz
Nel 1939 arrivai al quarto posto in una competizione internazionale di balletto a Bruxelles.
Era brava, dai, ma a causa della guerra si faceva fatica a trovare ingaggi.
Che ci facevo nel ghetto di Varsavia?
Ero lì perché ebrea.
Quando Himmler ordinò l'immediata e completa liquidazione del ghetto mi trasferii nella parte ariana di Varsavia.
Lì erano alloggiati gli ebrei che erano riusciti ad acquistare documenti di cittadinanza da paesi neutrali, principalmente del Sud America.
Ero alloggiata nel famigerato all'Hotel Polski, al n. 29 di Dluga Street.
Perché famigerato?
Perché era una trappola ideata dalla Gestapo grazie all’aiuto di alcuni collaborazionisti.
Altro che espatriare in Sud America.
Con altri migliaia di ebrei fummo consegnati ai nazisti
Naturalmente eravamo all’oscuro di tutto quando ci fecero salire su quel treno.
Destinazione Svizzera ci avevano detto.
Pensavamo di essere diretti verso la libertà anche quando ad un tratto ci fecero scendere.
Dissero che era solo una fermata prima di proseguire per la Svizzera.
Era il 23 ottobre 1943, e avevo 26 anni.
Eravamo centinaia su quel treno.
Quando ci fecero scendere le guardie iniziarono a separare gli uomini dalle donne.
Ero agitata, come tutti, ma il comandante Johann Schwarzhuber ci tranquillizzò.
“Signore e signori, a nome dell’amministrazione del campo, vi porgo il benvenuto! Mi dispiace aver dovuto arrestare il vostro viaggio, ma le autorità svizzere hanno chiesto che prima di entrare in Svizzera veniate disinfettati per evitare di portare malattie sul loro territorio”.
Eravamo imbarazzate perché dovevano spogliarci dinanzi alle SS, che ci invitavamo anche a deporre gli oggetti preziosi.
Poi li vidi davanti a me.
Josef Schillinger insieme a Wilhelm Emmerich, che mi guardavano mentre mi spogliavo
Capii tutto.
Quello che stava per accadere, intendo.
Altro che Svizzera.
Eravamo arrivate al campo di Auschwitz-Birkenau.
E la nostra destinazione non era certo una doccia.
Era una camera a gas.
Fu in quel momento che presi la decisione.
In fondo i tiranni non sono immortali
Mentre Schillinger mi guardava improvvisai uno spogliarello.
Prima sollevai la gonna.
Poi mi tolsi piano la camicetta appoggiandomi a un palo per togliermi una scarpa.
Che scagliai sulla fronte di Schillinger.
Approfittando della confusione gli presi la pistola.
Accadde tutto in un attimo.
I primi due colpi centrarono Schillinger nello stomaco, poi rivolsi la pistola verso Wilhelm Emmerich.
Che ferii solamente alla gamba (zoppicherà tutta la vita).
Poi fu il caos.
Le altre donne si unirono alla rivolta.
Non durò molto.
I tedeschi arrivarono con mitragliatrici e granate.
Molte donne morirono in quell’istante, tra cui la sottoscritta.
Il resto delle mie compagne finì nelle camere a gas.
Però non tutto fu vano.
La rivolta di Franceska si diffuse nel campo e “l’eroica azione di una donna debole di fronte a una morte certa, diede sostegno morale a ogni prigioniera. Ci rendemmo subito conto che se avessimo alzato una mano contro di loro,quella mano poteva uccidere;anche loro erano mortali"
E questa è la storia di Franceska Mann, la ballerina che ebbe il coraggio di ribellarsi.
“Perché dinanzi ai soprusi si deve sempre e comunque cercare di resistere, anche quando tutto sembra sommergere il mondo”.

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